Muore in Messico James Brown, l’artista che coniugava sulla tela astrazione e figurazione

L’artista californiano dal 1995 residente in Messico è scomparso insieme alla moglie Alexandra in un incidente d’auto. Brown divenne celebre tra gli anni Ottanta e i Novanta per i suoi dipinti con personaggi biomorfi e dai tratti che lo avvicinavano alla corrente dell’Art Brut

James Brown,St. Bartolomeo I, 1984. Oil, enamel and graphite on linen 73 × 85 1/5 in 185.4 × 216.5 cm Courtesy: Scaramouche loves Aline, Milano
James Brown,St. Bartolomeo I, 1984. Oil, enamel and graphite on linen 73 × 85 1/5 in 185.4 × 216.5 cm Courtesy: Scaramouche loves Aline, Milano

È morto in Messico in un incidente d’auto James Brown, artista statunitense particolarmente noto tar gli anni Ottanta e i Novanta per i suoi dipinti a cavallo tra figurazione e astrazione, in cui motivi tratti dalla tradizione modernista sposano immagini e temi della cultura tribale e dell’Art Brut. L’incidente d’auto ha coinvolto anche la moglie del pittore, Alexandra, con la quale nel 1995 Brown si era trasferito in Messico.

James Brown e Danilo Eccher alla mostra della GAM, Torino 2011
James Brown e Danilo Eccher alla mostra della GAM, Torino 2011

JAMES BROWN. TRA ASTRAZIONE E FIGURAZIONE

Nato nel 1951 a Los Angeles, James Brown studia pittura e tecniche di stampa all’Immaculate College a Hollywood e tecnica litografica all’Ecole de Beaux Arts a Parigi, conseguendo la laurea nel 1974. Ha trascorso gli anni seguenti a vivere e lavorare a Parigi. Risale al 1978 la sua prima mostra personale al Gemeentemuseum di Arnheim, nei Paesi Bassi, e l’esposizione alla Christiane ed Eric Germain Gallery di Parigi. L’anno successivo si trasferisce a New York, dove entra in contratto con gli artisti della scuola dell’East Village come Jean-Micheal Basquiat e Keith Haring, la cui vicinanza influenzerà il suo lavoro, così come è evidente anche l’influenza di Rothko, Tapies e Twombly, soprattutto per la componente astratta e gestuale della sua pittura. Le prime mostre statunitensi di Brown si tengono proprio a New York, alla Shafrazi Gallery e alla Leo Castello Gallery. Nello stesso periodo lavora inoltre in Italia, con la Galleria Lucio Amelio di Napoli. Nel corso degli anni Ottanta l’artista lavora anche a Parigi, dove la sua opera viene posta in relazione con l’Art Brut di Jean Dubuffet. L’arte di Brown cita e racchiude stili e linguaggi che attraversano il Novecento, dalla figurazione che ricorda quella dei primitivi e degli artisti outsider con la realizzazione di personaggi biomorfi, passando dall’astrazione alla citazione della cultura figurativa tribale. Ceramica, bronzo, tessuti e incisioni sono i media con i quali Brown ha lavorato, reinterpretando e inventando simboli, iconografie, linguaggi. Nel 1995 Brown si trasferisce a Oaxaca, in Messico, dove fonda con la moglie Alexandra la “Carpe Diem Press”, invitando i maggiori artisti e scrittori per creare edizioni limitate. I suoi lavori si trovano in numerose collezioni pubbliche internazionali, tra cui il MoMA e il Met di New York, il Centre Pompidou di Parigi e il Museo Tamayo di Città del Messico.

L’ARTE DI JAMES BROWN

Tra il 2011 e il 2012 la GAM di Torino ha dedicato all’artista un’esposizione, curata da Danilo Eccher: Firmament. La mostra prendeva il titolo da una serie realizzata da Brown tra il 2007 e il 2010, costituita da nove dipinti di grande formato e studi preparatori. L’opera è il risultato dell’approfondimento teorico di Brown, affondando le radici nei suoi riferimenti culturali: Lo spirituale nell’arte di Vassilij Kandiskij, la Suite The Planets del compositore inglese Gustave Holst, il poema letterario The Cosmos Trilogy dello scrittore americano Frederick Seidel.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.