L’incessante nomadismo delle fiere a Miami (per star dietro agli appetiti immobiliari)

Quella in corso è la settimana dell’anno più calda – artisticamente parlando – per Miami, alle prese con la sua art week. Tra una fiera e l’altra, però, cogliamo l’occasione per fare alcune riflessioni sul fenomeno, sempre più crescente, del nomadismo “immobiliare” che colpisce le kermesse sulla spiaggia…

Art Miami
Art Miami

In principio fu Design Miami, la fiera fondata nel 2005 da Craig Robins (l’imprenditore che oggi con il Design District sta cambiando faccia ad un intero quartiere della città realizzando un’operazione immobiliare più unica che rara) che dopo qualche anno si trasferì da Miami a Miami Beach per fare spazio alle espansioni real estate del suo stesso fondatore. Poi ci sono state Scope e Pulse, pure loro arrivate in spiaggia dopo un passato nell’entroterra. Ma anche quest’anno il nomadismo delle fiere collaterali e la diaspora delle tensostrutture non si ferma in Florida.

I “NOMADI” ILLUSTRI E I RISVOLTI IMMOBILIARI

Cosa succede? Innanzitutto, dopo anni lungo la spiaggia giunge anche Nada: la sofisticata fiera d’arte emergente arriva infatti in uno spelacchiato anfratto poco a nord di Downtown, zona anonima ma molto vicina al “club temporaneo” organizzato da Fondazione Prada dando carta bianca alle visioni di Carsten Höller. Vediamo come andrà.  Altro spostamento eccellente è quello di Art Miami, che si ricolloca molto più a sud rispetto alla posizione storica. Con l’abbandono di Art Miami (e della collegata fiera Context) tutta l’area di Midtown che tradizionalmente era dedicata alle fiere cambia totalmente aspetto: i tendoni sono stati smontati, e da una parte già lavorano le ruspe per la realizzazione di fondamenta ed edifici. Il punto è proprio questo, a Miami il boom delle fiere d’arte contemporanea è stato utilizzato anche in questa direzione: da parte dei gruppi immobiliari per “dissodare” i terreni sui quali poi si è proceduto a costruire, per dare risposte alla grande richiesta di unità abitative in una delle città più booming d’America.

L’“INAMOVIBILE” ART BASEL

Sta di fatto che da 16 anni a questa parte, ovvero da quando l’arte contemporanea è esplosa nella metropoli della Florida, l’unica fiera ad essere restata sempre al proprio posto è Art Basel, forte di una collocazione più stabile e strutturata in un solido centro congressi e non in un tendone smontabile. Ancora per quanto?

– Massimiliano Tonelli

 

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.