Compromiso Político, al BAK di Utrecht una mostra indaga il rapporto tra arte e impegno sociale

Inaugura a Utrecht la nuova sede di BAK, centro d’arte contemporanea dallo scorso anno sotto la curatela dell’italiano Matteo Lucchetti. E inaugura con una mostra che indaga le condizioni dei lavoratori nell’era della globalizzazione e il ruolo dell’arte in ambito sociopolitico

Matthijs de Bruijne, Migrant Domestic Workers FNV demonstration: 100.000 families trust us, Amsterdam, 2013, photograph. Photo: Matthijs de Bruijne
Matthijs de Bruijne, Migrant Domestic Workers FNV demonstration: 100.000 families trust us, Amsterdam, 2013, photograph. Photo: Matthijs de Bruijne

Una mostra nel cuore di Utrecht, un centro d’arte dalla mission coraggiosa e fuori dagli schemi, artisti socialmente impegnati e un curatore italiano a coordinare il tutto. Si sa, quando i progetti espositivi sono complessi e scardinano gli stessi confini del mondo dell’arte, gli elementi di cui esso si compone sono molteplici e variegati, ma allo stesso tempo danno vita, come in questo caso, a un caleidoscopico sguardo sul mondo di oggi. Matthijs de Bruijne: Compromiso Político è il titolo della mostra che inaugurerà il prossimo 10 febbraio a Utrecht in Olanda presso la nuova sede di BAK, centro dedicato all’arte contemporanea la cui curatela della sezione Exhibitions e Public Programs è affidata all’italiano Matteo Lucchetti. L’esposizione vedrà dialogare le opere a tema sociopolitico – per la precisione sui diritti dei lavoratori nell’era della globalizzazione e della liberalizzazione del lavoro – di Matthijs de Bruijne, a cui verranno affiancati i lavori di tre artisti provenienti da diversi contesti geopolitici ma vicini alle tematiche della mostra: Mierle Laderman Ukeles, Piero Gilardi e Jeremy Deller.

Piero Gilardi, Masso della crisi, 2012-2017, inflatable object, courtesy Fondazione Centro Studi Piero Gilardi
Piero Gilardi, Masso della crisi, 2012-2017, inflatable object, courtesy Fondazione Centro Studi Piero Gilardi

IL BAK: LA NUOVA SEDE, I PROGRAMMI E LO SVILUPPO DELLA PROSSIMA MOSTRA

“Il BAK è un’istituzione nata dagli anni 2000 che con la direzione di Maria Hlavajova ha sempre sposato cause difficili e supportato artisti che hanno preso strade non ortodosse o ardue da presentare negli usuali contesti museali, provando quindi a essere un’istituzione socialmente impegnata”, racconta ad Artribune il curatore del BAK Matteo Lucchetti. “In occasione della mostra Matthijs de Bruijne: Compromiso Político, il BAK inaugura la sua nuova sede espositiva, sempre nel centro storico di Utrecht, in cui sviluppare nuovi e ambiziosi progetti. Oltre a essere spazio espositivo”, continua il curatore, “dallo scorso autunno il BAK è sede di post academic program, anche grazie ai finanziamenti ricevuti che ci permettono di offrire ogni anno 10 fellowship ad artisti olandesi e internazionali. E Matthijs de Bruijne, il protagonista della prossima mostra, è proprio uno degli artisti che ha partecipato al nostro programma”.

Mierle Laderman Ukules, Touch Sanitation Performance, 1979-1980, 21 archival pigment photographs. Photo: Robin Holland, courtesy Ronald Feldman Fine Arts
Mierle Laderman Ukules, Touch Sanitation Performance, 1979-1980, 21 archival pigment photographs. Photo: Robin Holland, courtesy Ronald Feldman Fine Arts

I DIRITTI DEI LAVORATORI IN OLANDA

Quella in programma il prossimo 10 febbraio è una mostra che mette in relazione quattro artisti di diverse formazioni e provenienze, accomunati però dal loro attivismo sociopolitico, soprattutto nell’ambito dei diritti dei lavoratori. In particolare, Matthijs de Bruijne da anni lavora con i sindacati olandesi in difesa dei diritti dei collaboratori domestici sprovvisti di documenti di identità – perché immigrati o rifugiati –, e quindi costretti a lavorare in nero. “È stata proprio la Dutch Union of Cleaners nel 2010 a chiedere a Matthijs de Bruijne di aiutarli nello sviluppo di una campagna visiva che potesse promuovere più efficacemente la loro causa”, spiega Lucchetti, “anche attraverso la creazione di simboli e loghi da presentare durante le manifestazioni. In mostra saranno esposti ephemera, documentazioni delle proteste e oggetti che l’artista ha creato per i collaboratori domestici, come una bandiera realizzata con strofinacci o un logo che rappresenta un guanto giallo che tiene un mazzo di chiavi, simbolo della fiducia che le famiglie olandesi hanno nei confronti di questi lavoratori nel momento in cui affidano loro la cura delle proprie case”.

DAL CASO PARTICOLARE ALLA TEMATICA GLOBALE

Il lavoro di Matthijs de Bruijne, incentrato soprattutto sulla condizione dei lavoratori in Olanda, solleva anche riflessioni di natura più ampia, circa l’impegno di altri artisti in ambito sociale: quali affinità possono esserci tra artisti che, pur lavorando in diversi contesti geografici, si occupano di tematiche politiche? “Quella affrontata in mostra è una problematica che nasce dalla globalizzazione e dalla liberalizzazione del mercato del lavoro”, ci spiega Lucchetti. Tema che associa anche gli altri artisti coinvolti nell’esposizione. Mierle Laderman Ukeles, negli Stati Uniti della fine degli anni Sessanta, si è battuta per i diritti delle donne il cui lavoro di madre non viene spesso riconosciuto come tale, posizioni che si trovano nel suo celebre Manifesto for Maintenance Art 1969!; anche Piero Gilardi, noto per la sua partecipazione all’Arte Povera, è un artista molto vicino alle cause sociali e attivo nelle manifestazioni di studenti e lavoratori. In mostra saranno esposti video che documentano la sua partecipazione alle proteste, in cui venivano esibite le sue grandi sculture gonfiabili. La ricerca di Jeremy Deller, infine, si sviluppa in ambito anglosassone, e punta i riflettori su quelle che oggi vengono considerate le nuove forme di sfruttamento del lavoro, come i contratti a zero ore.

– Desirée Maida

Utrecht // dal 10 febbraio 2018
Matthijs de Bruijne: Compromiso Político. Also featuring Jeremy Deller, Piero Gilardi, and Mierle Laderman Ukeles
Pauwstraat 13a
www.bakonline.org

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CuratoreMatteo Lucchetti
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.