Nel 2019 Rabat, in Marocco, ospiterà la sua prima biennale. E sarà tutta al femminile

Nella prossima primavera sarà inaugurata a Rabat la prima biennale dedicata alla creazione artistica contemporanea. Un evento distribuito per la città che, in questa edizione pilota, avrà una particolarità: esporrà solo opere di artiste…

Rabat, Marocco
Rabat, Marocco

In epoca di #MeToo l’idea di una biennale tutta al femminile è una notizia. Se poi il luogo deputato a questo evento è la capitale di un paese musulmano tutto diventa più interessante. Ad aprile 2019 sarà inaugurata a Rabat, in Marocco, la prima edizione della biennale dedicata alla creazione artistica contemporanea. Con una particolarità: sarà una mostra tutta al femminile.

LA BIENNALE

La prima edizione della biennale presenterà una serie di opere realizzate per l’occasione esclusivamente di donne di varie nazionalità e provenienti da diverse discipline. Il curatore è Abdelkader Damani, direttore del FRAC Centre-Val de Loire d’Orléans. Per questa edizione pilota si è scelto di puntare su una persona di grande esperienza che conosce molto bene il mondo arabo. Damani, architetto, storico dell’arte e curatore, ha una lunga carriera alle spalle di manifestazioni internazionali, come la Biennale di Dakar nel 2014 e la Biennale di Architettura d’Orléansinaugurata ad ottobre 2017.

NEL SEGNO DELLA MULTIDISCIPLINARITÀ

Nessun nome né nessuna ulteriore informazione è trapelata sulla biennale di Rabat. Tutto è ancora circondato dal massimo riserbo e si dovrà attendere la fine di ottobre quando verrà presentato il programma alla stampa. Si sa solo che la biennale sarà multidisciplinare. Non solo artiste, dunque, ma anche danzatrici, attrici, scrittrici. Questo perché l’arte e la cultura, ha dichiarato Damani a Le Journal des Arts, “hanno il potenziale per riscrivere il mondo“. La biennale rappresenta anche l’occasione per rilanciare la città di Rabat – capitale politica e amministrativa del Marocco, ma sicuramente una delle mete turistiche meno attrattive del paese – dal punto di vista culturale. La manifestazione si svolgerà principalmente nel recente Museo di arte moderna e contemporanea Mohammed VI, ma coinvolgerà anche ad altri siti in giro per la città. L’evento, il cui nome ufficiale e la sua programmazione completa saranno svelati in ottobre, durerà alcuni mesi e si terrà, ovviamente, ogni due anni. Il progetto sarà finanziato da FNM (National Museum Foundation) e da fondi privati.

UNA MANIFESTAZIONE TUTTA AL FEMMINILE

La scelta di puntare esclusivamente sulla compagine femminile svela una dichiarazione di intenti precisa: sancire l’importanza delle donne nella storia e nel sistema dell’arte contemporanea, anche nel mondo arabo. Al di là dei clichè e della retorica da luogo comune, esiste una generazione di artiste provenienti dal mondo arabo che si stanno imponendo sulla scena internazionale. È una prospettiva interessante quella di utilizzare principalmente il punto di vista femminile in opposizione ad una storia dell’arte scritta essenzialmente dagli uomini. Di certo si sa solo che saranno coinvolte 20 o 30 artiste, non tutte marocchine ma provenienti dall’area del Mediterraneo. Scelta non casuale ma di grande attualità visto che si tratta di una delle zone calde del pianeta in cui sono in gioco le macro questioni internazionali, a partire dall’immigrazione. Non resta che aspettare la fine di ottobre per scoprire ulteriori dettagli.

      Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.