Come Le Ali, il progetto di Giovanni Gaggia per la Casa del Commiato a Pergola nelle Marche

L’artista marchigiano, la cui ricerca usualmente si sviluppa attraverso i linguaggi della performance, si è misurato con una particolare committenza: la realizzazione di un’opera site specific per la Casa del Commiato di Pergola. Ecco cosa ci ha raccontato di questa esperienza

Giovanni Gaggia, Come Le Ali, Casa del Commiato, Pergola
Giovanni Gaggia, Come Le Ali, Casa del Commiato, Pergola

“Tu che entri in queste stanze per salutare la persona cara che ha intrapreso l’ultimo viaggio, un filo d’oro ti accompagnerà silenzioso, sottile e infrangibile, come il legame che avete avuto in vita… L’artista timidamente ha tessuto piccoli segni, presenze che, mute, ascoltano il silenzio dei tuoi pensieri… Scoprirai che il filo d’oro non ha inizio e non ha fine come la vita preziosa che tu vedi spezzata ma che è solo nascosta e che continua nella Luce che già avvolge la persona a te cara di eterna”. Con queste parole Giovanni Intra Sidola accompagna Come Le Ali, opera site specific che l’artista Giovanni Gaggia (Pergola, 1977) ha realizzato per la Casa del Commiato di Pergola (PU).
Un lavoro che, secondo la volontà del committente Piero Cecchetelli, proprietario con Massimiliano Buratti della Casa del Commiato, “vuole restituire la sensazione di casa, di ambiente domestico a tutti coloro che si accingono a salutare per l’ultima volta i propri cari”, ci spiega Gaggia, “prendendo però le distanze dall’usuale Casa del Commiato o dalla usuale camera mortuaria”.

Giovanni Gaggia, Come Le Ali, Casa del Commiato, Pergola
Giovanni Gaggia, Come Le Ali, Casa del Commiato, Pergola

IL PROGETTO DI GIOVANNI GAGGIA PER LA CASA DEL COMMIATO DI PERGOLA

Come nasce questa particolare committenza e come si instaura il dialogo tra Cecchetelli e l’artista? “Come Le Ali nasce da una chiamata al pensiero del proprietario della Casa del Commiato di Pergola”, racconta ad Artribune Giovanni Gaggia. “Da sempre il mio focus di studio è il corpo e le problematiche dell’umano esistere. È stata una esigenza di Piero, era per lui necessario che il luogo fosse accogliente e che avesse dei rimandi all’abitazione, che in qualche modo si potesse respirare quell’atmosfera. L’opera si sviluppa proprio sul dialogo, ne ho fatto le fondamenta progettuali e la linea di costruzione. Piero e la sua famiglia mi hanno accompagnato nella scelta dei materiali, ho condiviso la scelta dei colori; è stato davvero un cammino insieme, fin dai primi schizzi. Ho ripreso ad usare gli acquerelli, gli stessi che usavo all’istituto d’arte, la stessa scatolina sporca. Mi sono stati necessari per rendere visibili le sfumature che in questo caso son divenute elemento didattico”.

Giovanni Gaggia, Come Le Ali, Casa del Commiato, Pergola
Giovanni Gaggia, Come Le Ali, Casa del Commiato, Pergola

DALLA PERFORMANCE ALL’OPERA SITE SPECIFIC: L’ESPERIENZA DI GAGGIA ALLA CASA DEL COMMIATO

Da performer la cui ricerca è incentrata sul corpo, Gaggia si è quindi misurato con un tipo di lavoro installativo pensato per gli spazi della Casa del Commiato, luogo deputato ai defunti, e ai familiari e agli amici che qui si recano per dare l’ultimo saluto alla persona scomparsa. Il tema è dunque quello della morte, dell’addio, ma anche di una vita nuova: “il tema della morte è insito nel luogo”, ci spiega Gaggia. “Personalmente mi sono concentrato sulla mutazione, sul cambiamento di forza e sull’energia. La morte non la temo: una volta fatti i conti con lei si è più consapevoli e si è in grado di guardare altrove, in questo caso in un essenziale filo dorato”. Ma da performer, come ci si approccia a un’installazione site specific? “Nel medesimo modo con cui costruisco le mie azioni, ho condiviso un pezzetto di vita con Piero, ho cercato di ascoltare, di aprirmi a quella vita e a quelle sensazioni”, risponde Gaggia alla nostra domanda. “Inizialmente non è stato facile, ho rivissuto il momento del saluto alle persone a me care, il pensiero si è focalizzato sui luoghi, visualizzando mentalmente le immagini tentando di ricordare i dettagli: un tappeto, i colori alle pareti, i vetri satinati alle finestre. I dettagli e le sensazioni li ho smontati e rimontati in un percorso introspettivo che genera una sorta di consapevolezza e di forza. Questo percorso è il medesimo che mi fa reggere le performance e sostenere il carico emotivo degli altri. Allo stesso modo ho affrontato questo luogo inevitabilmente complesso”.

Giovanni Gaggia, Come Le Ali, Casa del Commiato, Pergola
Giovanni Gaggia, Come Le Ali, Casa del Commiato, Pergola

“COME LE ALI”: IL FILO DORATO DI GAGGIA ALLA CASA DEL COMMIATO

Il filo dorato è l’elemento costitutivo dell’opera di Gaggia, in senso metaforico ma anche reale: “Cecchetelli mi ha chiesto di restituire calore, rendere visibile l’unione e il cammino attraverso un immaginario laico”, continua Gaggia. “Mi ha chiesto un segno universale che unisse e non dividesse. Il progetto metaforicamente è una sola linea, un solo filo dorato che passa nelle tre stanze, la prima d’attesa e poi nelle due camere. Ho deciso di proseguire il segno di un’ala di farfalla, quella che scelsi oramai quasi due anni fa per proseguire la via indicatami da Walter Valentini, in quella che poi è divenuta una incisione comune “Unitis Signis”. L’ala di farfalla prosegue, disegna l’altra e sta posata su un fondo bianco. La linea prosegue nella seconda sala, si posa su un fondo damascato azzurro; da diritta si evolve e segue le stesse linee delle braccia di Amore e Psiche di Canova, tra le loro mani una farfalla. Il segno dorato prosegue nella terza sala, si sviluppa su un tessuto rosso e termina in un tulipano, simbolo della vanità delle cose terrene. Si inizia nel bianco, quindi nel tutto, si prosegue nel blu della consapevolezza e nel pensiero per terminare nel rosso; di nuovo la vita”.

– Desirée Maida

Giovanni Gaggia – Come Le Ali
Casa del Commiato Cecchetelli
Via Zoccolanti 27
Pergola (PU)
www.giovannigaggia.it

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AutoreGiovanni Gaggia
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.