Correva l’anno 1947: il Gruppo Forma Uno, Le Corbusier, la Pop art inglese di Paolozzi

Nuovo episodio di “Correva l’anno”, la rubrica settimanale di Artribune che racconta i fatti dell’arte del passato senza pretese di esaustività storica. Con un occhio all’attualità. Questa volta parliamo del 1947

Le Corbusier and his “Modulor” in his office, 35 rue de Sèvres. Paris, France, 1959 © René Burri / Magnum Photos
Le Corbusier and his “Modulor” in his office, 35 rue de Sèvres. Paris, France, 1959 © René Burri / Magnum Photos

Nel 2018 ricorre il settantunesimo anniversario dell’atto di nascita del Manifesto di Forma Uno, stilato a Roma nel marzo 1947 da un gruppo di artisti tra cui Achille Perilli, oggi ultranovantenne. Per l’occasione e nell’ambito dell’attenzione internazionale per l’arte astratta italiana del XX secolo, il Museo Statale dell’Ermitage di San Pietroburgo organizza dal 19 dicembre 2018 al 3 febbraio 2019, con il Centro Studi dell’Opera di Umberto Mastroianni patrocinata dal Consolato Generale di San Pietroburgo, la mostra antologica che ripercorre i 70 anni di carriera di Perilli, a cura di Dimitri Ozerkov e Luca Barsi.  Ma cos’altro è successo di preponderante nell’arte in quello scorcio di fine anni ’40 del secolo scorso? Dall’ideazione del celebre edificio di Le Corbusier La Unité d’Habitation al lancio della Pop art inglese da parte dell’artista scozzese di origine italiana Eduardo Paolozzi, ecco una selezione di fatti d’arte da ricordare…

-Claudia Giraud

1. IL GRUPPO FORMA UNO

Perilli. Il ponte, (Olio su tela)

Sono gli anni del dopoguerra, quando si accende il dibattito fra realismo e astrattismo e questo incomincia a definirsi teoricamente con le formulazioni del manifesto del Gruppo Forma Uno. Stilato nel marzo 1947 da Achille Perilli, allievo di Lionello Venturi e Giuseppe Ungaretti, insieme a Ugo Attardi, Carla Accardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato, nel documento si afferma che in arte esiste soltanto la realtà inventiva della “forma pura” che ha come mezzi di espressione il colore, il disegno, le masse plastiche e come fine l’armonia delle forme astratte oggettive.

2. LA UNITÉ D’HABITATION DI LE CORBUSIER A MARSIGLIA

Le Corbusier e Costantino Nivola ⓒFondation Le Corbusier by SIAE 2018

Nel 1947 prende il via il progetto di Le Corbusier La Unité d’Habitation, un complesso architettonico di stampo brutalista (per via dell’uso del cemento a vista) ideato come un piccolo quartiere che comprende, oltre agli appartamenti popolari, negozi, sale comuni e una scuola al proprio interno. Si tratta de l’unité d’habitation Cité Radieuse costruita a Marsiglia tra il 1947 e il 1952 che rappresenta una delle realizzazioni pratiche delle teorie ideate dal celebre architetto svizzero circa il nuovo concetto di costruire la città, dove l’architettura si fonde con i bisogni sociali dell’uomo medio. Ora, una mostra in programma dal 22 dicembre al 17 marzo 2019 al Museo Nivola di Orani (NU), vuole celebrare il più grande architetto del Novecento portando per la prima volta in Italia i suoi straordinari disegni già nella collezione Nivola, grazie a un progetto della Fondazione di Sardegna e della Fondazione Nivola nell’ambito di AR/S – Arte condivisa in Sardegna.

3. LA POP ART INGLESE DI EDUARDO PAOLOZZI

Eduardo Paolozzi in a workshop making Forms on a Bow No.2, early 1950s. courtesy Alma Zevi Venice

Il 1947 è anche l’anno del collage di Eduardo Paolozzi I was a Rich Man’s Plaything, il primo di una serie intitolata Bunk, composta da immagini di riviste americane, consegnate a Paolozzi da ex soldati americani a Parigi. Con quest’opera e le successive, dove assembla ogni tipo di materiale tratto dalla cultura popolare, incluse pubblicità, poster di film, giornali e altro, in cui sono ricorrenti le immagini di figure umane e macchinari, l’artista scozzese di origine italiana contribuisce in maniera decisiva alla formazione della Pop art inglese, che precede di circa un decennio la sua controparte americana. Una mostra in corso fino al 20 dicembre presso la galleria Alma Zevi di Venezia lo celebra, concentrandosi sui primi anni della sua carriera.

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).

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