È morto Christo, il celebre artista che impacchettava il mondo

Si è spento per cause naturali nella sua casa di New York a 84 anni. A settembre avrebbe dovuto impacchettare l’Arco di Trionfo a Parigi. Ripercorriamo qui la sua vicenda umana e artistica.

Christo in his studio with a preparatory drawing for The Mastaba, 2012. Photo: Wolfgang Volz © 2012 Christo
Christo in his studio with a preparatory drawing for The Mastaba, 2012. Photo: Wolfgang Volz © 2012 Christo

Christo ha vissuto la sua vita al massimo, non solo sognando ciò che sembrava impossibile, ma facendolo diventare realtà. L’opera di Christo e Jeanne-Claude ha riunito le persone attraverso esperienze condivise in tutto il mondo, e il loro lavoro vive nei nostri cuori e ricordi. Christo e Jeanne-Claude hanno sempre chiarito che le loro opere in corso di realizzazione proseguiranno dopo la loro morte. Rispettando i desideri di Christo, ‘L’Arc de Triomphe, Wrapped’ a Parigi, Francia, è ancora in pista per settembre”. È il messaggio che giunge dall’ufficio referente di Christo Vladimirov Javacheff, conosciuto come Christo (Bulgaria, 1935), uno degli esponenti più importanti della Land Art che dagli anni ’60 aveva scardinato le regole del mondo dell’arte con installazioni artistiche su larga scala, rimanendo un artista amatissimo fino ai giorni nostri. Nel 2016, infatti, era stato al Lago d’Iseo, installando Floating Piers, una passerella dorata galleggiante che aveva attirato un numero altissimo di visitatori. Il progetto era uno dei tanti concepiti assieme a Jeanne-Claude, sua amata compagna di vita deceduta nel 2009. Nonostante l’età, l’artista serbava ancora un’energia (come ci aveva dimostrato in questa intervista) e una volontà di guardare avanti che gli avevano permesso di mettere in cantieri progetti futuri: uno su tutti, L’Arc de Thriomphe, Wrapped, che verrà realizzato comunque per sua volontà. In una lettera del 1958 l’artista aveva scritto: “La bellezza, la scienza e l’arte trionferanno sempre“. Un auspicio per il futuro, ma anche la sintesi della grande eredità che ci resta attraverso le sue opere e il suo ricordo. Nel video qui sotto, Germano Celant – il critico anche lui recentemente scomparso – parla dell’opera installata sul Lago d’Iseo.

CHRISTO: GLI INIZI ALL’INSEGNA DELLA RIBELLIONE

Nato il 13 giugno 1935 a Gabrovo, in Bulgaria, studia all’Accademia di Sofia. Nel 1957 si trasferisce a Praga, in Cecoslovacchia, prima di scappare a Vienna e poi a Ginevra per sfuggire alla repressione del regime comunista. Raggiunta Parigi, nel 1958, viene considerato apolide vivendo ai margini della società. Per sbarcare il lunario inizia a realizzare dei ritratti che firmava con il nome della propria famiglia “Javacheff”. È in una di queste occasioni che conosce Jeanne-Claude Denat de Guillebon, una ragazza di buona famiglia che si innamora di lui e con lui decide di partire alla volta di una serie di avventure in giro per il mondo, un sodalizio di arte e vita che dura fino alla fine dei loro giorni. Anche dopo la scomparsa di Jeanne-Claude, avvenuta nel 2009, l’artista infatti ha continuato a portare avanti il progetto artistico cominciato dalla coppia, con il nome, sempre immutato, di Christo e Jeanne Claude.

CHRISTO: LE OPERE PIÙ IMPORTANTI

Dai primi oggetti avvolti ai monumentali progetti all’aperto, le opere d’arte di Christo e Jeanne-Claude hanno trasceso i limiti tradizionali della pittura, della scultura e dell’architettura. La loro condizione irrinunciabile era la libertà: anche per questo finanziarono sempre le loro imprese gargantuesche pagandole di tasca propria, attraverso i fondi provenienti dalla vendita delle opere. Non ebbero mai committenti. La loro poetica consisteva nel fare del mondo il supporto alla propria rappresentazione, la “tela” del proprio disegno, una dinamica impensabile soprattutto agli esordi, quando negli anni Sessanta l’arte stava ancora dietro le vetrine delle gallerie. Un’azione temporanea, effimera, che eppure in quel breve frangente sconvolgeva la vita di cittadini e comunità che per la prima volta guardavano i propri paesaggi quotidiani con occhi differenti. Tra i lavori compiuti in tutto il mondo – una pagina fondamentale della storia dell’arte del XX secolo e oltre – ci sono Wrapped Coast, Little Bay a Sydney, in Australia (1968-1969), Valley Curtain in Colorado (1970-1972), Running Fence in California (1972-1976), Surrounded Islands a Miami (1980-1983), The Pont Neuf Wrapped a Parigi (1975–1985), The Umbrellas in Japan and California (1984–91), Wrapped Reichstag a Berlino (1972–95), The Gates al Central Park di New York (1979–2005), The Floating Piers sul Lago d’Iseo in Italia (2014-2016), e La London Mastaba sul Serpentine Lake di Londra (2016-2018).

CHRISTO IN ITALIA

Con il nostro paese Christo e Jeanne-Claude hanno intrattenuto una relazione di lunga data, realizzando qui le opere degli esordi. A partire dalla fine degli anni Sessanta, quando al Festival dei Due Mondi di Spoleto avvolsero nel propilene bianco e corde la Fontana di Piazza del Mercato e il Fortilizio dei Mulini, che rimasero impacchettati per tre settimane. La stessa cosa avvenne più tardi, nel 1974, a Roma con Porta Pinciana e un tratto lungo 250 metri delle Mura Aureliane, avvolti con gli stessi materiali per ricoprirne integralmente entrambi i lati, la sommità e gli archi. In quell’occasione, il progetto fu coordinato da Guido Le Noci, amico di lunga data dell’artista e proprietario della Galleria Apollinaire che aveva ospitato nel 1963 due personali di Christo e Jeanne-Claude. Nel frattempo, non era stata “risparmiata” neanche Milano, che nel 1970 aveva visto la coppia alle prese con l’impacchettamento della statua equestre di Re Vittorio Emanuele II in piazza Duomo e il monumento a Leonardo da Vinci in piazza della Scala. L’azione era stata realizzata in concomitanza con il Funerale del Nouveau Réalisme, il movimento artistico fondato da Pierre Restany al quale inizialmente avevano preso parte. L’occultamento delle due statue, tuttavia, era stato accompagnato dalle feroci proteste dei cittadini, che addirittura avevano appiccato un incendio ai teli che avvolgevano la statua di Dante. Come già anticipato, il grande ritorno di Christo in Italia (questa volta senza sua moglie) è avvenuto nel 2016, con l’installazione Floating Piers diventata popolarissima, soprattutto nell’era di Instagram. Oltre un milione i visitatori per 16 giorni di apertura. 283 milioni l’impatto sull’economia del territorio del Lago di Iseo, che mai come quel momento era stato così frequentato. Ancora una volta, il progetto di Christo e Jeanne-Claude aveva reso reale e tangibile l’impossibile, mettendo d’accordo tutti, esperti dell’arte e non. Ancora una volta erano riusciti a innescare una piccola rivoluzione nel modo in cui lo spettatore guarda il suo stesso paesaggio. Il successo di questo evento ha portato alla realizzazione di un docu-film che racconta l’intero percorso compiuto per la realizzazione di Floating Piers: dalla fase progettuale alle sfide ingegneristiche, dalle imprese logistiche alla realizzazione finale. Un’opera che racconta l’inimmaginabile backstage e che vede come protagonista Christo e il suo fedele team. Ma soprattutto, che fa emergere il carattere ostinato, spesso spigoloso e combattivo dell’artista, infaticabile nel rincorrere le sue visioni e i suoi sogni. Un inestinguibile credo nella propria opera che combaciava perfettamente con la propria vita, e la naturale propensione nel costruire progetti futuri senza sosta. Fino alla fine. 

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.