Gerhard Richter dona ad una chiesa sconsacrata di Münster un’opera ispirata al pendolo di Foucault

L’artista tedesco ha realizzato un’opera ispirata al pendolo di Foucault che è stata installata in maniera permanente all’interno di una chiesa sconsacrata di Münster per simboleggiare la vittoria della scienza sull’ignoranza e sull’oscurantismo…

Gerhard Richter, Pendel, Münster, 2018
Gerhard Richter, Pendel, Münster, 2018

Dopo aver donato diciotto sue opere in beneficenza per un progetto chiamato Housing First allo scopo di acquistare alloggi permanenti per un centinaio di senzatetto, Gerhard Richter (Dresda, 1932) compie un altro atto di generosità. Stavolta l’artista tedesco dona un’opera ispirata al pendolo di Foucault ad una chiesa sconsacrata di Münster. Una scelta non casuale, ma dal forte valore simbolico. In un’epoca complessa come la nostra, il pendolo di Foucault è per Richter il simbolo perenne della vittoria della scienza sull’ignoranza e l’oscurantismo.

L’ESPERIMENTO DI FOUCAULT

Una storia, quella del pendolo, che, per sua stessa ammissione, ha sempre affascinato Richter. Chiamato così in onore del fisico francese Jean Bernard Léon Foucault (Parigi 1819 – 1868), il pendolo fu concepito come esperimento per dimostrare la rotazione della Terra alla Chiesa Cattolica ancora scettica. Lo studioso aveva capito che sarebbe stato possibile osservare direttamente la rotazione terrestre studiando il moto di un grande pendolo. In particolare, sarebbe bastato attaccare un’estremità di una lunga fune a un soffitto sufficientemente alto, fissando l’altro capo ad una massa sferica. Se l’ipotesi della rotazione terrestre fosse stata corretta, il pendolo di Foucault avrebbe progressivamente cambiato piano di oscillazione, in caso contrario avrebbe invece tracciato una sola linea retta sulla sabbia sottostante. Nel 1851, il fisico francese ebbe il permesso di installare un grande pendolo all’interno del Pantheon di Parigi per compiere il suo esperimento. Furono necessari una massa sferica di 30 chili e una fune lunga 70 metri per dimostrare definitivamente, dopo 30 ore di oscillazione, la rotazione della terra.

IL PENDOLO DI RICHTER

Gerhard Richter, Pendel, Münster, 2018
Gerhard Richter, Pendel, Münster, 2018

Riprendendo lo stesso principio di Foucault, Richter ha realizzato un pendolo che comprende una palla di ottone da 48 kg sospesa su un cavo lungo 29 metri. Una calamita creata dal dipartimento di fisica dell’università di Münster mantiene la sfera costantemente in movimento su una superficie di pietra, mentre quattro lastre di vetro riflettono il movimento del pendolo, rendendo visibile la sua oscillazione da ogni angolo dello spazio. Un lavoro dal forte taglio politico che ricorda appunto la vittoria della scienza sull’ignoranza e sull’oscurantismo. L’opera è stata installata al posto dell’altare all’interno di una chiesa cattolica sconsacrata di Münster pochi giorni fa. La chiesa domenicana dei primi del XVIII secolo era ormai in disuso. Gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e ricostruita negli anni ’60, la chiesa era utilizzata per conferenze e seminari dall’università di Münster fino a novembre 2017, quando è stata sconsacrata perché necessitava urgentemente di ristrutturazione. L’organo, così come l’altare, è stato rimosso. Lo spazio sarà utilizzato per eventi e concerti. Il sindaco della città tedesca spera che l’opera di Richter diventi un richiamo per turisti ed appassionati d’arte e che contribuisca a raccogliere i fondi necessari, circa 650.000 euro, per ultimare la ristrutturazione della chiesa.

– Mariacristina Ferraioli

 

Dati correlati
AutoreGerhard Richter
Generearte contemporanea
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.