Quell’intreccio sempre nuovo. L’opera di Filippo Ciavoli al Battistero del Duomo di Pietrasanta

Il Battistero del Duomo di Pietrasanta continua il suo dialogo con l’arte contemporanea. Fino all’8 settembre prossimo, a cura di Enrico Mattei, sarà esposta Corallo, scultura in marmo che riassume l’incontro del mare e della montagna (metafora del territorio Versiliese) e insieme lancia un profondo messaggio civile

Filippo Ciavoli, Corallo, installation view, Battistero del Duomo di Pietrasanta, 2019. Courtesy Duomo di Pietrasanta-Collegiata di San Martino
Filippo Ciavoli, Corallo, installation view, Battistero del Duomo di Pietrasanta, 2019. Courtesy Duomo di Pietrasanta-Collegiata di San Martino

Quelle mani che s’intrecciano in una morbida plasticità, che risplendono del biancore del marmo e s’incastonano con naturalezza nella struttura settecentesca del Battistero, avvolgono idealmente anche il pubblico che entra in questo piccolo edificio sacro versiliese. Filippo Ciavoli (Pietrasanta, 1977) – già allievo del compianto Igor Mitoraj, nonché terzo classificato al Premio Henraux nel 2014 -, attraverso la scultura Corallo, richiama nel titolo l’intreccio delle colonie di antozoi, ne suggerisce la fragilità e insieme la tenacia nel resistere alle tante aggressioni di varia natura, non ultimo il cambiamento climatico. Un’opera per la quale si può parlare di universale modernità, più ancora che di contemporaneità, anche se l’utilizzo del software è parte integrante del metodo di Ciavoli. Che però, nel risultato finale, riesce a mantenere la forza vitale dell’idea pensata dall’uomo, e nella fattispecie comunica con forza il concetto della solidarietà, della comunione fra uomini di buona volontà, di lotta comune nel segno dell’etica.

UN PICCOLO SCRIGNO. IL BATTISTERO DEL DUOMO DI PIETRASANTA

Incastonato nel cuore di Pietrasanta, al fianco della Collegiata di San Martino, l’Oratorio di San Giacinto è un bell’esempio di barocco toscano, edificato tra il 1604 e il 1615 su iniziativa della Compagnia del Santissimo Sacramento, nata in Toscana nel Medioevo come organo assistenziale e di carità. Con la soppressione delle confraternite decretata dall’allora Granduca Pietro Leopoldo di Lorena nel 1786, l’edificio passò nelle disponibilità dell’Opera del Duomo, e assunse le funzioni di battistero. I due fonti battesimali che ancora oggi vi si possono ammirare vi furono istallati in quegli anni, trasferendoli da altre chiese dismesse del territorio diocesano. Il più antico, di forma esagonale,  è attribuito a Bonuccio Pardini (attivo in Versilia nel XIV Secolo), e presenta sui fianchi formelle scolpite raffiguranti la Fede, la Speranza, la Forza, la Giustizia, la Carità, la Temperanza; l’altro fonte, iniziato nel primo Cinquecento da Donato Benti e Nicolò Civitali fu completato oltre un secolo dopo da Orazio Bergamini e Fabrizio Pelliccia che eseguirono il piede e la copertura a tempietto, mentre Felice Palma vi aggiunse le piccole sculture bronzee. Profondamente rimaneggiato nel XVIII Secolo, – lo scultore carrarese Giuseppe Maria Castepoggi eseguì un nuovo altare, una nuova balaustra e nuove acquasantiere -, dell’originale assetto seicentesco l’oratorio conserva ad oggi la sola pala d’altare Eucaristia e angeli adoranti di Filippo Martelli.

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.