Installazioni d’arte contemporanea nel Parco Archeologico dell’Appia Antica a Roma. Le immagini

Stefano Arienti, Cuoghi Corsello, Dado e Rusty sono i protagonisti della mostra Ailanto<3, che presenta installazioni site-specific nel Parco Archeologico dell’Appia Antica in un percorso che mette in relazione arte, architettura e paesaggio. Le immagini.

Cuoghi Corsello, Miraggio 3, 2018. Ph. Cuoghi Corsello
Cuoghi Corsello, Miraggio 3, 2018. Ph. Cuoghi Corsello

Arte e natura, architettura e paesaggio. L’arte contemporanea si misura sempre più spesso con queste dicotomie. Che, di fatto, interpretano e raccontano il rapporto tra l’uomo e ciò che lo circonda. Ma può una pianta diventare simbolo e metafora per una mostra? Evidentemente sì. La mostra Ailanto<3 ne è la testimonianza. Un percorso di installazioni realizzate ad hoc nel cuore del Parco Archeologico dell’Appia Antica che ruotano intorno al parallelismo tra una pianta invasiva non autoctona, l’ailanto appunto, e alcuni linguaggi artistici che si sono diffusi a partire dagli anni Ottanta a oggi. Originaria della Cina, questa specie si è diffusa ovunque in Europa. In Italia la sua presenza è aumentata negli ultimi tre decenni a causa del progressivo abbandono delle aree urbane e suburbane. Nella mostra curata da Fulvio Chimento, che proseguirà fino al 29 settembre, l’ailanto diventa il simbolo di una ricerca artistica che non si uniforma alle tendenze dominanti. Gli artisti coinvolti, Stefano Arienti, Cuoghi Corsello, Dado e Rusty, partono dai monumenti presenti nell’intera area archeologica – le Grandi Terme, le cisterne interrate, l’acquedotto, il Ninfeo, Santa Maria Nova, l’Appia Antica – per esaltarne o sovvertirne le caratteristiche. Stefano Arienti presenta Ailanto rosso, un disegno di grande formato su telo anti-polvere allestito nel 2012 all’Isabel Stewart Museum di Boston. Rusty riproduce nel porticato delle terme la pavimentazione musiva ispirata ai mosaici già presenti nell’area utilizzando esclusivamente i tappi delle bombolette spray. Cuoghi Corsello realizzano una serie di installazioni site specific che instaurano una relazione diretta con la dimensione del tempo. L’opera di Dado mira invece a decontestualizzare l’opera d’arte portando all’interno dell’area archeologica un immaginario prettamente metropolitano.

      Mariacristina Ferraioli

Roma // fino al 29 settembre 2018
Ailanto<3
Villa dei Quintili, via Appia Nuova 1092 (ingresso anche da via Appia Antica 251) Roma

 

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.