Aniconica ma sensoriale. L’arte di Mats Bergquist a Milano

Galleria San Fedele, Milano ‒ fino al 19 dicembre 2019. Le opere essenziali ma tattili dell’artista svedese in una personale che ne riassume ampiamente la poetica. Stratificazioni di cera, icone senza figura, “aleatori” paesaggi segnati dal bianco… Alla ricerca di una forma assoluta eppure profondamente dialettica.

Mats Bergquist-Rest. Exhibition view at Galleria San Fedele, Milano 2018
Mats Bergquist Rest. Exhibition view at Galleria San Fedele, Milano 2018

Essenziale ma non minimalista, austera ma generosa di sensazioni, l’arte di Mats Bergquist (Stoccolma, 1960) è ben descritta dalla personale che gli dedica la Galleria San Fedele. Pur assegnando il dovuto spazio alle singole opere, in alcuni casi paradossalmente monumentali, ciò che prevale è la partitura complessiva, l’interazione tra i lavori e lo spazio. Un allestimento da percorrere, molto più “corporeo” di quanto si possa pensare a un primo impatto.
L’aniconicità è (quasi) assoluta: pannelli monocromi che si ripetono modularmente, sculture austere dalla forma ovale che evocano teste senza sbocchi sul mondo esterno. Vige negli spazi della mostra un silenzio bergmaniano. Ma ben presto sensazioni tattili emergono. A partire dalle tavole a encausto, con le loro stratificazioni di cera, talvolta con le loro concavità, punto d’appoggio sinestetico per l’occhio. Si tratta di icone russe ‒ dato che l’artista ne segue il procedimento artigianale con la traversa e i venti strati ‒ però private di immagine.

COMPRESENZE

Assenza contingente oppure originaria? Consunzione o attesa di un’apparizione? Proprio in questa ambiguità, in questa compresenza di diverse direzioni del pensiero risiedono il fascino e l’interesse dei lavori di Bergquist. Anche l’opera più figurativa della mostra rivela un’assenza: è un calco in bronzo della mano dell’artista, che afferra il vuoto. Un’altra piccola scultura a parete è una scala che si inerpica verso il nulla (o vi si tuffa, a seconda della direzione in cui si legge l’opera).
Una parziale concessione alla referenzialità è rappresentata dalle “navi” che pendono dal soffitto. Ma anche qui la forma è stilizzata e la concavità della nave è colmata e contraddetta da un ammasso di pigmento: pieno e vuoto si compenetrano per raggiungere una forma assoluta e però dialettica.

Mats Bergquist-Rest. Exhibition view at Galleria San Fedele, Milano 2018
Mats Bergquist-Rest. Exhibition view at Galleria San Fedele, Milano 2018

CONTROMINIMALISMO

Al piano superiore, la mostra vira decisamente verso il bianco. Dapprima con una doppia scultura con un elemento a parete e uno sul pavimento. L’istinto è quello di considerare questa seconda struttura un inginocchiatoio, a causa delle due concavità. Ma la forma pura vince e si rimane nel regno indeterminato di un suggestivo “controminimalismo”.
L’ultima installazione, che associa due opere, gioca con la narrativa nella disposizione dei pezzi e nei riferimenti in parte “autobiografici”. Si forma così un aleatorio paesaggio nevoso stilizzato, da attraversare prima che l’occhio si perda nelle stratificazioni di bianco che riempiono i singoli pannelli.
Tra riferimenti alla filosofia occidentale e orientale, spunti letterari e un senso dell’organizzazione spaziale che dà l’idea di una partitura musicale, le opere di Bergquist forniscono un’interpretazione allo stesso tempo spirituale e laica di simboli e concetti universali.

Stefano Castelli

Evento correlato
Nome eventoMats Berguist - Rest
Vernissage26/10/2018 ore 18,30
Duratadal 26/10/2018 al 19/12/2018
AutoreMats Bergquist
CuratoriBruno Corà, Andrea dall’Asta S.I.
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoGALLERIA SAN FEDELE
IndirizzoVia Ulrico Hoepli 3A-B - Milano - Lombardia
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.

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