The Cleaner di Marina Abramović arriva a Belgrado. E l’artista scrive una lettera al suo Paese

Dopo aver toccato diverse città europee, tra cui Firenze, la grande retrospettiva dedicata alla regina della performance giunge nella capitale serba, città di origine della Abramović. In vista del ritorno nel suo Paese natale, dal quale è andata via 45 anni fa, l’artista ha scritto una lunga lettera indirizzata ai suoi connazionali…

Venezia75, Marina Abramovic, photo Irene Fanizza
Venezia75, Marina Abramovic, photo Irene Fanizza

“Senza il pubblico, la mia arte non esiste. Vi invito a farla insieme. Condividete con me la vostra pura energia. Con affetto, Marina”. Con queste parole Marina Abramović (Belgrado, 1946) chiude la lunga lettera pubblicata alcuni giorni fa sul settimanale serbo Nedeljnik, con la quale introduce alla propria città natale, Belgrado, la sua prossima mostra. The Cleaner sarà inaugurata il 21 settembre e si protrarrà fino al 20 gennaio 2020 al Museum of Contemporary Art della capitale serba, tappa conclusiva di un tour europeo che ha toccato il Louisiana Museum of Modern Art in Danimarca, la Bundeskunsthalle di Bonn, Palazzo Strozzi a Firenze, il CoCA di Toruń in Polonia. Una grande retrospettiva che raccoglie oltre 100 opere, dagli Settanta ai Duemila, tra video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo delle sue performance più celebri attraverso un gruppo di performer specificatamente formati e selezionati in occasione della mostra. Marina torna quindi a casa, a distanza di 45 anni dalla sua prima mostra a Belgrado: era il 1975, e nello stesso anno decideva di lasciare il suo Paese e di andare ad Amsterdam per proseguire la sua ricerca artistica incentrata sulla performance.

Marina Abramović. The Cleaner. Firenze 2018. Videoinstallazione di Rest Energy
Marina Abramović. The Cleaner. Firenze 2018. Videoinstallazione di Rest Energy

IL RITORNO DI MARINA ABRAMOVIĆ A BELGRADO

Nel corso della lunga lettera, Abramović racconta gli anni trascorsi a Belgrado: l’infanzia e l’adolescenza, l’ottimo rapporto con la nonna, i primi approcci all’arte e in particolare alla pittura. Fino a quando un giorno, quasi per caso, ha capito di volersi staccare dai limiti imposti dalla bidimensionalità della pittura per dedicarsi alla performance: “guardavo spesso le nuvole mentre ero sdraiata sull’erba, e un giorno la mia vista è stata improvvisamente interrotta da aerei, che sono apparsi dal nulla e hanno lasciato un bellissimo schema nel cielo”, scrive l’artista. “In quel momento, mi sono resa conto che tutto poteva essere usato per creare e che non c’era motivo di limitarmi alla pittura in studio”. E quindi presenta ai suoi connazionali la mostra che sarà inaugurata al Museum of Contemporary Art di Belgrado: “nella mia retrospettiva, il pubblico avrà l’opportunità di vedere opere di vari periodi della mia vita, dipinti, sculture, installazioni video. Ho avuto la fortuna di capire presto che la performance sarebbe stato il mio strumento di lavoro. Questo è molto importante per l’artista. Dalla pittura, sono arrivata alle installazioni audio e video, e quando ho eseguito la performance per la prima volta, è stata un’esperienza così potente che sapevo di non avere nient’altro da fare. All’inizio era un lavoro eseguito di fronte al pubblico, e ora è un lavoro con il pubblico. Performance particolarmente durature hanno un grande potere trasformativo. Diventano vita reale, sono molto intense per me e per gli spettatori che pensano con il loro stomaco e non con la testa. Le performance mi danno energia che posso trasformare”.

Marina Abramović. The Cleaner. Firenze 2018. Videoinstallazione su mucchio d’ossa di Balkan Baroque
Marina Abramović. The Cleaner. Firenze 2018. Videoinstallazione su mucchio d’ossa di Balkan Baroque

MARINA ABRAMOVIĆ E LE NUOVE GENERAZIONI A BELGRADO

Il ritorno in patria, per Abramović, si carica di ulteriori significati: “il mio ritorno professionale a Belgrado è un grosso problema per me. Sono nata e vissuta in Serbia per 29 anni. Sono tornata solo a visitare la famiglia. Ho esposto qui l’ultima volta 45 anni fa. Ora, quasi mezzo secolo dopo, voglio mostrare, soprattutto alle nuove generazioni, cosa ho fatto in tutti questi anni. E non solo per le nuove generazioni di artisti, ma per tutti i giovani interessati all’arte. Attraverso il mio lavoro, voglio che sentano quanto sia importante correre dei rischi e quanto sia importante fare grandi sogni, qualunque cosa accada”, rivela l’artista. Un invito alle nuove generazioni quindi, per spronarle a non arrendersi e a portare avanti i propri sogni e progetti, qualunque cosa accada: “se avessi prestato attenzione a ciò che è stato scritto su di me e le mie esibizioni negli anni ’70, non credo che sarei andata avanti. Solo quando commetti un errore significa che stai facendo qualcosa di nuovo e stai sperimentando”. 

– Desirée Maida

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AutoreMarina Abramovic
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.