Arte e intelligenza artificiale a Bologna. Le immagini della mostra di Guido Segni

Si intitola “Fino alla fine” la personale che la Galleria Adiacenze dedica alla ricerca di Guido Segni. Una serie di opere che riflette sulla relazione tra uomo e macchina sfruttando l’arma cognitiva del paradosso. Ecco le immagini

Guido Segni, Demand Full Laziness (2018-2023)
Guido Segni, Demand Full Laziness (2018-2023)

Una riflessione sul rapporto tra umanità e universo tecnologico incentrata sul tema del tempo. La mostra personale di Guido Segni negli spazi della Galleria Adiacenze di Bologna, inaugurata durante il weekend di Artefiera e aperta fino al 16 marzo, raccoglie un gruppo di lavori recenti dell’artista, conosciuto per la sua lunga ricerca nel campo della new media art, portata avanti negli anni sotto diversi pseudonimi (Dedalus, Clemente Pestelli, Les Liens Invisible e molti altri).
In occasione di questo progetto espositivo, curato da Marco Mancuso e Alessandra Ioalè, Segni porta nello spazio fisico numerose opere nate nella dimensione immateriale del web, generate da software e processi algoritmici. È il caso ad esempio di A Quiet Desert Failure (2015), un sistema automatizzato che da anni posta e archivia su un blog di Tumblr l’immagine satellitare di un’area del deserto del Sahara ogni 30 minuti, con lo scopo di mappare, entro cinquant’anni, la sua intera estensione (ammesso che i server di Tumblr non interrompano i loro servizi prima di quella data).
In Verba volant, scripta manent (2017), la volatilità dell’informazione digitale, simboleggiata da un tweet, viene paradossalmente fissata nel medium artistico più durevole di tutti: una lastra di marmo di Carrara. Il percorso si conclude al piano sotterraneo della galleria che è interamente dedicato al progetto più recente, Demand full Laziness (2018-2023), che ispirandosi alle tesi accelerazioniste espresse da Nick Srnicek e Alex Williams in Inventare il futuro, rivendica per l’artista il diritto alla pigrizia, delegando alla macchina il compito di produrre opere automaticamente e innescando così una riflessione sul concetto di produttività e sulla relazione tra lavoro, tempo libero e creazione artistica.

– Valentina Tanni

Evento correlato
Nome eventoGuido Segni - Fino alla fine
Vernissage01/02/2019 ore 19,30
Duratadal 01/02/2019 al 16/03/2019
AutoreGuido Segni
CuratoriAlessandra Ioalé , Marco Mancuso
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoADIACENZE
IndirizzoVicolo Spirito Santo 1/B - Bologna - Emilia-Romagna
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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