Una mostra all’Albertina di Vienna svela i segreti dell’alfabeto visivo di Keith Haring

Una mostra in corso a Vienna indaga la simbologia sottesa ai graffiti e ai segni di Keith Haring, writer e “artistar” statunitense scomparso nel 1990 e di cui quest’anno decorrerebbe il 60esimo compleanno

Keith Haring, Untitled, 1982 Vinyl paint on vinyl tarp © Keith Haring Foundation
Keith Haring, Untitled, 1982 Vinyl paint on vinyl tarp © Keith Haring Foundation

“Sono affascinato dalle forme che le persone scelgono come simboli per creare un linguaggio. In tutte le forme c’è una struttura di base, un’indicazione dell’intero oggetto con un minimo di linee che diventa un simbolo. Questo è comune a tutte le lingue, a tutte le persone, tutte le volte”. Con queste parole Keith Haring (Kutztown 1958 – New York 1990) dava una definizione alla sua personale idea di linguaggio, da lui considerato un insieme di forme che diventano simboli della storia di ognuno di noi. Di segni, graffiti e geroglifici “underground” è composto infatti il suo alfabeto visivo di cui, a partire dagli anni Ottanta, Haring si serve per lasciare i suoi messaggi nelle metropolitane – e non solo – di New York. Per celebrare ed esaminare il linguaggio di un autore che, dal punto di vista semiotico ed estetico, ha lasciato un segno indelebile nella storia del Graffitismo, l’Albertina Museum di Vienna dedica all’artista statunitense la mostra Keith Haring. The Alphabet, visitabile fino al prossimo 24 giugno.

Keith Haring, Untitled (Self-Portrait), 1985. Acrylic on canvas. Udo and Annette Brandhorst Collection, Munich © The Keith Haring Foundation
Keith Haring, Untitled (Self-Portrait), 1985. Acrylic on canvas. Udo and Annette Brandhorst Collection, Munich © The Keith Haring Foundation

LA MOSTRA

La mostra, organizzata in occasione del 60esimo compleanno dell’artista, comprende un centinaio di opere provenienti da collezioni private e musei internazionali, e focalizza l’attenzione sul simbolismo creato da Haring, rivelando le fonti che hanno ispirato l’ex artista di strada poi diventato una star dell’art system internazionale che ha studiato semiotica mentre frequentava la School of Visual Arts di New York. La carriera creativa di Haring – diventato noto per i suoi disegni di bambini “striscianti”, cani che abbaiano e figure che ballano – deve molto al suo peculiare alfabeto visivo costituito da immagini che attirano l’attenzione non solo per le forme e i colori, ma anche per i messaggi di giustizia sociale che veicolano: i disegni, i dipinti e le sculture di Haring si fanno infatti portavoce delle sue posizioni contro la violenza delle élite dominanti, contro l’oppressione delle minoranze e contro i pregiudizi, e della battaglia contro l’apartheid in Sudafrica e della lotta all’AIDS, malattia di cui l’artista morì nel 1990.

L’ALFABETO DI HARING

Haring ha costruito il suo alfabeto visivo convinto che le immagini potessero funzionare come le parole. Ispirandosi alla scrittura geroglifica degli antichi egizi, Haring ha trasformato le forme astratte dei suoi primi disegni nel proprio linguaggio di simboli: da questa evoluzione nascono i suoi disegni più caratteristici, come il cane (simbolo di giustizia), il disco volante (lo spazio; il viaggio nello spazio), la lampadina (un’idea geniale), la vagina e il pene (il ciclo della vita), il fantasma (la morte), gli “smile” (felicità), punti e tratteggi (figure umane stilizzate o simboli di “alterità”), il cervello (l’intelligenza), la piramide (la sapienza degli antichi), il serpente (la trasformazione), telefoni, radio e tv (la comunicazione contemporanea), il simbolo del dollaro (critica al consumismo della società di oggi), l’angelo (la lotta del bene contro il male)…

– Desirée Maida

Vienna // fino al 24 giugno 2018
Keith Haring. The Alphabet
Albertinaplatz 1
www.albertina.at

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.