La scomparsa di Bianca Attolico: un ricordo personale di Pericle Guaglianone

Il curatore ricorda la collezionista recentemente scomparsa, raccontandone personalità e lato umano

Bianca Attolico
Bianca Attolico

Quando penso a Bianca Attolico penso a una qualità. Che in parte contraddice il ritratto di personalità “vecchio stampo” che ora si tende a cucirle addosso, di pezzo pregiato di una Roma e di un’Italia (del collezionismo, dell’arte, della cultura in generale) gloriose ma ormai andate. Mi riferisco alla sua meravigliosa impazienza. Chiudo gli occhi e me la vedo davanti, anzi di fianco, in macchina, sul sedile lato passeggero, dove mi è sembrato le piacesse tanto stare, avendola qualche volta accompagnata per le complicate strade di Roma. La vedo farmi domande complesse, ma capisco dal tenore del suo conversare di dovermela cavare in modo efficace e stringente, con poche parole e senza tergiversare. Sì, perché lei era così: straight to the point. Altro che Twitter. Proprio questo la rendeva unica e preziosa, almeno ai miei occhi: ogni pensiero un colpo, potevi parlarci per virate, passare con vertiginosa rapidità da un giudizio all’altro, da un’impressione all’altra. Una battuta, un cenno d’intesa – o una smorfia di contrarietà – e via, con tanto di facce (le sue) indimenticabili. Tagliava corto non perché amasse il silenzio, tutt’altro. Ma perché andare al punto significava per lei avere altro tempo per ulteriori elucubrazioni. Detestava la fumosità, il birignao, la sua stessa gentilezza aveva tratti tranchant, che la rendevano più piacevole, almeno per me. I social, che frequentava, credo la divertissero per questo, per l’icasticità del post.

BIANCA ATTOLICO. OLTRE IL COLLEZIONISMO

Per me Bianca Attolico va considerata una personalità ultra-contemporanea. E magari mi sbaglio per difetto. Nel senso che forse era una donna venuta dal futuro. Perciò faccio fatica, ora, a immaginarla non più affacciata sul nostro presente. Altra cosa che mi mancherà sarà la sua eleganza. Mai compiaciuta di pettegolezzi, era sempre e soltanto attratta, quasi accecata, dal mistero dell’opera d’arte. Anche nei salotti e tra mollezze romane, se ne stava seduta con la frenesia occhiuta delle regine nate, non con la boria maliosa degli arrivati. Per musei e gallerie, poi, fiutavi immediatamente la sua presenza. Notavi la sagoma di una signora dall’incedere esaminante, sempre centrata con lo sguardo sull’opera, e già sapevi che era lei. Sagace e tosta, Bianca Attolico era però dolcissima. Anche quando un lampo di malinconia la raggiungeva, un sorriso e un suggerimento erano sempre lì lì per prorompere. Il suo ricordo ce ne regalerà ancora, ne sono convinto.

– Pericle Guaglianone

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Pericle Guaglianone
Pericle Guaglianone è nato a Roma negli anni ’70. Da bambino riusciva a riconoscere tutte le automobili dalla forma dei fanali accesi la notte. Gli piacevano tanto anche gli atlanti, li studiava ore e ore. Le bandiere erano un’altra sua passione. Ha una laurea in storia dell’arte (versante arte contemporanea) ma è convinto che nessuna immagine sia paragonabile per bellezza a una carta geografica. Da qualche anno scrive appunto di arte contemporanea e ha curato delle mostre. Ha un blog di musica ma è un pretesto per ingrandire copertine di dischi. Appena può si fionda in qualche isola greca. Ne avrà visitate una trentina.