Taci. anzi, parla. Una call per dar voce all’isolamento dalla Galleria Nazionale di Roma

L’open call trae ispirazione dallo storico autoritratto di Carla Lonzi. “Taci. anzi, parla”, punta a raccogliere tanti singoli video contributi in cui ogni protagonista sceglie la propria forma e definizione, utilizzando l’autoritratto come gesto radicale

La Galleria Nazionale di Roma
La Galleria Nazionale di Roma

Isolamento, confinamento e distanziamento sono parole diventate di uso quotidiano in questo particolare periodo. L’attesa di un ritorno a quella pseudo-normalità, di cui tanto sentiamo la mancanza, ci mette di fronte a noi stessi tra riflessioni e potenziali cambiamenti. Forse, per la prima volta, c’è un ascolto profondo e intimo che necessita di esprimersi. Il racconto introspettivo, scevro da qualsiasi sovrastruttura e immediato, dà voce a diverse soggettività che si rispecchiano in un sentire comune, alimentando ancor di più quel bisogno di collettività e comunità attualmente precluso. Ricalcando Carla Lonzi (Firenze, 1931 – Milano, 1982) e la sua visione dell’arte, intrecciata al fervente femminismo di cui è icona, la open call della Galleria Nazionale, Taci. Anzi, parla, vuole attingere a quella intimità che si incontra e si scontra tra ricordi passati e un’emotività del presente, in uno spazio video animato da visioni e riflessioni. 

L’AUTORITRATTO, DA CARLA LONZI AI SOCIAL MEDIA

Grande scrittrice, critica d’arte e femminista, per Carla Lonzi la scrittura era l’unica pratica capace di scavare nell’animo e nel vissuto in una continua ricerca dell’autenticità dell’io. Quella stessa autenticità la si ritrova nella stesura di Autoritratto, pubblicato nell’autunno del 1969, una raccolta di interviste, o meglio, di dialoghi con artisti che andavano ben oltre l’opera realizzata, come nello scambio tra Lonzi e Accardi a proposito della soggettività femminile. Originale, vivo e contemporaneo, così lo si può definire, il libro dava voce ai protagonisti privandoli dalla “contaminazione” critica e dando ampio spazio alla persona, alla propria visione dell’arte e del mondo in una modalità fluida e comunicativa. Nella lettura veri e propri ritratti, forse i più veritieri, mostravano gli artisti nella loro interezza, attraversando il loro vissuto. Ebbene, oggi? Qual è la modalità ritrattistica che più ci rappresenta? Sicuramente il selfie è stata la forma di autorappresentazione adottata da tutti, dapprima nel format fotografico e subito dopo in quello video, una performance digitale per citare Mirzoeff, su cui il social media Instagram ha fondato il suo intero universo. Potremmo parlare di ritratto 3.0? In un certo senso si, anche solo per la doverosa verticalità in cui si deve porre lo smartphone per riprese e foto, quasi a riprendere – a grandi linee, s’intende – la classica impostazione del ritratto nella storia dell’arte. Selfie, video e stories raccontano stralci di vita, per immagini, in un continuo altalenarsi di autoaffermazione, ricordi, emozioni e riflessioni. 

LA OPEN CALL VIDEO DELLA GALLERIA NAZIONALE

Una soggettività che sente l’esigenza di esprimersi, soprattutto oggi, in una condizione estraniante in cui la comunicazione digitale si impone come unico mezzo per “esistere”. È proprio su questo principio che nasce la Open Call for video della Galleria Nazionale, riprendendo l’originalità del libro della Lonzi, ovvero scavando per arrivare all’autenticità, nonché l’emancipazione dell’espressione. Taci. Anzi, parla è un invito a riflettere sulla propria voce, immagine e storia, un racconto che parte da sé, dal proprio vissuto in diretta connessione con il periodo che stiamo attraversando, dando la parola non solo al volto maschile ma anche a quello femminile. Al termine della call (stabilita per il 30 aprile) una giuria decreterà i vincitori che saranno promossi e divulgati per dare spazio ai tanti autoritratti. Inoltre, la Galleria Nazionale, includerà il corpus di lavori presentandoli all’interno del progetto digitale sull’Archivio Lonzi in collaborazione con Google Arts & Culture rendendoli visibili online sulle piattaforme web del museo. “Gli uomini mi spiegano le cose, è il titolo del libro di Rebecca Solnit, Taci, anzi parla è il titolo emblematico del libro di Carla Lonzi, e noi l’abbiamo utilizzato per dire e non solo alle donne di prendere la parola, per farci raccontare da loro con un video selfie, chi sono, cosa guardano, sentono, pensano ma soprattutto cosa vogliono”, racconta ad Artribune Cristiana Collu, direttrice della Galleria Nazionale di Roma. “Un autoritratto che ci restituirà immagini e parole per costruire un nuovo scenario che non lasci nessuno in una permanente quarantena e in una disastrosa distanza dal potere decisionale e dalla propria autodeterminazione”, 

– Valentina Muzi

È possibile inviare i materiali fino alle 23:59 del 30 aprile 2020
Tutte le info qui https://lagallerianazionale.com/2020/04/16/taci-anzi-parla/

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.