Il Nevada Museum of Art lancia crowdfunding per spedire un satellite d’artista in orbita

Un satellite che non ha nessuno scopo, né militare, né commerciale o scientifico. Piuttosto, una specie di scultura nello “spazio pubblico” attorno alla terra. L’autore è l’americano Trevor Paglen.

Design concept rendering for Trevor Paglen Orbital Reflector, co produced and presented by the Nevada Museum of Art, 2017
Design concept rendering for Trevor Paglen Orbital Reflector, co produced and presented by the Nevada Museum of Art, 2017

Trevor Paglen (Camp Springs, Maryland, 1974) è un artista da sempre impegnato nell’indagine sul tema della visibilità. I suoi progetti, dalle fotografie dei siti segreti della sorveglianza statunitense alle più recenti ricerche sull’intelligenza artificiale, sono tutti incentrati su una domanda: cosa significa vedere e come interpretiamo ciò che vediamo? Formatosi come geografo e fotografo, Paglen fonde arte e scienza, utilizzando gli strumenti della ricerca scientifica e tecnologica per immaginare mondi e creare visioni alternative. Uno dei suoi ultimi progetti, Orbital Reflector, consiste nel lancio di un satellite nella bassa atmosfera. L’oggetto, privo di qualsiasi finalità pratica, diventerebbe una scultura di arte pubblica nello spazio; un’opera d’arte visibile anche dalla terra a occhio nudo grazie alla sua superficie riflettente. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo, Paglen ha chiesto l’aiuto del Nevada Art Museum, che ha deciso di supportare il progetto coinvolgendo un team di specialisti in ingegneria aerospaziale e avviando una campagna di crowdfunding per garantire che l’opera possa decollare da terra nella primavera del 2018.

UN MONOLITE SPECCHIANTE NELLO SPAZIO

La scultura spaziale sarà un lungo palloncino argentato a forma di diamante che verrà gonfiato solo una volta raggiunta l’orbita dove resterà per circa due mesi. A partire a bordo del razzo SpaceX Falcon 9 sarà infatti una piccola scatola grande poco più di un mattone, destinata ad aprirsi e a trasformarsi nel primo satellite “inutile” della storia. Un oggetto che non ha nessuno scopo militare, commerciale o scientifico, ma sta lì soltanto per essere osservato. L’arte ci offre una ragione per osservare le cose con più attenzione”, commenta l’artista, “Orbital Reflector vuole spingerci a guardare il cielo notturno con un rinnovato senso di stupore, a riconsiderare il nostro posto nell’universo, a immaginare un diverso modo di vivere insieme su questo pianeta”. Anche se si tratta del primo satellite d’artista, non si tratta del primo oggetto che Paglen spedisce nello spazio. Nel 2012, per il progetto The Last Pictures, ha infatti mandato in orbita, a bordo del satellite per le telecomunicazioni EchoStar VXI, un disco con incise cento immagini: un archivio visivo destinato a circumnavigare la terra in eterno, anche dopo che il satellite avrà smesso di funzionare. “Le immagini raccontano la storia di cosa è successo agli uomini che hanno costruito il grande anello di macchine morte attorno alla terra”, spiega Paglen, alludendo all’enorme massa di tecnologie ormai in disuso che circondano il nostro pianeta, una specie di cimitero orbitante della tecnologia.

– Valentina Tanni

www.orbitalreflector.com

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.