Unlearning Barcelona, in Spagna un festival insegna a “disimparare” grazie ad artisti italiani

Il festival, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona, vede artisti e collettivi italiani impegnati a tradurre in arte l’“Unlearning”, il processo attraverso il quale vengono disimparate le conoscenze e le relazioni di potere della classe egemone per adottare il punto di vista degli emarginati

Unlearning Barcelona. La felicità che viene - workshop Liceo Caravaggio Milano - 2017 (Ph. Marco Passaro)
Unlearning Barcelona. La felicità che viene - workshop Liceo Caravaggio Milano - 2017 (Ph. Marco Passaro)

Disimparare? Perché no… Per la filosofa e attivista statunitense di origine bengalese Gayatri Spivak, il termine Unlearning descrive il processo attraverso il quale vengono messe in discussione le conoscenze e le relazioni di potere già conosciute, adottando il punto di vista dei paesi emarginati. Unlearning è quindi una procedura per imparare a disimparare le relazioni insieme agli altri, in maniera attiva, ed è il fondamento teorico attorno a cui ruota Unlearning Barcelona, il primo festival di Unlearning al mondo in corso a Barcellona fino al 10 novembre, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura della città e curato da Maria Rosa Sossai. Per “disimparare”, il festival si affida ai linguaggi dell’arte contemporanea, attraverso il lavoro degli artisti e collettivi ALAgroup, Baubaus, Valentina Bonizzi, Drifters, Educational Art, Paola Gaggiotti, No Working, Scholè, Wunderkammer, Wurmkos, Avelino e Sala, invitati a sperimentare l’Unlearning entrando in stretti rapporto con Barcellona e i suoi abitanti.

Educational Art
Educational Art

IL PROGETTO

“L’Istituto Italiano di cultura di Barcellona è impegnato sin dal 2017 nella promozione della creatività italiana – design, fotografia, musica, cinema, ecc. – e nella valorizzazione dell’arte contemporanea, ed è da questo progetto ambizioso e innovativo che nasce il festival d’arte contemporanea ‘Unlearning Barcelona’ che, sotto la cura di Maria Rosa Sossai, vedrà per la prima volta in Europa l’azione corale di collettivi e artisti italiani invitati ad agire nella città di Barcellona”, racconta ad Artribune Angelo Gioè, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona. “‘Unlearning Barcelona’ rappresenta quindi per l’Istituto Italiano di cultura l’opportunità di allargare il campo di sperimentazioni verso prospettive curatoriali e pratiche artistiche che sfidano l’idea stessa di mostra e di opera d’arte. Quello che la forma del festival offre di stimolante e interessante, è l’idea che il disapprendere insieme sia un elemento creativo e di analisi critica dei modelli di apprendimento alternativi, in questo caso specifico di conoscenza della città di Barcellona, attraversata spesso da un turismo frutto del processo di globalizzazione”.

Le navi sono partite - ALAgroup
Le navi sono partite – ALAgroup

DISIMPARARE PER RE-IMPARARE LA REALTÀ

Stando al concetto di Unlearning, in che modo l’arte può aiutare a mettere in discussione le conoscenze e le relazioni di potere e a “disimparare”? “Insieme al pubblico, i collettivi di artisti italiani invitati al Festival immagineranno forme per disimparare tutto ciò che già conosciamo e che ha portato a un mondo globalizzato e gentrificato che alimenta l’ossessione per il calcolo, le statistiche, il monitoraggio, la valutazione in itinere, il controllo, l’auto valutazione, la doxa”, ci spiega Maria Rosa Sossai, curatrice del festival e fondatrice di ALAgroup. “Con la consapevolezza che apprendere non significa soltanto acquisire una serie di conoscenze e abilità ma in un certo senso performare le relazioni esistenti, le azioni dei collettivi e degli artisti decostruiranno quelle basate sul potere degli uni sugli altri. Quello che abbiamo sino a ora imparato è opera di una secolare suddivisione tra ciò che era ritenuto importante e ciò che non lo era, sulla base di logiche e rapporti egemonici”. In occasione del festival, luoghi pubblici e privati nella città di Barcellona (come scuole, un supermercato, un centro culturale, il Palau de la Generalitat), si trasformano in spazi di sperimentazione in cui sviluppare azioni educative condivise con piccole comunità locali, nella convinzione che la funzione dell’arte sia una libera e creativa conoscenza di se stessi in relazione agli altri. “Le azioni proposte dai collettivi e dagli artisti invitati”, continua Gioè, “creano nuovi spazi di immaginazione per la città con strutture, forme di collaborazione e di détournement percettivo e sensoriale che richiamano alla mente i giochi di avvenimenti e le decostruzioni spazio temporali del movimento situazionista”.

LE AZIONI IN PROGRAMMA

All’interno di un supermercato Keisy, Baubaus propone un esercizio di progettazione lenta e collettiva per tornare a osservare i luoghi, le persone, le cose; il duo Drifter propone un taglio di capelli a chiunque si siederà su una sedia posizionata al centro di un quadrato, mentre l’altra artista darà a ogni partecipante un testo poetico da leggere ad alta voce; Educational Art propone un esercizio svolto da una coppia di genitori o da una coppia di adulti che interpretano il ruolo dei genitori; Museo Wunderkammer, in collaborazione con l’artista David Ricart e i membri del collettivo Fanzinoteca La Modesta de la Escola Massana, propone ai cittadini di immaginare un’utopia collettiva, di riflettere sul modo di viverla e osservarla, per ricavare desideri e contraddizioni latenti e potenziali; seguendo la classica tradizione del simposio e del trattamento, No Working, insieme ai gruppi presenti, svilupperanno il loro concetto di cucina, esplorando la relazione tra l’atto di cucinare, lo scambio di piatti-concetti e la forma dei pasti che saranno consumati; l’esercizio proposto da Scholè deriva dal significato etimologico del nome del collettivo, che nell’antica Grecia era il tempo libero da obblighi: così, l’otium sarà restituito durante i giorni del festival a chiunque desideri fermarsi, ai collettivi durante l’esecuzione delle loro azioni, ai passanti che parteciperanno, alle persone indaffarate; infine Wurmkos propone Fianco a fianco, nella scuola d’arte Metàfora, un esercizio di relazione attraverso segni, scrittura, disegno e trasmissione di energia tra persone che in ambito sociale ricoprono ruoli diversi, ovvero insegnanti e studenti.

– Desirée Maida

Barcellona // fino al 10 novembre 2018
Unlearning Barcelona
Sedi varie
www.iicbarcellona.esteri.it/iic_barcellona/it/

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.