Jerusalem Lives. A tre mesi dall’apertura inaugura la prima mostra al Palestinian Museum

Ha aperto le sue porte al pubblico tre mesi fa, ma senza una mostra. Oggi il Palestinian Museum inaugura la sua attività espositiva con Jerusalem Lives, una mostra che già nel titolo racchiude la volontà e la speranza della città di Gerusalemme di vivere oltre i drammi quotidiani dell’instabilità politica

Palestinian Museum
Palestinian Museum

Solo tre mesi fa vi parlavamo del Palestinian Museum, un’istituzione indipendente che sorge a Bir Zeit, città universitaria a 20 chilometri da Gerusalemme, nata per sostenere e promuovere la cultura visiva palestinese. Il museo ha aperto le sue porte al pubblico lo scorso 17 maggio, dopo una gestazione lunga venti anni, con un progetto avviato nel 1997 dal Welfare Association, organizzazione che ha sede a Londra dedicata alla conservazione della memoria storica e dell’identità culturale del popolo palestinese. Solo che, nonostante la ventennale attesa, il museo ha inaugurato la sua sede senza una mostra da esporre, saltata per via di disaccordi sorti tra il direttore di allora del museo, Jack Persekian, e il consiglio del museo. Adesso, finalmente, sembra giunto per il Palestinian Museum il momento di cimentarsi nella sua prima mostra, che inaugurerà proprio oggi 27 agosto.

Bob Gramsma, Facts on the ground, OI#17241, 2017 . Concrete, steel reinforcement, soil. Photo by Hamoudi Shehade. © The Palestinian Museum
Bob Gramsma, Facts on the ground, OI#17241, 2017 . Concrete, steel reinforcement, soil. Photo by Hamoudi Shehade. © The Palestinian Museum

UNA MOSTRA SULLA GERUSALEMME CHE “VIVE”

Jerusalem Lives è il titolo dell’esposizione, curata dall’ex curatore associato del Guggenheim Abu Dhabi Project Reem Fadda. La mostra vuole presentarsi come un avamposto dell’attuale situazione politica che vive Gerusalemme, città che affronta quotidianamente le conseguenze delle barriere, della chiusura, della militarizzazione e dell’esclusione. Ma nonostante questo difficile e drammatico scenario, Gerusalemme è una città che vive, nonostante le tensioni di due popoli, quello palestinese e quello israeliano, che la vorrebbero come capitale. Una città dunque in cui si intersecano storie e destini millenari di popoli e culture, che dovrebbe incarnare per sua stessa natura le caratteristiche della città “globalizzata”; ma questo concetto, paradossalmente, sembra fallire.

Khalil Rabah, 48%, detail from Palestine after Palestine New Sites for the Museum Department, 2017, Steel. Installation view, Sharjah Biennial 13. Image courtesy of the artist
Khalil Rabah, 48%, detail from Palestine after Palestine New Sites for the Museum Department, 2017, Steel. Installation view, Sharjah Biennial 13. Image courtesy of the artist

UNA CITTÀ PER TUTTI

Jerusalem Lives è una mostra che “mira a concentrarsi sull’aspetto vivente della città e a sostenere il suo popolo”, spiega Reem Fadda. Distribuita in quattro capitoli, l’esposizione comprende una mostra centrale di opere contemporanee e materiali audiovisivi degli artisti Rula Halawani e Simone Bitton, che guardano agli aspetti culturali, politici, economici e ideologici di Gerusalemme. I video in mostra includono anche 60 immagini selezionate attraverso una open call aperta su Facebook in cui il popolo social è stato invitato a inviare fotografie scattate presso la Città Vecchia di Gerusalemme. “L’idea è quella di dimostrare che questa città è per tutti”, continua Fadda.

Mohammed Kazem, Directions (Border), 2017. Vinyl. Photo by Hamoudi Shehade. © The Palestinian Museum
Mohammed Kazem, Directions (Border), 2017. Vinyl. Photo by Hamoudi Shehade. © The Palestinian Museum

LE OPERE E GLI ARTISTI COINVOLTI DENTRO E FUORI IL MUSEO

Il secondo capitolo della mostra comprende circa 20 opere su larga scala collocate nei grandi giardini del museo, realizzate attorno al concept di idee quali la terra, l’apertura e la non esclusione da Oscar Murillo, dal già citato Simone Bitton e dagli artisti palestinesi Mona Hatoum, Emily Jacir e Khaled Jarrar. La terza parte dell’esposizione si svolgerà fuori dagli spazi del museo, e consiste in eventi e programmi che coinvolgeranno altre istituzioni palestinesi. Infine il quarto momento della mostra consisterà in un’edizione speciale della rivista Jerusalem Quarterly, che fungerà da catalogo dell’esposizione. Oltre a quelli già citati, gli altri artisti coinvolti nel grande evento sono: Ruanne Abou Rahme e Basile Abbas, Sultan bin Fahad, Bisan Abu Eisheh, Naji Al Ali, Maria Thereza Alves, Nabil Anani, Nahed Awwad, Samira Badran, Tayseer Barakat, Kamal Boullata, CAMP, Rain Wu e Eric Chen, Bob Gramsma, Ra’ouf Haj Yihya, Khalil Halabi, Samia Halaby, Khaled Hourani, Iman Issa, Ahed Izhiman, Athar Jaber, Marwa Jbara, Mohammed Kazem, Muqata’a, Yazan Khalili Bashir Makhoul, Sliman Mansour, Ibrahim Noubani, Khalil Rabah, Khalil Rayyan, Sudarshan Shetty, Nida Sinnokrot, Dennis Sobeh, Vera Tamari, Vladimir Tamari, Adrian Villar Rojas, Visualizing Palestine, Inass Yassin, e Mohanad Yaqubi.

– Desirée Maida

Jerusalem Lives
A cura di Reem Fadda
Fino al 15 dicembre
Birzeit, Gerusalemme, Palestinian Museum
www.palmuseum.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.