Turner Prize, annullata l’edizione 2020. Al suo posto borse di studio a sostegno degli artisti

Il clima di incertezza causata dalla pandemia ha spinto la Tate Britain ad annullare l’edizione 2020 del prestigioso premio e di stanziare 100mila sterline per borse di studio da assegnare a 10 artisti. Ecco chi sono i vincitori

Tate Britain
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È stata annullata l’edizione 2020 del Turner Prize, premio istituito nel 1984 e tra i più ambiti e prestigiosi dell’arte contemporanea, bramato da tutti gli artisti britannici di nascita o che risiedono in Gran Bretagna che si siano distinti per un importante progetto espositivo. Il clima di incertezza causato dalla pandemia da Coronavirus ha così costretto l’organizzazione del Turner Prize a rivedere i propri programmi e a cancellare anche la mostra degli artisti finalisti. Dato il “periodo di forte disagio e incertezza”, come spiega la Tate Britain di Londra in una nota, al posto del premio sono state istituite dieci borse di studio dal valore di 10mila sterline ciascuna, da assegnare a dieci artisti selezionati dalla giuria del Turner Prize.

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TURNER PRIZE: DAL PREMIO ALLE BORSE DI STUDIO PER SOSTENERE GLI ARTISTI

“La chiusura della Galleria e le misure di distanziamento sociale sono di vitale importanza, ma stanno anche causando enormi disagi alla vita e al sostentamento degli artisti”, ha dichiarato Alex Farquharson, direttore della Tate Britain e presidente della giuria del Turner Prize. “L’organizzazione di una mostra del Turner Prize è impossibile nelle circostanze attuali, quindi abbiamo deciso di supportare ancora più artisti in questo periodo particolarmente difficile”. Con questa nuova iniziativa, la Tate Britain supporterà infatti dieci artisti, rispetto ai canonici quattro finalisti che ogni anno si contendono il titolo e si aggiudicano i premi. I dieci borsisti selezionati dalla giuria composta da Richard Birkett, curatore generale presso l’Institute of Contemporary Arts di Londra; Sarah Munro, direttrice del Baltic Centre for Contemporary Art, Gateshead; Fatos Ustek, il direttore della Biennale di Liverpool; e il designer e curatore Duro Olowu sono: Arika, Liz Johnson Artur, Oreet Ashery, Shawanda Corbett, Jamie Crewe, Sean Edwards, Sidsel Meineche Hansen, Ima-Abasi Okon, Imran Perretta e Alberta Whittle.

TURNER PRIZE: DALLA SVOLTA DELL’EDIZIONE 2019 ALLE BORSE DI STUDIO

Se la decisione di cancellare l’edizione 2020 del premio e di istituire al suo posto dieci borse di studio per supportare gli artisti arriva all’indomani dell’emergenza sanitaria, è anche vero che già lo scorso anno il Turner Prize ha assistito a una serie di cambiamenti “interni”, conseguenza delle dinamiche sociali e politiche del mondo contemporaneo. E a compiere questa piccola rivoluzione sono stati proprio gli artisti: per la prima volta nella storia del premio, il riconoscimento è stato assegnato a tutti finalisti. A proporre l’idea sono stati gli artisti Lawrence Abu Hamdan, Helen Cammock, Oscar Murillo e Tai Shani, che in una lettera congiunta alla giuria hanno dichiarato: “in questo momento di crisi politica in Gran Bretagna e in gran parte del mondo, quando c’è già così tanto che divide e isola persone e comunità, ci sentiamo fortemente motivati a sfruttare l’occasione del premio per fare una dichiarazione collettiva in nome della condivisione e della solidarietà, nell’arte come nella società”. La giuria ha accolto la richiesta dei quattro finalisti, che sono stati così premiati come collettivo: “ci è stata presentata la lettera degli artisti, e all’unanimità abbiamo preso la decisione di accettare la loro richiesta”, ha commentato la giuria. “Siamo onorati di sostenere questa audace dichiarazione di solidarietà e collaborazione in questi tempi di divergenze. Il loro atto simbolico riflette la poetica politica e sociale che ammiriamo e apprezziamo nel loro lavoro”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.