La mesa herida, l’opera di Frida Kahlo scomparsa in Polonia nel 1955 forse sarà presto ritrovata

Realizzato nel 1940 e ispirato al tema iconografico dell’Ultima Cena, il dipinto della pittrice surrealista è sparito dopo essere stato esposto a una mostra d’arte messicana a Varsavia. Ma recenti indagini forse condurranno presto al suo ritrovamento…

NYBG Frida Kahlo figurine photo by Nickolas Muray
NYBG Frida Kahlo figurine photo by Nickolas Muray

Se le mostre a lei dedicate, le bambole realizzate con le sue fattezze e il recente lancio su Google Arts & Culture della sua prima retrospettiva virtuale fanno della pittrice messicana Frida Kahlo una delle personalità artistiche del Novecento più messe nel mirino dai media e amate dal pubblico, forse non tutti sanno che tra i tanti dipinti realizzati dall’iconica artista, uno è andato misteriosamente perduto e sono in corso indagini per tentare di ritrovarlo. La mesa herida (La tavola ferita) è il titolo del grande quadro che Frida Kahlo dipinse nel 1940 e di cui si sono perse le tracce nel 1955, subito dopo essere stato esposto a una mostra a Varsavia. Ma oggi uno studioso, dopo lunghe ricerche, afferma che le sue indagini lo condurranno presto a ritrovare l’opera scomparsa. O almeno, pensa di riuscirci nell’arco di cinque anni.

Frida Kahlo e La mesa herida
Frida Kahlo e La mesa herida

LA STORIA DEL DIPINTO

Realizzata da Frida Kahlo nel 1940, La mesa herida è grande tavola di 1,2 x 2,4 metri che rivisita il tema iconografico dell’Ultima Cena, dove Kahlo rappresenta se stessa e i suoi ospiti: uno scheletro che gioca con i suoi capelli, una figura di argilla precolombiana che presta un braccio all’artista che sembra essere priva di braccia, una figura grottesca che si pensa possa essere riconducibile al marito Diego Rivera e i nipoti, tutti attorno a un tavolo ricoperto da piaghe sanguinanti con zampe umane scuoiate. Il dipinto oggi avrebbe un valore di oltre 20 milioni di dollari. “L’opera è importante perché non è soltanto un autoritratto, è una dichiarazione”, ha spiegato Helga Prignitz-Poda, curatrice e storica che sta lavorando a un catalogo aggiornato dell’arte di Kahlo. La studiosa ha condiviso le sue scoperte sulla storia del dipinto in un saggio per la rivista International Foundation for Art Research (Ifar), in cui afferma che sebbene la pittrice avesse donato la sua opera all’Urss, ​​i documenti dell’epoca invece dimostrano che i funzionari sovietici lo avrebbero considerato un esempio di “decadente arte borghese formalista” e dunque inadatto all’esibizione pubblica. Nel 1954, lo stesso anno in cui Kahlo morì, Rivera chiese che il dipinto venisse esposto in Polonia in occasione di una mostra d’arte messicana. La mostra alla Zacheta National Gallery of Art di Varsavia è stata mandata in tournee in altri paesi dell’Unione Sovietica, ma dopo la tappa di Varsavia, il dipinto di Kahlo è praticamente sparito nel nulla.

LE INDAGINI

Oggi però Raúl Cano Monroy, studioso che lo scorso anno ha organizzato una mostra presso il Museo Casa Estudio Diego Rivera y Frida Kahlo a Città del Messico, rivela che le indagini da lui condotte all’archivio del Fronte Nazionale delle Arti Plastiche, ente che negli anni Cinquanta promuoveva l’arte messicana all’estero, presto potrebbero portarlo al ritrovamento del dipinto. “Credo che tra cinque anni le mie indagini porteranno i loro frutti”, ha rivelato Cano, ma “date le circostanze, e che non posso condividere le informazioni che ho sull’argomento, non posso dire nulla”, ha poi concluso. Staremo a vedere…

– Desirée Maida

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AutoreFrida Kahlo
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.