Fragranze e installazioni. Chiara Bettazzi al Castello di Ama

Castello di Ama (Siena), fino a dicembre 2019 – Per il lancio della fragranza Nomen Rosae Absolue, nuova creazione esclusiva di Michele Marin per la collezione profumi della nota cantina senese, l’artista pratese ha concepito la prima installazione site specific temporanea della collezione toscana.

Chiara Bettazzi, installation view at Castello di Ama, 2019, photo Alessandro Moggi
Chiara Bettazzi, installation view at Castello di Ama, 2019, photo Alessandro Moggi

La memoria è tutto quello che sentiamo”, ha raccontato Lorenza Sebasti nel corso della presentazione congiunta della fragranza Nomen Rosae Absolue e dell’intervento artistico Cabinet, avvenuta – naturalmente – tra le colline addomesticate e feconde del Chianti Classico, nella tenuta del Castello di Ama. Opera del naso e maitre parfumier Michele Marin la prima, concepita dall’artista Chiara Bettazzi la seconda, entrambe le creazioni si misurano con l’archetipo del tempo, inteso rispettivamente nell’accezione di attivatore di ricordi e di generatore di reazioni, sia chimiche sia emotive. Per Sebasti, co-artefice con Marco Pallanti del progetto Castello di Ama per l’Arte Contemporanea, il cui debutto risale alla fine degli Anni Novanta, l’intuizione di intrecciare la storia di Nomen Rosae Absolue con una nuova tappa del percorso di ricerca di Bettazzi è sorta visitando Ilmondoinfine: vivere tra le rovine, la mostra curata da Ilaria Bussoni per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Quasi una folgorazione: “È come se avessi visto questo profumo rappresentato, come se avessi visualizzato in un’opera la narrazione di cui è portatore Nomen Rosae Absolue”, ha ammesso l’imprenditrice. Il debutto del primo temporary work di Castello di Ama può essere inteso anche come manifestazione di un interesse verso gli autori emergenti della scena nazionale.

CABINET

La transitorietà del passaggio di Chiara Bettazzi nello stesso luogo nel quale hanno impresso una traccia permanente artisti come Anish Kapoor, Daniel Buren, Louise Bourgeois, Giulio Paolini e Roni Horn non sembra costituire un limite alla portata poetica e alla profondità concettuale della sua installazione in situ. Con Cabinet, parte integrante del progetto Wonder Objects avviato nel 2013, l’artista pratese non riporta semplicemente in vita l’ambiente della dismessa del Castello: cattura lo sguardo di chi ne varca la soglia con sofisticate quanto elaboratissime composizioni. Accanto al monumentale camino, così come al suo interno, impiegando materiali recuperati in loco, nel corso della residenza, e oggetti provenienti dal suo archivio, Bettazzi ha infatti allestito una stupefacente wunderkammer. Si è appropriata di un ambiente domestico che per molti è il luogo dei ricordi, delle memorie, del passato, ovvero di quella dimensione nella quale si desidera talvolta rifugiarsi, fosse anche in veste di muti osservatori.

Chiara Bettazzi, installation view at Castello di Ama, 2019, photo Alessandro Moggi
Chiara Bettazzi, installation view at Castello di Ama, 2019, photo Alessandro Moggi

UNA WUNDERKAMMER TRA I VIGNETI

Mentre la memoria olfattiva è sollecitata dalle note della rosa racchiuse nella fragranza, gli occhi sono rapiti dagli arditi equilibrismi dei vasi in vetro, delle porcellane, degli arredi disassemblati e, soprattutto, delle piante, provenienti in larga parte dalla stessa tenuta. Nella sua indagine tra organico e inorganico, con la “complicità” di fermentazioni, passaggi di stato e inevitabili decomposizioni, Cabinet continuerà a evolversi nonostante la circoscritta esistenza, incoraggiando a riflettere sullo scorrere del tempo con modalità proprie. Il passaggio delle stagioni, la maturazione degli acini, il mutare delle identità cromatiche dei campi – tutte immagini che penetrano nella stanza attraverso un’unica finestra ‒ appariranno nei prossimi mesi come segnali troppo marcati rispetto alla preziosa intimità e al silenzio suggeriti dall’opera. L’attenzione, piuttosto, continuerà a condensarsi su altri segni, spesso microscopici, anch’essi indice del fluire del tempo: la polvere attorno agli affascinanti alambicchi di Bettazzi; la formazione di muffe o funghi nelle porzioni composte da materiali di natura organica. E chissà che, in una sorta di inatteso ribaltamento emozionale, Cabinet non possa continuare a vivere come ricordo evocato da Nomen Rosae Absolue.

Valentina Silvestrini

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AutoreChiara Bettazzi
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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.