Demolito lo studio di Ai Weiwei a Pechino. “Senza preavviso”, commenta l’artista su Instagram

L’artistar cinese, noto per il suo attivismo in difesa dei diritti umani e per essersi scontrato spesso con il regime del suo paese, in questi giorni documenta su Instagram la demolizione del suo studio a Pechino, avvenuto “senza preavviso”. Ecco la vicenda…

Ai Weiwei
Ai Weiwei

“Oggi hanno iniziato a demolire senza alcuna precauzione il mio studio ‘zuo you’, che è il mio studio principale dal 2006. Si tratta di un edificio industriale in stile socialista della Germania dell’Est. Addio”. Con queste parole Ai Weiwei(Pechino, 1957) annuncia con un video su Instagram l’improvvisa demolizione del suo studio di Pechino, un’ex fabbrica di automobili alla periferia della città che da tre giorni è sotto l’azione delle ruspe. “Oggi, in assenza di preavviso, il mio studio è stato improvvisamente demolito con forza”, continua a commentare sul social network l’artistar diventato celebre in tutto il mondo per il suo attivismo politico e soprattutto per l’opposizione al regime cinese che, nel 2011, gli costò la detenzione in carcere per 81 giorni con l’accusa, secondo molti falsa, di evasione fiscale.

Day four.collecting the dust.

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DEMOLIZIONI CULTURALI E URBANIZZAZIONE A PECHINO

La demolizione dello studio di Ai Weiwei non sembrerebbe, almeno in apparenza, una ritorsione del governo nei confronti dell’artista dissidente, ma rientrerebbe in un più complesso piano urbanistico di riqualificazione dell’area periferica di Pechino, destinata a ospitare in futuro un centro commerciale. Inoltre il contratto di affitto per l’occupazione dello spazio è scaduto lo scorso autunno, ma stando a quanto raccontato da uno degli assistenti di Ai Weiwei, da parte delle autorità non sarebbero giunte comunicazioni sui tempi della demolizione. Èanche vero, però, che una simile sorte è toccata, il mese scorso, ad alcune gallerie situate nel distretto pechinese di Caochangdi, con la differenza però che gli spazi espositivi erano stati informati della demolizione che avrebbe interessato i loro edifici con due settimane di anticipo; per non parlare poi di Heiqiao o Black Bridge, zona di Pechino nota per ospitare molti studi d’artista che lo scorso anno è stata rasa al suolo sempre in nome della riqualificazione urbanistica della città.

AI WEIWEI TRA ARTE E IMPEGNO POLITICO

Quello di Pechino non è il primo studio di Ai Weiwei che viene demolito dalle autorità cinesi. Nel gennaio 2011 infatti la giunta di Shangai decretò la chiusura e la demolizione dello studio dell’artista, di cui vennero recuperate alcune parti. Pochi mesi dopo, precisamente ad aprile, l’artista venne arrestato e detenuto in una località segreta per quasi tre mesi, con l’accusa di evasione fiscale, sebbene fosse noto l’impegno di Ai Weiwei contro il governo per le discutibili posizioni di quest’ultimo in materia di diritti umani. Dopo la scarcerazione, l’attivista è stato costretto agli arresti domiciliari per 4 anni, al termine dei quali, nel 2015, è partito alla volta di Berlino, dove vive e lavora.

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LA CRONACA SU INSTAGRAM

La demolizione dello studio di Ai Weiwei è iniziata lo scorso 3 agosto ed è ancora in fase di svolgimento, come documentano i video pubblicati dall’artista su Instagram: solo nella giornata di oggi sono stati lanciati già 8 video, tutti senza didascalia. Solo sequenze mute che mostrano l’abbattimento dell’edificio e i collaboratori di Ai impegnati a raccogliere la polvere e i resti di cemento risultanti dalla demolizione. “Vedo che stai ideando qualcosa con questa polvere”, commenta un follower. Forse una futura installazione, o l’intenzione di ricostruire altrove, con quei resti, il suo studio. Nei giorni scorsi, l’artista ha anche pubblicato le immagini delle opere che ha realizzato dentro il suo studio, tra cui uno dei pezzi di Miami Chadelier(2008), Tree(2015) e un modello per Law of the Journey(2017), scultura che rappresenta un gruppo di persone a bordo di una scialuppa di salvataggio, recentemente in mostra alla Biennale di Sydney.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.