Whether Line. La casa stregata di Ryan Trecartin e Lizzie Fitch a Milano

Fondazione Prada, Milano ‒ fino al 5 agosto 2019. Una grande installazione e due lavori video inediti per Ryan Trecartin e Lizzie Fitch alla Fondazione Prada. Più una retrospettiva completa dei loro film nella sala cinema. “Whether Line” porta a Milano la campagna americana, raccontata in chiave misteriosa e surreale.

Lizzie Fitch & Ryan Trecartin, Plot Front, 2019. Fondazione Prada, Milano. Photo Andrea Rossetti
Lizzie Fitch & Ryan Trecartin, Plot Front, 2019. Fondazione Prada, Milano. Photo Andrea Rossetti

Il percorso inizia in uno spazio anonimo, un atrio da attraversare seguendo un itinerario obbligato da barriere regola-code come quelle che si usano negli aeroporti. In sottofondo, diffuso da una serie di altoparlanti, un chiacchiericcio concitato di cui riusciamo a cogliere solo frammenti sparsi. Dopo l’atrio, la sensazione di confinamento cresce: per raggiungere lo spazio espositivo principale, i visitatori devono attraversare un lungo tunnel fatto di rete metallica. Ancora un percorso obbligato e ancora un riferimento al mondo dell’entertainment: il luna park, lo zoo, i parchi a tema. Tutti i riferimenti sono però rovesciati di segno; resta la struttura ma cambia l’atmosfera. Sono la versione da incubo, quella confusa e claustrofobica che torna di notte nei sogni più oscuri. Il tema del rovesciamento, insieme a quello del territorio ‒ inteso come luogo dotato di barriere e confini – è il perno centrale attorno a cui ruota tutta la mostra.

LA COSTRUZIONE DI UN MONDO

Ryan Trecartin e Lizzie Fitch (1981), in occasione di questa personale alla Fondazione Prada di Milano, hanno trasposto nello spazio la loro esperienza in una zona rurale dell’Ohio, dove hanno acquistato un terreno nel 2016. I due artisti americani, che si sono conosciuti più di quindici anni fa quando erano studenti alla Rhode Island School of Design, hanno l’abitudine di traslocare in una nuova location ogni volta che iniziano un progetto. Il luogo scelto è la casa dove vivono, il set dei film che girano, la fonte di ispirazione per i contenuti, l’occasione di incontro con attori e collaboratori. I film diventano un pretesto per la costruzione, anche fisica, di un mondo che gli stessi artisti abitano. Trecartin, che nei suoi video ha più volte imitato ed evocato il linguaggio dei reality show, intrecciandolo con universi estetici tipici della rete e dei social network, ha trasformato questa confusione tra realtà e finzione, questo intreccio tra vita e set in una precisa prassi produttiva. In tutte le sue opere, sin dai tempi di A Family Finds Entertainment, il video che lo ha lanciato portandolo a esporre alla Biennale del Whitney nel 2006, Trecartin ci ha mostrato come l’abitudine a stare davanti alle telecamere ‒della televisione ma soprattutto degli smartphone ‒ abbia radicalmente modificato i nostri comportamenti e il modo in cui interagiamo con gli altri e con il mondo.

LA REALTÀ ROVESCIATA

Per la prima volta, con il progetto Whether Line, Trecartin e Fitch, figli di una cultura metropolitana e tecnologizzata, hanno lasciato Los Angeles per un ambiente rurale: un tentativo di uscire dalla propria zona di comfort, ma anche un modo per mettere in discussione il mito del ritorno alla natura e l’idea della campagna come luogo di rifugio dallo stress e dalle pressioni della vita moderna. Quando, alla fine del tunnel, si arriva nel grande spazio del Deposito, accompagnati da un sottofondo di acqua che scroscia, ci si trova di fronte l’enorme ricostruzione della casa in Ohio. La versione milanese, però, è una struttura essenziale ‒ quasi un rendering dell’originale ‒ e in alcune parti risulta rovesciata: il pavimento è fatto di tegole e il rivestimento esterno ricopre i corridoi interni.
Il lungo video Plot Front, proiettato in una stanza arredata con una serie di sedie a dondolo, è anti narrativo, onirico e popolato di personaggi grotteschi, nel più tipico stile degli artisti. Tutto è ipertrofico e mescolato: le estetiche, i linguaggi, i riferimenti culturali, le connotazioni di genere. I video di Trecartin e Fitch non evocano l’information overload, come è stato più volte detto; sono essi stessi information overload. Come in un film horror di serie B, le streghe drag di Trecartin, vestite con costumi da carnevale e accessori appariscenti, si aggirano tra boschi e cantieri in costruzione con un trucco da discoteca e le scarpe appesantite dal fango, ingaggiando conversazioni confuse e frenetiche su temi come l’identità, il territorio, la ricerca del proprio posto nel mondo. Il personaggio interpretato da Trecartin, la Neighbour Girl, è l’incarnazione mostruosa del “vicino” di casa, una figura allo stesso tempo bonaria e minacciosa, familiare ed estranea, che mette in discussione tutta una serie di concetti oggi in fase di profonda mutazione: l’idea di proprietà, di stato, di nazione, di territorio, di comunità, di famiglia.

Lizzie Fitch & Ryan Trecartin, Whether Line, 2019. Fondazione Prada, Milano. Photo Andrea Rossetti
Lizzie Fitch & Ryan Trecartin, Whether Line, 2019. Fondazione Prada, Milano. Photo Andrea Rossetti

UNA STORIA DI FANTASMI

In un’altra sala, un’installazione video a quattro canali, Property Bath, realizzata in collaborazione con Rhett LaRue, riporta il paesaggio rurale alla sua dimensione originaria, immergendo lo spettatore nell’ambiente naturale. La campagna dell’Ohio cambia aspetto con il mutare delle stagioni; sentiamo il vento che soffia, vediamo oscillare le fronde, innalzarsi in volo stormi di uccelli. Allo stesso tempo, però, il territorio è anche forzatamente fatto coincidere con la propria mappa attraverso la presenza infestante della Neighbour Girl e del suo alter ego digitale.
Se, infine, si salgono le scale che portano in cima alla torretta di osservazione, si arriva a scrutare un panorama che non esiste. Ogni aspettativa è delusa; elevarsi non serve a emozionarsi, né a capire, né tantomeno a raccogliere informazioni su quello che ci aspetta in futuro.
Whether Line rappresenta un passo avanti importante per la ricerca di Trecartin e Fitch: per la prima volta la parte installativa non è uno sculptural theatre, ossia un’ambientazione a tema che fa da “contorno” all’esperienza di visione del video. Le costruzioni e gli oggetti in questo caso sembrano emanati dal video stesso, nel più classico dei sortilegi da film horror. La casa di Trecartin e Fitch è una casa stregata. La storia che raccontano è una storia di fantasmi e forze occulte. Ancora una volta, le narrazioni dell’orrore si rivelano le più adatte a raccontare il nostro presente: un’epoca in cui l’apocalisse è un’eventualità reale, l’Altro una presenza oscura da temere, la realtà, offuscata dal continuo rumore di fondo, un oggetto sempre meno conoscibile.

Valentina Tanni

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Nome eventoLizzie Fitch / Ryan Trecartin - Whether Line
Vernissage05/04/2019 ore 10 press preview su invito
Duratadal 05/04/2019 al 05/08/2019
AutoriRyan Trecartin , Lizzie Fitch
Generiarte contemporanea, doppia personale
Spazio espositivoFONDAZIONE PRADA
IndirizzoLargo Isarco 2 20139 - Milano - Lombardia
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.