La storia del centro culturale TOMAV, avamposto per l’arte nel borgo marchigiano di Moresco

La storia di Moresco, borgo medievale nel fermano, che ospita il centro culturale TOMAV. Vi raccontiamo la storia di questo spazio: il 15 dicembre è previsto l’ultimo appuntamento per l’anno 2018

Tomav, interno - Sergio Marcelli solo show, Visioni 2018
Tomav, interno - Sergio Marcelli solo show, Visioni 2018

In Italia i maggiori centri permanenti dedicati al contemporaneo sono naturalmente concentrati nei capoluoghi e nelle città note per la produzione culturale, tuttavia esistono esperienze in zone di provincia, lontane dai flussi del mercato, degne di nota per tenacia, qualità e capacità progettuale non scontata laddove l’arte contemporanea non risiede come espressione peculiare del genius loci. Una di queste esperienze la sta vivendo un piccolo comune delle Marche dal nome antico che evoca cavalleria e valori cortesi e che sorge ai margini di una delle zone più misteriose e suggestive d’Italia, il Parco dei Sibillini: si tratta di Moresco, nel fermano, e della sua torre eptagonale visibile nel panorama anche da lontano che ospita dal 2010 un fervido centro culturale, il TOMAV. Ecco la storia.

Tomav, interno - Tino Stefanoni, solo show Sublimazione 2011
Tomav, interno – Tino Stefanoni, solo show Sublimazione 2011

PER TUTTI, NON DI TUTTI

È proprio questa struttura risalente al XII secolo, ubicata nel centro del borgo, la sede del TOMAV – Torre di Moresco Arti Visive, e che si rende bene pubblico utilizzato in maniera intelligente, al servizio di una politica culturale che punta alla valorizzazione del patrimonio come veicolo di diffusione di contenuti tra popolazione locale e turisti e di occasione di ricerca e di elaborazione artistica. Nato alla fine del 2010 con delibera dell’amministrazione comunale, proseguito con la giunta attuale, ideato da Andrea Giusti, ex gallerista anconetano che ha assunto pro bono l’incarico di direttore artistico, il TOMAV ha adottato l’ottica di un’idea democratica di cultura rivolta a tutti, ma non di tutti, come purtroppo capita spesso negli spazi comunali delle realtà di provincia (e non solo, date certe esperienze della Capitale), presi di assalto da torme di pittori della domenica: al Tomav è la selezione delle proposte a rendere l’istituzione credibile, e a garantire buoni standard di qualità nelle iniziative che presenta; capita così che lungo le scale della torre, durante le inaugurazioni, si incrocino galleristi e direttori di museo assieme a turisti reduci da trekking e sagre di paese.

FIRME STORICHE E IN ASCESA

L’evento inaugurale allestito nello slancio verticale dei quattro piani è stato una personale del compianto Tino Stefanoni, che credette subito nelle potenzialità del progetto; ad essa sono seguite mostre di nomi storicizzati (Mimmo Rotella, Biasi-Dadamaino-Simeti-Wilding, Transavanguardia, Ubaldo Bartolini, fotografia concettuale degli anni ‘60-’70, Maurizio Cesarini) intervallate da appuntamenti riservati a firme in ascesa (Eron, Daniele Bordoni, Jacopo Casadei, Rudy Cremonini, Sergio Marcelli, Marco Puca). In programma per la stagione invernale il progetto site-specific “Pure Graphite” di Riccardo Angelini dal 15 dicembre ed una perfomance di Maurizio Cesarini.

– Valeria Carnevali

TOMAV – Torre di Moresco Arti Visive
Moresco (Fm), Piazza Castello
www.comune.moresco.fm.it
[email protected]

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Valeria Carnevali
Marchigiana, dopo la laurea in Lettere Moderne conseguita a Urbino nel 1999 con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea, si stabilisce a Milano lavorando per diversi anni nel settore dell’editoria d’arte e collaborando con gallerie e spazi espositivi. Tornata a Fabriano nel 2007, si laurea in Scienze della Formazione Primaria, continuando a occuparsi di arte e cultura del presente, con particolare interesse per la didattica e l’educazione all’arte (e attraverso l’arte) contemporanea. È attualmente insegnante nella scuola primaria e curatore artistico. Nel 2016 fonda l’associazione Art comes to Town. Scrive per Artribune dal 2012.