Inaugurata a Berlino la James-Simon-Galerie. L’ultima arrivata nel Museumsinsel

Inaugurata a Berlino la mostra “Nah am Leben” (“Vicino alla Vita”), la prima della nuova James-Simon-Galerie. Ecco come è

“Nah am Leben” (“Vicino alla Vita”), Berlino, James-Simon-Galerie
“Nah am Leben” (“Vicino alla Vita”), Berlino, James-Simon-Galerie

Ha aperto a Berlino la mostra “Nah am Leben” (“Vicino alla Vita”), la prima della nuova James-Simon-Galerie. L’edificio è parte centrale del progetto di ristrutturazione dell’Isola dei musei (Museumsinsel) iniziato nel 1999, in concomitanza con la decisione dell’UNESCO di dichiarare l’area patrimonio dell’umanità. Se gli altri cinque musei hanno una spiccata vocazione internazionale, l’ultimo arrivato nel complesso berlinese ha uno scopo diverso: James-Simon-Galerie, edificio realizzato dall’architetto David Chipperfield, è per lo più un tramite tra i diversi musei, offrendo servizi, ma anche esibizioni nel piano interrato. Lo scopo: rendere fruibile al pubblico collezioni di istituzioni tedesche. Leggendo tra le righe, si può anche immaginare che un secondo scopo sia quello di rispolverare l’arte locale per spiegarla ad un pubblico internazionale. “L’edificio ospiterà mostre con le collezioni dei Musei Nazionali di Berlino. Si parla di 19 istituzioni. Ogni istituzione potrebbe teoricamente esporre qui,” spiega ad Artribune la curatrice Veronika Tocha.

“Nah am Leben” (“Vicino alla Vita”), Berlino, James-Simon-Galerie
“Nah am Leben” (“Vicino alla Vita”), Berlino, James-Simon-Galerie

NAH AM LEBEN: PASSATO E PRESENTE

La mostra, visitabile fino al primo marzo, è anche un modo per celebrare il bicentenario di Gipsformerei (Replica Workshop), la più grande istituzione al mondo per calchi che, negli scorsi 200 anni, ha prodotto migliaia di riproduzioni di opere illustri. Gipsformerei dispone ora di oltre 7.000 calchi. “Questa è la prima mostra di Gipsformerei. L’inaugurazione della James-Simon-Galerie è un omaggio ed un ritorno alle origini, sia geografiche che ideologiche. Il Gipsformerei, fondata nel 1819, è la più antica istituzione dello Staatliche Museen zu Berlin (Musei Nazionali di Berlino),” dice Tocha, ricordando che Gipsformerei collaborò già nel 1850 con il Neues Museum. Come spiega il titolo, “Nah am Leben” si pone l’obiettivo di analizzare il rapporto tra calchi, vita e morte. “Vita e morte sono fortemente legate al corpo umano, al declino del corpo umano, all’invecchiamento,” afferma Tocha. Non sorprende quindi che calchi di uomini e cani di Pompei siano messi accanto alla riproduzione del muro di un mausoleo di Berlino danneggiato durante la seconda guerra mondiale (lavoro dell’artista Asta Gröting), o che la riproduzione della scultura “Età del bronzo” di Auguste Rodin sia a pochi metri dalla stampa 3D dell’orso Knut (altro simbolo di Berlino).

“Nah am Leben” (“Vicino alla Vita”), Berlino, James-Simon-Galerie
“Nah am Leben” (“Vicino alla Vita”), Berlino, James-Simon-Galerie

I CALCHI E L’ARTE CONTEMPORANEA

I curatori hanno anche presentato i calchi per mostrarne il ruolo nell’arte contemporanea, implicitamente chiedendosi cosa sia arte e cosa non lo sia. Si ricordi infatti che l’opera di Rodin fu criticata pesantemente per il suo realismo, tanto da essere condannata da una commissione di inchiesta francese nel 1877. Rodin, come ricorda Rilke, si difese dicendo come la sua scultura fosse molto più precisa di un calco. “Penso che gli oggetti storici si possano spiegare molto bene attraverso l’arte contemporanea e viceversa. Si riflettono l’uno nell’altro. Si spiegano a vicenda. Un esempio per tutti è l’opera di Maria (Volokhova) accanto al piatto cinquecentesco,” aggiunge Tocha, riferendosi a Bernard Palissy e al lavoro della 39enne ucraina.

“Nah am Leben” (“Vicino alla Vita”), Berlino, James-Simon-Galerie
“Nah am Leben” (“Vicino alla Vita”), Berlino, James-Simon-Galerie

VOLOKHOVA: SCANSIONI 3D HANNO RIPORTATO I CALCHI IN VOGA

Maria Volokhova, nata a Kiev nel 1980, è attiva nella scena berlinese da un decennio. Lavora la ceramica e fa calchi di animali morti che ricordano la finezza della porcellana. Questo è il caso dei due calchi di una rana pescatrice, esposti alla James-Simon-Galerie. “Voglio rappresentare le strutture reali delle cose che ci infastidiscono. Voglio raffigurare le strutture naturali quasi senza cambiamenti artistici, facendo vedere la bellezza degli oggetti a cui normalmente non viene attribuito nessun merito estetico,” spiega Volokhova. L’artista aggiunge anche che la tecnica della formatura in gesso è una delle principali nelle arti scultoree e sta diventando sempre più apprezzata. “A causa delle scansioni 3D stiamo assistendo a una rinascita delle cose fatte a mano. Questo anche nel caso dei calchi,” conclude Volokhova.

Sergio Matalucci

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Sergio Matalucci
Sergio Matalucci (Milano, 1982) è giornalista e scrittore. Ha collezionato lauree in econometria, comunicazione e giornalismo probabilmente solo per viaggiare in Europa. Politica, geopolitica e relazioni internazionali sono il suo pane quotidiano; testi critici per artisti e un libro in chiusura sono gli spuntini di riflessione. Ha lavorato per Reuters, per giornali canadesi e per Ruptly. Di stanza a Berlino, collabora con diverse testate italiane e internazionali. Passa il suo tempo libero tra musei e gallerie.