Morto per Coronavirus David Leverett, poetico esponente della Pittura Analitica

L’artista britannico è scomparso lo scorso 20 aprile a causa del Coronavirus. Ne ripercorriamo la vita e la carriera, con il ricordo della sua gallerista italiana Hélène de Franchis

David Leverett, State of change, 1973. Tate London © David Leverett
David Leverett, State of change, 1973. Tate London © David Leverett

Un altro lutto nel mondo dell’arte: il Coronavirus ha ucciso anche l’artista britannico, deceduto lo scorso 20 aprile in un ospedale londinese. La notizia è stata tenuta riservata ed è giunta in Italia tramite la galleria veronese Studio la Città, storico “hub” italiano dell’artista, cui è stata comunicata dalla moglie, Mary Boyarski. In conformità alle prescrizioni vigenti nel Regno Unito a causa dell’emergenza da Coronavirus, le esequie si terranno il 6 maggio in forma strettamente privata. Hélène de Franchis, proprietaria della galleria, legata all’artista da un’amicizia di lunga data, gli rende omaggio.

David Leverett nei primi anni Settanta. Courtesy Studio la Città (dettaglio)
David Leverett nei primi anni Settanta. Courtesy Studio la Città (dettaglio)

NOTE A COLORI. L’ARTE DI DAVID LEVERETT

Pur non essendo un artista di facile classificazione, David Leverett, (Nottingham, 1938 – Londra, 2020) viene solitamente accostato alla Pittura Analitica (o Pittura-pittura), movimento nel quale portò un soffio di autentica poesia. Formatosi al College of Art di Nottingham (1957-61) e alla Royal Academy di Londra (1961-64), prima di tenere la sua mostra d’esordio (a Londra, nel 1966), lavorò come progettista e scenografo. A caratterizzare le sue tele, un uso del colore così intenso e dinamico tale da farlo vibrare come note musicali, utilizzando l’importanza delle sinestesie per definire l’ampiezza concettuale dell’arte contemporanea, la sua necessità continua di uscire dai confini. Le sue opere sono state inserite all’interno delle più importanti collettive organizzate nell’ambito della Pittura Analitica, ma sin dall’inizio della sua carriera Leverett ebbe con l’Italia un rapporto d’affezione: quasi mezzo secolo fa, nel lontano 1971, tenne la sua prima personale presso Studio la Città, prima di una lunga serie di collaborazioni; fra queste, l’ormai celebre mostra Empirica, curata da Giorgio Cortenova nel 1975 e allestita prima alla Galleria d’Arte Moderna a Verona, poi a Rimini. Inoltre, la Tate possiede un corpus di ben 29 opere di Leverett, che fanno parte della collezione permanente del Museo.

David Leverett, Winter (Trial proof), 1972. Tate London © David Leverett
David Leverett, Winter (Trial proof), 1972. Tate London © David Leverett

L’OMAGGIO DELL’ITALIA

Hélène de Franchis, che è stata la sua storica gallerista italiana, e che ha condiviso con Leverett un’amicizia di mezzo secolo, lo ricorda con queste parole: “ricordo un artista pieno di idee innovative, che sperimentava continuamente nuove tecniche, con un senso dell’estetica non comune. Inoltre era un gran poeta, generoso, disponibile come pochi altri artisti che ho conosciuto in questi 50 anni”. Per questo, come ultimo gesto di vicinanza, Hélène de Franchis ha voluto condividere con i lettori una poesia dello stesso Leverett, che dà la misura della sua personalità, sempre desiderosa di esplorare nuovi territori, non soltanto artistici:

Sights of the mind,
held in an unlit time
but seen.
Sounds of the mind,
carried in an unseen space
but heard.
Rhythms of the mind,
moving like an unknown sea,
but felt.
Images of thoughts, emerging into a light of time
visible but withheld.
(1975)

Ciao David, adesso potrai inondare di colore quel mare sconosciuto.

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.