Dopo il Louvre anche il Pompidou si espande all’estero. Avrà una sede a Bruxelles nel 2022

Dopo tanto vociferare, siglato l’accordo tra il Belgio e la Francia per l’apertura di una sede del Centre Pompidou a Bruxelles. In ballo mostre, collezioni prestate, consulenze e soldi pronti a rimpinguare le casse del museo francese…

L’ex garage Citroën di place de lYser sede del Centre Pompidou Bruxelles
L’ex garage Citroën di place de lYser sede del Centre Pompidou Bruxelles

È un momento niente male per il sistema museale francese che punta ad espandere all’estero i propri brand più noti per aumentarne la visibilità e il prestigio e rimpinguare notevolmente le casse di istituzioni colpite negli ultimi anni da forti tagli al bilancio. E se il Louvre con l’operazione Abu Dhabi ha aperto la strada, gli altri musei non stanno certo a guardare. Il 27 dicembre, il Centre Pompidou ha siglato un accordo con il governo belga che definisce i termini per l’accordo relativi all’apertura di una sede a Bruxelles che dovrebbe essere operativa dal 2022. L’indiscrezione era già stata colta da Artribune nel 2016, ma adesso il progetto diventa realtà. E nel frattempo si intensificano le trattative per inaugurare a Shanghai la sede asiatica del museo.

IL PRECEDENTE DI MALAGA

Dunque, il futuro dei musei francesi è sempre più giocato all’estero. Non si tratta, però, di una novità, neanche per il Pompidou. Esiste, infatti, già il precedente del Centre Pompidou Malaga, primo spin-off del museo francese fuori dai confini nazionali, che ha portato nelle casse del museo parigino circa tre milioni di euro in cambio dell’utilizzo del nome, del logo e di una selezione di opere (in verità alquanto risicata) per cinque anni. Inaugurato nel marzo 2015 all’interno de “El Cubo”, un’avveniristica architettura in vetro di oltre 6mila metri quadri disegnata dal dipartimento urbanistico malagueno e situata sulla banchina del porto. L’intera struttura è ricoperta da un’installazione di Daniel Buren ed ospita una collezione permanente di una novantina di pezzi provenienti dal Pompidou, oltre ad una serie di mostre temporanee. Al di là della struttura effimera, l’operazione ha avuto un grande successo visto che il Centre Pompidou Malaga è diventato uno dei luoghi più visitati, fotografati ed instagrammati della città.

L’ACCORDO CON BRUXELLES

Sede centrale per il Centre Pompidou di Bruxelles che occuperà l’ex garage Citroën di Place de l’Yser, architettura funzionalista in acciaio e vetro di oltre 37mila metri quadri, progettata nel 1933 dagli architetti belgi Alexis Dumont e Marcel Van Goethem. Qui sorgerà un vero polo culturale, chiamato le Kanal-Centre Pompidou, in una zona di forte richiamo turistico a pochi passi dal CIVA (Centro internazionale per la città, l’architettura e il paesaggio). Si partirà con una mostra a maggio 2018 nello spazio ancora grezzo mentre l’apertura definitiva della sede museale avverrà presumibilmente nel 2022. In base agli accordi il nuovo polo culturale potrà utilizzare il nome e il logo del Pompidou per dieci anni, ospiterà una selezione di opere provenienti da Parigi e alcune mostre temporanee. In cambio il Pompidou si impegna a supportare Bruxelles nella creazione di una collezione permanente d’arte moderna e contemporanea secondo la formula già utilizzata dal Louvre con Abu Dhabi.

IL POMPIDOU A SHANGHAI

Più complessi sono, invece, i termini dell’accordo con il governo cinese per aprire uno spin-off del museo francese a Shanghai. Trattative iniziate da tempo che si sono chiuse con un accordo di collaborazione siglato tra Parigi e il West Bund Art Museum, il nuovo museo d’arte realizzato da David Chipperfield che sorgerà all’interno del distretto culturale nato nell’ex area industriale di Xuhui. A partire dal 2019, i due musei daranno vita ad una partnership che comprenderà un calendario di oltre venti mostre che la sede cinese del Pompidou ospiterà nei suoi spazi. Per contro, Parigi s’impegna ad ospitare una serie di progetti culturali legati alla conoscenza dell’arte cinese contemporanea. Ad affiancare l’attività espositiva, anche programmi di formazione e consulenze gestionali. Il progetto prenderà l’avvio ufficiale nel 2019, al momento dell’apertura al pubblico del nuovo distretto culturale e porterà nelle casse del Centre Pompidou una somma pari a 1,5 milioni di Euro.

– Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.