Germano Celant: il ricordo dell’artista Giulio Paolini

Il grande artista Giulio Paolini racconta il suo incontro con il critico coetaneo e conterraneo Germano Celant, appena scomparso a Milano a causa del coronavirus.

Germano Celant e, di spalle, Giulio Paolini. Genazzano, 1983
Germano Celant e, di spalle, Giulio Paolini. Genazzano, 1983

Fu proprio Germano Celant a tenermi a battesimo negli anni Sessanta e ad accompagnarmi, dai primi passi fino a oggi, in una felice e condivisa avventura. Coetaneo e conterraneo (nativi entrambi di Genova nello stesso anno, il 1940) da sopravvissuto ora lo saluto quest’ultima volta, incredulo e commosso, fiducioso di ritrovarlo presto altrove in un futuro incognito (quale futuro non lo è?).
Spazio e Tempo furono proprio le coordinate assolute, ma anche concrete dell’opera d’arte che con lui ci ritrovavamo ad indicare in una identità di vedute che costituì una bella parentesi nelle confuse correnti di pensiero di quell’epoca. Idee e materiali si davano la mano nel dialogo senza fine con le immagini: ci trovavamo ad essere, insieme, autori o spettatori nella scena della rappresentazione.
Molti accadimenti si sono avvicendati nella vita di ognuno di noi: all’inseguimento di rotte e passioni diverse fummo distanti per lunghi periodi. Eppure Germano era sempre lì, pronto a rilanciare la nostra intesa con sguardo complice e rinnovate proposte: è del 1972 la nostra prima monografia insieme e del 2019 la sua ristampa… andata, ritorno, fine.
Vicini e lontani come sempre, grazie caro Germano.

Torino, 29 aprile 2020

– Giulio Paolini

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Giulio Paolini
Nato il 5 novembre 1940 a Genova, risiede a Torino. Dalla sua prima partecipazione a un'esposizione collettiva nel 1961 e dalla sua prima personale nel 1964 ha tenuto innumerevoli mostre in gallerie e musei di tutto il mondo. Tra le maggiori antologiche si ricordano quelle al Palazzo della Pilotta a Parma (1976), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1980), al Nouveau Musée di Villeurbanne (1984), alla Staatsgalerie di Stoccarda (1986), alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (1988), alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz (1998), alla Fondazione Prada a Milano (2003) e al Kunstmuseum di Winterthur (2005). Ha partecipato a diverse mostre di Arte povera ed è stato invitato più volte alla Documenta di Kassel (1972, 1977, 1982, 1992) e alla Biennale di Venezia (1970, 1976, 1978, 1980, 1984, 1986, 1993, 1995, 1997, 2013). Il suo lavoro è rappresentato in numerose collezioni pubbliche internazionali. Grafico di formazione, ha sempre nutrito un particolare interesse per il campo editoriale e la pagina scritta. Fin dall'inizio ha accompagnato la sua ricerca artistica con riflessioni raccolte in libri curati in prima persona: da Idem, pubblicato nel 1975 da Einaudi (Torino) con un'introduzione di Italo Calvino, ai recenti Quattro passi. Nel museo senza muse, uscito nel 2006 presso lo stesso editore, e L'autore che credeva di esistere, pubblicato da Johan & Levi (Milano) nel 2012. Dal 1969 ha realizzato anche scene e costumi per rappresentazioni teatrali, tra cui si distinguono i progetti ideati con Carlo Quartucci negli anni Ottanta e le recenti scenografie per due opere di Richard Wagner per la regia di Federico Tiezzi (2005, 2007).