Variazioni fotografiche sul tema. Thomas Demand a Firenze

Galleria Gentili, Firenze ‒ fino all’11 maggio 2018. Un’indagine sulla formazione e la conservazione della memoria collettiva, attraverso un processo creativo che interessa creazione manuale di opere su carta e successivo intervento fotografico. Materiale e immateriale si incontrano e concorrono alla creazione di una memoria intima e vera.

Nell’epoca della sovraesposizione alle immagini, e della fotografia digitale come mezzo principale di creazione della memoria collettiva, Thomas Demand (Monaco di Baviera, 1964) s’interroga sui rischi dello smarrimento di questa stessa memoria. C’è troppo da vedere e da ricordare, e poche immagini sono oggetto di ragionamento critico. L’artista compie un’autentica rivoluzione concettuale, spostando la prospettiva dalla realtà raccontata dalla fotografia alla fotografia stessa. È di questa che si ricorderà, del suo processo realizzativo, che, a differenza della realtà, lo coinvolge davvero.
Lavorando con carta colorata di differenti misure e compattezza, Demand si rifugia nel suo personale universo creativo, e l’opera che ne consegue è la metafora di quello che potrebbero essere le vite degli individui se fossero veramente vissute in chiave personale, votate alla realizzazione di un qualcosa che lasci una traccia, materiale o morale. Non immagini ma contenuti.

Niccolò Lucarelli

Evento correlato
Nome eventoThomas Demand
Vernissage16/03/2018 ore 18.30
Duratadal 16/03/2018 al 11/05/2018
AutoreThomas Demand
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoGALLERIA GENTILI
IndirizzoBorgo Pinti 80/R - 82/R - Firenze - Toscana
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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.
  • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

    perché fare fotografie, immagini, quando quello che conta deve essere una vita vissuta in modo personale (a meno che la personalizzazione della propria vita non sia proprio il fotografare :))? conterebbe vivere e non fotografare, mi sembra di intendere… o mi sfugge qlcosa?
    sembra il solito dilemma tra arte e vita che si cita sempre ma non si arriva mai ad annullare completamente l’oggetto artistico… la vera opera oggi è quella che non esiste fisicamente, che non è fuori di noi, ma solo dentro di noi. Un po’ quello che dice Caliandro nella sua rubrica, citando Brendan Kennelly: “Se vuoi veramente arrivare lì dove la scrittura vive, scrivi come se fossi morto”. che io intendo così: solo se sei fuori dal (solito, abituale) mondo – e quindi morto per gli altri – puoi veramente vivere. e io ci provo tutti i giorni.
    quindi guardando la foto di Demand con la sedia bianca di plastica, mi sono seduto su una sedia simile che avevo a casa mia e ho riascoltato slow motion di Battisti (grazie Caliandro!). non ho prodotto nulla di concreto ma si è creata una relazione che mi ricorderò…