Volume! cambia tutto. A Roma un laboratorio di neuroscienze dentro ad una galleria

Franco Nucci dopo il “pugno nello stomaco” dato al mondo dell’arte oltre vent’anni fa con la creazione della galleria Volume!, spiazza ancora e trasforma lo spazio in un autentico laboratorio scientifico dedicato alla percezione, alla memoria, alla vista, ai sensi. Il progetto, che si chiama Percezioni, sta per partire

Volume! - Flavio Favelli
Volume! - Flavio Favelli

Inizia col botto il 2019 di Volume!. Lo spazio romano che ha un punto esclamativo alla fine del nome e che ha fatto epoca negli ultimi vent’anni nella Capitale e non solo. Volume!, da qualche tempo anche Fondazione, è un progetto artistico piuttosto unico nel suo genere. Uno spazio molto connotato, nei vicoli più affascinanti e anti-turistici di Trastevere, consegnato di volta in volta in toto alla progettualità dell’artista, senza limite alcuno se non i ragionevoli paletti economici che una no-profit non può trascurare. Alcuni artisti hanno scavato buche, altri le hanno riempite, altri ancora hanno eretto muri e tramezzi che poi sono stati demoliti; le pareti sono state rivestite, colorate, scrostate e colorate di nuovo. Perfino l’ingresso della galleria è cambiato a seconda delle necessità espositive.

Volume! - Sol LeWitt
Volume! – Sol LeWitt

UNA NO PROFIT UNICA

Da sempre distante da qualsiasi obbiettivo commerciale, Volume! non è però neppure un mero progetto mecenatistico. È un esperimento per spingere il più possibile all’estremo il rapporto tra l’artista, lo spazio e lo spettatore. Un esperimento che però ha coinvolto, tra gli altri, artisti del tutto istituzionali che qui hanno deciso di mettersi in gioco forzando totalmente le dinamiche tipiche del museo, del white cube o della galleria commerciale. Qualche nome? Jannis Kounellis, Alfredo Pirri, Christian Boltanski, Gregor Schneider, Carla Accardi, Enzo Cucchi, Ernesto Neto, Jimmie Durham. Carsten Nicolai, Flavio Favelli, Pedro Cabrita Reis, Dennis Oppenheim, Santiago Sierra, Vettor Pisani, Fabio Mauri, Marina Abramovic, Costa Vece, Jaume Plensa, Sol Lewitt, Gilberto Zorio, Gianfranco Baruchello e decine di altri.
Oggi questo esperimento rilancia con ancor più forza il suo quoziente di sperimentalità. Volume! si appresta a divenire un vero laboratorio posto alla convergenza tra i linguaggi dell’arte e le neuroscienze, ovvero in quella stessa convergenza che racconta la vita di Franco Nucci, fondatore dello spazio oltre 20 anni fa. Luminare della neurochirurgia di caratura internazionale, Nucci da sempre si divide tra gli interventi chirurgici in sala operatoria (svariate decine di migliaia, soprattutto orientati alla risoluzione di lesioni dell’apparato nervoso centrale) e la ricerca pura. In realtà Volume! è sempre stato dal suo punto di vista un laboratorio di percezione, ma da quest’anno e (almeno) per un anno, si trasforma e lo diventa in maniera dichiarata e plateale. “Ho deciso di far convergere in maniera evidente le due grandi passioni della mia vita: scienza e arte” spiega Nucci. E così l’idea è quella di accentuare la sensazione di “pugno nello stomaco” che lo spazio di Volume! (una ex vetreria) restituisce ai visitatori ogni volta che lo percorrono radicalmente modificato dall’artista in mostra. Questa volta però la sensazione di straniamento, la percezione che ne deriva e il lavoro che gli organi e i sensi (a partire dalla vista) fanno per gestire questi stimoli, saranno misurati e studiati attentamente in ottemperanza ai parametri dell’alta ricerca universitaria.

STUDIARE SCIENTIFICAMENTE LE REAZIONI DEGLI SPETTATORI

Mimmo Jodice, Attesa, Opera 14, 1996
Mimmo Jodice, Attesa, Opera 14, 1996

“Il nuovo spazio che abbiamo creato” prosegue Nucci “servirà per esplorare in forma semplice e in scala progressivamente crescente la possibilità di poter usare e studiare le percezioni sensoriali dei fruitori rispetto al lavoro dell’artista”. Come tutti gli esperimenti scientifici che si rispettino non nel progetto mancheranno grandi istituzioni internazionali, si procederà alla scrupolosa raccolta dei dati e alla successiva pubblicazione dei risultati.
In concreto, la galleria è stata trasformata radicalmente. Lo spazio è stato totalmente annullato fatta eccezione per l’ultima piccola stanza, quella con il pavimento a volta, speculare al soffitto, realizzata da Bernard Rudiger nella primissima mostra di Volume!, trasformata da mille artisti dopo di lui e immortalata in una straordinaria foto di Mimmo Jodice. Per raggiungere la piccola sala un corridoio neutro largo 90 centimetri, a forma di semi-ovale, progettato dagli architetti di 2A+P/A (Gianfranco Bombaci e Matteo Costanzo). Una ventina di metri di percorso che depurano la percezione e poi la catapultano nel luogo di massima densità, dove il visitatore sarà – da solo e senza apparecchi elettronici o orologi, che avrà consegnato all’ingresso – al cospetto frontale con l’opera col mandato di restarci un numero predefinito di minuti. Al rientro saranno raccolte, per iscritto, impressioni anonime che saranno utili alla ricerca.

Progetto del corridoio - Volume!
Progetto del corridoio – Volume!

COME VISITARE IL PROGETTO

Niente inaugurazioni, vernissage, feste, nessuna didascalia, nessuna spiegazione dell’opera, nessun testo critico. Chi verrà a vedere la mostra non saprà neppure chi è l’artista ad esporre “perché la cosa” dice Nucci “potrebbe alterare la percezione”. Ci sarà un giorno di apertura, un giorno di chiusura (il primo intervento va dal 7 al 27 febbraio), un orario preciso di visita (dalle 17 alle 19.30) e i contatti sul sito di Volume! per prenotarsi. Perché solo su prenotazione si potrà accedere. Ma questa è l’esperienza offerta ai visitatori per così dire ‘normali’. Ci sarà poi una seconda parte, ancor più densa, del progetto che si svolgerà la mattina, quando il dispositivo di percezione creato dentro Volume! sarà messo a disposizioni di istituzioni scientifiche italiane e internazionali che qui porteranno al fine di studiarne le reazioni di fronte ad un opera d’arte così allestita due campioni: ragazzi al di sotto dei 15 anni e malati di Alzheimer nelle fasi iniziali. È evidente il tentativo di provare quanto il lavoro degli artisti possa essere decisivo nella costruzione e nella ri-costruzione della memoria. Dopodiché alla fine di tutto (“il progetto durerà un anno, o meglio per lo meno un anno” precisa Nucci) libro e convegno per documentare esperimento e risultati. Con l’obbiettivo, per dirla con il collezionista-operatore culturale-mecenate-scienziato Nucci di “dare un senso ai nostri sensi”. E magari in un periodo di appannamento per quanto riguarda il ruolo dell’arte nella società, si scopriranno nuove funzioni e nuove proprietà – chissà, perfino terapeutiche – nel lavoro degli artisti.

Via San Francesco di Sales 86 – Roma
www.fondazionevolume.com
dal 7 febbraio 2019

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.