Notes from the Future: una mostra a Londra racconta il futuro visto dagli artisti

Sette artisti contemporanei cercano di immaginare il futuro del globo terrestre. Il tema centrale è quello della sopravvivenza, un obiettivo che richiede un costante sforzo di adattamento. Alla Hayward Gallery di Londra fino al prossimo 11 giugno

Ann Lislegaard, Time Machine 2011
Ann Lislegaard, Time Machine 2011

“Il futuro è già qui”, diceva William Gibson, “solo che non è ancora uniformemente distribuito”. Lo scrittore americano, che il nostro domani ha cercato di immaginarlo per tutta la vita nei suoi romanzi, poneva l’accento su una questione importante che riguarda la struttura stessa del tempo: passato, presente e futuro sono profondamente interconnessi. Quello che diventerà di uso comune nel futuro è probabilmente visibile in qualche forma, seppur embrionale, già oggi; tutto sta nel saperlo riconoscere. È quello che cercano di fare gli artisti invitati alla mostra Adapt to Survive. Notes from the Future, in corso a Londra fino all’11 giugno presso l’HENI Project Space della Hayward Gallery, da poco riaperta dopo una lunga ristrutturazione. Curata da Cliff Lauson, Senior Curator della galleria di Southbank, la mostra include le opere di sette artisti internazionali – Andreas Angelidakis, Julian Charrière, Youmna Chlala, Rainer Ganahl, Marguerite Humeau, Ann Lislegaard e Bedwyr Williams – ed è frutto di una collaborazione con il centro culturale Concrete di Dubai.

Julian Charrière, Metamorphism 2016
Julian Charrière, Metamorphism 2016

MACCHINE DEL TEMPO E FOSSILI DEL FUTURO

I lavori presentati ruotano attorno all’idea che la capacità di adattamento sia una componente fondamentale per l’uomo del futuro, dando così per scontato che il domani sia un luogo fatto di dolorose mutazioni, un posto inospitale che richiederà all’uomo uno sforzo per garantirsi la sopravvivenza. In Time Machine, ad esempio, il video di Ann Lislegaard, l’immagine di una volpe sintetica sembra arrivarci da un’altra dimensione; il linguaggio è oscuro e frammentato, la trasmissione piena di errori e interferenze. Le sculture di Julian Charrière della serie Metamorphism non sono meno inquietanti: l’artista immagina un futuro in cui i prodotti elettronici che utilizziamo oggi siano stati assorbiti dalla crosta terrestre. Il cortometraggio provocatorio e ironico di Rainer Ganahl I Hate Karl Marx, invece, è ambientato nel 2045 e racconta un futuro alternativo in cui tutto il mondo ha adottato la cultura cinese come riferimento principale e in cui la maggior parte dei Paesi ha scelto un regime comunista.

– Valentina Tanni

Adapt to Survive: Notes from the Future
Fino all’11 giugno 2018
Hayward Gallery, Southbank Centre
Belvedere Road, London SE1 8XX, United Kingdom
www.southbankcentre.co.uk

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).