Sex Work a Frieze: arrivano in fiera le opere inedite di 9 artiste femministe censurate

Frieze rispolvera le opere di 9 artiste considerate negli anni Settanta e Ottanta troppo esplicite per essere esposte. Lavori quasi del tutto inediti perché considerati troppo sovversivi anche per essere esposti nelle mostre di taglio femminista o nelle gallerie più d’avanguardia.

Frieze London 2015, photo Graham Carlow, courtesy of Graham Carlow - Frieze
Frieze London 2015, photo Graham Carlow, courtesy of Graham Carlow - Frieze

È un’edizione ad alto tasso erotico la 15esima edizione di Frieze che inaugurerà il prossimo 5 ottobre. La fiera ha annunciato una sezione speciale che esplorerà il lavoro e l’eredità di nove artiste femministe le cui opere sono state considerate negli anni Settanta e Ottanta troppo esplicite per essere esposte. La sezione speciale con mostre dal taglio fortemente museale è una delle innovazioni introdotte da Victoria Siddall, direttore di Frieze e Frieze Masters, che ha il merito di aver sensibilmente fatto crescere la reputazione della fiera nell’artworld.

sex work feminist art radical politics at frieze london
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LA MOSTRA

La sezione che si intitola, Sex Work: Feminist Art & Radical Politics, è curata da Alison M. Gingeras, curatrice indipendente americana ed una delle maggiori studiose delle pratiche femministe nelle arti visive. Il percorso espositivo presenta il lavoro di artiste che negli anni Settanta e Ottanta hanno lavorato ai margini del femminismo perché considerate troppo radicali anche dei militanti e dai teorici del movimento. Opere quasi del tutto inedite che acquistano adesso una posizione centrale all’interno di una delle fiere più importanti del pianeta grazie ad una sezione che, pur conservando la struttura canonica degli stand, presenta una linea curatoriale degna di una mostra. Le gallerie coinvolte sono: Air de Paris da Parigi, Baldwin Gallery da Aspen, Regen Projects, Blum & Poe, The Box da Los Angeles, Salon 94 e David Lewis da New York, Karma International da Zurigo, Andrea Caratsch da St. Moritz, lokal_30 da Varsavia, Richard Saltoun da Londra e Hubert Winter da Vienna.

sex work feminist art radical politics at frieze london
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LE ARTISTE IN MOSTRA

Il sesso è sempre stato un argomento caldo all’interno del movimento femminista. Utilizzata come forma di provocazione nei confronti della mercificazione femminile o come spauracchio per combattere luoghi comuni e differenze di genere o come riappropriazione della propria identità, la sessualità è sempre stata trattata dalle artiste femministe in maniera più o meno esplicita. Le opere scelte per Frieze, pur avendo come comune denominatore il fatto di essere state bannate perchè considerate sessualmente troppo spinte, rappresentano in qualche modo tutte queste differenze. Ci sono i dipinti monumentali e le foto iperrealistiche di Betty Tompkins (Washington, 1945) che non lasciano nulla all’immaginazione neanche nei titoli fortemente esplicativi come Fuck Painting #5 (1972) o i video di Natalia LL (Żywiec, Polonia, 1937) che filma giovani modelle nude in contesti quotidiani ma in posizioni talmente tanto esplicite da ricordare i set dei film porno. C’è Renate Bertlmann (Vienna, 1943) da Richard Saltoun che utilizza vibratori e oggetti feticisti in un lavoro che si confronta costantemente con gli stereotipi sociali assegnati al genere maschile e femminile. Penny Slinger (Londra, 1947), massima rappresentante del cosiddetto femminismo surrealista, che espone da Blum & Poe i suoi sensualissimi collage. Ed infine le opere di Mary Beth Edelson, Judith Bernstein, Dorothy Iannone, Birgit Jürgenssen e Marilyn Minter, che furono respinte da Bad Girls, la grande mostra che ha celebrato l’arte femminista, ospitata nel 1994 al New Museum di New York, perché le loro opere furono considerate pornografiche. Con un sofisticato lavoro di riappropriazione la Gingeras porta a Frieze opere fino ad oggi totalmente trascurate sia dal mercato che dalla critica anche quella più vicina al movimento femminista.

– Mariacristina Ferraioli

Londra// 5-8 ottobre 2017
Sex Work: Feminist Art & Radical Politics
Frieze London
Regent’s Park

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.