Il senso del ritratto. Matteo Fato a Roma e Pereto

Galleria Monitor, Roma// Pereto – fino al 30 novembre 2019. I ritratti pittorici di Matteo Fato regalano nuove prospettive a un genere artistico secolare.

Matteo Fato, Mai stato fuori uso!? (ritratto di Cesare Manzo, Gallerista, Pescara), 2019, courtesy dell’artista & Monitor, Roma - Lisbona - Pereto. Photo Giorgio Benni
Matteo Fato, Mai stato fuori uso!? (ritratto di Cesare Manzo, Gallerista, Pescara), 2019, courtesy dell’artista & Monitor, Roma - Lisbona - Pereto. Photo Giorgio Benni

Dai volti dipinti presenti nelle mummie del Fayyum fino ai selfie del Ventunesimo secolo, il ritratto costituisce uno dei temi fondanti della storia dell’arte, legato in maniera specifica alla rappresentazione del potere e al desiderio di fissare nel tempo una effige che contenga più elementi possibile per descrivere la personalità del soggetto dipinto. Per questo motivo a partire dal Quattrocento le tipologie di questo genere pittorico si fanno più complesse e articolate, includendo elementi identificativi di ranghi, gerarchie e classi sociali: abiti sontuosi, cappelli, gioielli e accessori capaci di permettere un’identificazione immediata del personaggio, fosse questo papa o principe, prelato o mercante, notabile o artista. Così per tre secoli affreschi, tavole e tele ci hanno consegnato una moltitudine di volti “ufficiali”, bloccati in pose prestabilite, con espressioni serie o seriose, spesso ambigue ma mai divertite: solo i filosofi e gli attori potevano essere dipinti col riso in faccia. Insomma il ritratto era qualcosa di molto serio, in ogni senso del termine: saranno gli impressionisti a far entrare nella galleria dei potenti gli esclusi e i reietti. Stiratrici, ballerine, cameriere, vogatori e tante altre persone, rappresentanti della gente comune, in un’operazione di “democratizzazione dell’immagine” simile a quella degli smartphone di oggi. Così all’inizio del Novecento il ritratto si trasforma e perde l’aura di immobile prestigio che lo aveva accompagnato fino ad allora. Il volto umano diventa un territorio di sperimentazione: viene scomposto e frammentato (Picasso), utilizzato per esprimere stati d’animo (Munch), trasformato in un’icona senza espressione (Modigliani).

Matteo Fato, Noi siamo paesaggio (ritratto di Antonio Michele Coppola, Collezionista, Vicenza), 2019, courtesy dell’artista & Monitor, Roma - Lisbona - Pereto. Photo Giorgio Benni
Matteo Fato, Noi siamo paesaggio (ritratto di Antonio Michele Coppola, Collezionista,
Vicenza), 2019, courtesy dell’artista & Monitor, Roma – Lisbona – Pereto. Photo Giorgio Benni

LA PITTURA DI MATTEO FATO

E oggi, nell’era dei selfie, ha ancora senso dipingere ritratti? Una possibile risposta arriva dalla personale di Matteo Fato (Pescara, 1979), Immagine è somiglianza (come il ritratto sia parte della pittura), curata da Simone Ciglia nelle due sedi della galleria Monitor, a Roma e a Pereto: una sfilata di volti di persone legate a questa occasione espositiva, che vanno dalle figure di riferimento per l’artista (dal pittore Scipione al filosofo Deleuze) ad amici e conoscenti, come “una sorta di spaccato del sistema dell’arte”: il curatore, la stessa gallerista , alcuni collezionisti vicini alla galleria Monitor. Ogni opera è collocata all’interno della cassa di legno utilizzata per il suo trasporto, rimandando all’idea dei “dittici da viaggio”, opere che venivano trasportate sulle navi dai mercanti italiani e fiamminghi nel Quattrocento durante lunghi peripli marini. Lo stile ricorda le opere di Edvard Munch e degli espressionisti tedeschi e il tratto è veloce e materico, e forse in alcuni casi appare un filo superficiale.

Posacenere (Florilegio ossia pulizia pennello 3), 2019, courtesy dell’artista & Monitor, Roma - Lisbona - Pereto. Photo Giorgio Benni
Posacenere (Florilegio ossia pulizia pennello 3), 2019, courtesy dell’artista & Monitor, Roma – Lisbona – Pereto. Photo Giorgio Benni

LE OPERE

I più interessanti, a nostro avviso, sono invece i ritratti che occhieggiano il clima dei Valori Plastici, come Immagine è somiglianza (2012-19), Assunto di Gianni Garrera (2019) e ancor di più Lo sguardo del sole indurisce (Ritratto di Scipione ‒ Gino Bonichi pittore 1904/1933) (2019), dove Fato riflette in maniera originale e profonda sulla ritrattistica degli Anni Venti, da Giorgio de Chirico ad Achille Funi. Poetico e puntuale Mai stato Fuori Uso !? (Ritratto di Cesare Manzo, Gallerista, Pescara) (2019), esposto nella cisterna a Pereto: qui l’artista ha voluto rappresentare il suo primo gallerista, inventore della rassegna Fuori Uso, con un tocco davvero poetico e toccante. Infine, un’annotazione a margine sui lavori come Posacenere (Florilegio ovvero pulizia pennello 3) (2019), due quadretti astratti ottenuti con il semplice gesto di pulire il pennello, esposti al centro delle due sale nella sede romana di Monitor all’interno di piedistalli in legno provvisti di coperchio. Una soluzione espositiva originale e misteriosa, che Fato potrebbe in futuro utilizzare per tutti i dipinti, nascosti sotto i coperchi, obbligando i visitatori a scoprirli, quasi in una sorta di cassone rinascimentale posizionato in verticale. Nell’ambito di una rilettura di codici e tipologie ripresi dall’arte del passato, potrebbe costituire un interessante elemento di sorpresa per un artista in forte evoluzione, da tenere d’occhio.

Ludovico Pratesi

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