Nasce il Piedmont Pavilion. Alla Biennale di Venezia con Castello di Rivoli e Fondazione Sandretto

Le due istituzioni d’arte di Torino danno vita a un padiglione regionale e transnazionale, costruito come una pièce teatrale, sui concetti di territorio, identità e comunità. La sede? Nei nuovi spazi di Combo Venezia

Foto di Vincenzo Castella
Foto di Vincenzo Castella

Ci aveva già pensato nel 2011 Vittorio Sgarbi a parcellizzare ulteriormente le identità nazionali indipendenti riunite alla Biennale di Venezia, con l’ideazione dei Padiglioni Regionali. Il format ritorna, ma nella veste inedita del Piedmont Pavilion, come espressione di una città – Torino – (ex) “capitale” dell’arte contemporanea italiana.In programma dall’8 maggio (con inaugurazione il 7) fino al 20 luglio negli spazi di Combo Venezia, il progetto nasce da  un concetto di Carolyn Christov-Bakargiev, Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente dell’omonima Fondazione, che affermano: “In un’epoca di globalizzazione e di digitalizzazione, dell’essere ‘in Piemonte a Venezia’, questa mostra ‘off’ Biennale indaga il senso e il non senso delle affermazioni identitarie; vuole accogliere e raccogliere, non senza un tocco di umorismo, espressioni artistiche e creative piemontesi che ci parlano dell’essere incorporati, della vita urbana e rurale, quotidiana e cosmica, in stretta continuità, e di una certa condizione di esseri orfani e propositivi al contempo”.

IL PROGETTO

Un progetto che vede la partecipazione dello scrittore torinese ed ex direttore creativo di Domus Academy Gianluigi Ricuperati: “Si dice che l’avvocato Agnelli, negli anni ‘60 durante il cosiddetto Miracolo italiano in cui il Piemonte ebbe un ruolo cruciale, parlasse della necessità di ‘scavalcare le Alpi’, intendendo che sebbene radicati in una località comoda, generosa e sicura – le colline pianeggianti o basse del Piemonte, ad esempio – le proprie azioni e proiezioni devono sempre proiettarsi oltre, verso l’esterno”, scrive Ricuperati nel testo di presentazione. Gli artisti invitati sono Vincenzo Castella, Lara Favaretto, Diego Perrone, Michelangelo Pistoletto, Ludovica Carbotta, Irene Dionisio e Renato Leotta: loro tre, in occasione della mostra, hanno realizzato tre opere inedite. The Piedmont Pavilion presenterà anche opere d’arte provenienti dalle Collezioni del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e della Collezione Sandretto Re Rebaudengo oltre a prodotti dell’industria e del territorio piemontese altrettanto iconici, come la Fiat 500 del 1957, la sonda di un robot semovente utilizzato per una spedizione su Marte, dispositivi ottici che hanno anticipato la nascita del cinema, ma anche una pregiata bottiglia di Barolo dalla cantina di Pinot Gallizio, un progetto d’artista degli Anni Cinquanta sulla Fiera del Tartufo e la storia di una rivoluzionaria macchina espresso per lo spazio.

IL PADIGLIONE

The Piedmont Pavilion è un padiglione regionale che è anche transnazionale”, interviene il curatore Marianna Vecellio, “una stratificazione temporale, storica, artistica, culturale, tecnologica che è anche un gioco, una falsa notizia, una pièce teatrale e un territorio che non esiste più come rappresentazione di un’area confinata, ma come un misuratore di esperienza”. La mostra è ospitata negli spazi nuovi di Combo Venezia – incubatore culturale e luogo di ospitalità- che debutta proprio il 7 maggio, aprendo le proprie porte a viaggiatori e veneziani. “Abbiamo immaginato Combo come un nuovo punto d’incontro tra chi viene in città per visitarla e chi ci vive”, conclude Michele Denegri, imprenditore e anima del progetto. “Combo nasce in palazzi dimenticati e nel riqualificarli vuole diventare la casa più conveniente per il turista, il luogo più stimolante per i cittadini e il più attraente per chi frequenta la scena artistica e culturale. È con questo intento che Combo apre le sue porte a Venezia e ospita The Piedmont Pavilion, una riflessione acuta e divertita sui concetti di territorio, identità e comunità che risuona bene con lo spirito e la visione alla base dell’intero progetto Combo”.

-Claudia Giraud

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).