Bogdan Raţă e l’arte del desiderio

Combinazioni e deformazioni nella scultura di Bogdan Raţă, al confine con l’erotico.

Bodgan Rața, Pure, 2014
Bodgan Rața, Pure, 2014

Eros uguale Desiderio: brama – a volte drammaticamente quasi insopprimibile – di aderire, carezzare, possedere, compenetrare un altro da sé. È uno struggente moto psichico che però si indirizza in modo inevitabile a un che di fisico. Una fantasia affamata di realtà. Un esercizio di immaginazione che vorrebbe farsi magia: evocazione al presente di ciò (di chi) al momento spesso è assente. Quindi anche (al limite, ma neppure tanto) un atto creativo. È partendo da tali preamboli che si approda ad alcuni come e perché che caratterizzano la creatività strettamente erotica, un’arte (o pure un artigianato) più diffusa – per quanto dissimulata – di quanto si possa credere. L’arte del desiderio. Rivolta all’invenzione di un qualche corpo che non c’è.
Ed è esattamente il caso di Bogdan Raţă, scultore 35enne rumeno di Timișoara noto soprattutto per aver installato di recente differenti versioni di un colossale simulacro di una mano tesa verso il cielo, dal titolo The Middle Way, colorata in rosso acceso sia a Liverpool (di fronte alla neoclassica St. George Hall) sia a Porto (davanti all’ingresso della futuribile Casa da Música, a celebrare un secolo di amichevoli relazioni diplomatiche tra Romania e Portogallo), e invece con un elettrico blu a Kiev (in una piazza del centro, dove ha sostituito una precedente statua di Lenin distrutta a furor di popolo).

Bodgan Rața, Tits, 2010
Bodgan Rața, Tits, 2010

INCONTRI OCCASIONALI

Ma una “via di mezzo” è esattamente definibile anche tutta intera l’arte plastica di questo artista, che dagli inizi della sua attività, appena una decina d’anni fa, si è consacrato a ibridare diverse parti del corpo umano in modo da dare forma a nuove anatomie post-umane, come si usa dire. Ma se del post-umano si ha ormai un’idea più che altro lugubre, depressiva, fondamentalmente spaventosa, invece la combinatorietà di Raţă riesce a mantenere anche qualche aspetto ludico, non sempre preoccupante. Ha cominciato usando come modello il proprio corpo. Poi è passato a riprodurre corpi altrui, tanto maschili quanto femminili, innestando sempre a sorpresa parti incongrue tra loro: dita delle mani su piedi, mani su teste, capezzoli su talloni… Ma anche deformazioni differenziate, con introflessioni ed estroflessioni fra torsi, gambe, genitali e altro riprodotti con estremo realismo e trapiantati con tagli da provetto chirurgo. L’effetto spiazzante è assicurato, in perfetto ossequio fra l’altro alla celebre massima surrealista che proclama “bello come l’incontro occasionale di un ombrello e di una macchina da cucire su un tavolo operatorio”.

Bodgan Rața, Lonely, 2011
Bodgan Rața, Lonely, 2011

MISTERI DEL DISTURBANTE

Il fatto che le opere di Raţă siano realizzate intorno ad armature metalliche con resine sintetiche, poliestere, polistirene, fibra di vetro e infine tinteggiate con vernici industriali non deve trarre in inganno: al di là della “freddezza” dei materiali contemporanei, l’impatto che suscitano nel profondo è emotivo, coinvolgente, “caldo”. L’apparenza anche grottesca, il sottotesto anche respingente, lo spaesamento inesorabile che ne deriva, nonostante tutto, non escludono una forma di attrazione in qualche modo positiva – perlappunto, a sorpresa, persino erotica. Misteri del disturbante. Ma le figurazioni che si fanno sfigurazioni, le contorsioni che evolvono in distorsioni, le deviazioni che qualcuno chiamerebbe perversioni restano comunque sempre eccitanti. Difatti il “verso” normale, la via diritta e senza alcuna svolta, non ci appare banale piattume?

Ferruccio Giromini

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #48

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Ferruccio Giromini
Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Consulente editoriale, ha diretto collane di libri, cd-rom, video, periodici per numerosi editori. Dal 1979 tiene docenze per istituzioni pubbliche e private, tra cui dal 1984 per il Politecnico G. Byron di Genova, dal 1988 per l'Istituto Europeo di Design di Milano e dal 2020 per l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Finora ha curato e presentato oltre cinquecento esposizioni e manifestazioni su illustrazione, fumetto, fotografia, cinema d’animazione, arti visive contemporanee, in Italia e nel mondo, e ha fatto parte di oltre centocinquanta giurie, in molti casi in qualità di Presidente. A partire dal 1982 è stato consulente artistico di varie manifestazioni: il Premio Andersen-Baia delle Favole di Sestri Levante, il Festival Internazionale Comics "Babel" di Atene, il Festival Nuvole parlanti-Fumetto in palcoscenico di Genova, il Mondo Mare Festival in Liguria. Per alcuni anni ha condiviso la direzione della mostra internazionale di cinema d'animazione Cartoombria di Perugia. Dal 2007 è direttore artistico del Premio "Sergio Fedriani" di Genova; ha ideato e diretto in Liguria il Festival Fantastiche Terre di Portofino e a Camogli il Premio Skiaffino e la manifestazione Il Porto delle Storie. I suoi ultimi libri: “Res Pubica-De Occulta Lanugine” (Prisma Studio), “Très” (a2mani), “L’amo, la lettura” (Il Canneto).