Biennale di Venezia. La parabola di Tehching Hsieh

Protagonista del Padiglione Taiwan alla 57. Biennale di Venezia, Tehching Hsieh si è preso una rivincita definitiva su un sistema dell’arte che per lungo tempo ha ignorato la sua poetica fuori dagli schemi.

57. Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia 2017, Padiglione Taiwan, Tehching Hsieh, One Year Performance, 1980 81, New York. © Tehching Hsieh. Courtesy of the artist & Sean Kelly Gallery
57. Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia 2017, Padiglione Taiwan, Tehching Hsieh, One Year Performance, 1980 81, New York. © Tehching Hsieh. Courtesy of the artist & Sean Kelly Gallery

Taiwan alla Biennale è rappresentata da un artista straordinario, un taiwanese di New York pressoché sconosciuto fino a una decina d’anni fa. Per Tehching Hsieh (Nan-Chou, 1950) le cose sono decisamente cambiate nel 2009, quando, tutti insieme, sono arrivati dei riconoscimenti dall’establishment, che ha smesso di far finta che non esistesse. È come se il mondo dell’arte ufficiale si fosse accorto di lui improvvisamente. Il Guggenheim Museum lo ha inserito nella mostra The Third Mind: American Artists Contemplate Asia, 1860-1989. Il Museum of Modern Art ha aperto al pubblico una sua personale. M.I.T. Press ha pubblicato la monografia Out of Now, The Lifeworks of Tehching Hsieh, curata da Adrian Heathfield, curatore anche del Padiglione a Venezia. Il New York Times gli ha dedicato un articolone. United States Artists gli ha riconosciuto una sovvenzione di 50.000 dollari.
Tehching Hsieh è arrivato negli Stati Uniti nel 1974 (vi ha soggiornato come irregolare fino a buona parte degli Anni Ottanta) e dopo quattro anni ha iniziato un ciclo di cinque performance impegnative. Ogni performance è durata un anno, senza interruzione, 24 ore su 24.

ARTE E VITA

Il rapporto fra arte e vita è stato centrale nell’arte del Novecento. Nessuno più di Tehching Hsieh, con le One Year Performance, l’ha vissuto sulla propria pelle. La mostra veneziana è incentrata su due di esse, con una ricca presenza di resti, documenti, fotografie e filmati, performance attuate fra l’11 aprile 1980 e l’11 aprile 1981, fra il 26 settembre 1981 e il 26 settembre 1982. La prima è consistita nell’essere presente ogni ora a timbrare un cartellino con un dispositivo segna tempo, come quelli installati in tanti luoghi di lavoro, la seconda nel vivere sempre in esterno, senza mai avvalersi di un abitacolo di alcun tipo. Completa la mostra la documentazione delle azioni realizzate prima di approdare negli Stati Uniti. Di una di esse vi è il filmato di una riproposizione recente, caso unico dovuto al fatto che la documentazione di quella originale è andata perduta. Perché Hsieh, dal 31 dicembre 1999, ha smesso di agire artisticamente.

57. Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia 2017, Padiglione Taiwan, Tehching Hsieh, One Year Performance, 1980 81, New York. © Tehching Hsieh. Courtesy of the artist & Sean Kelly Gallery
57. Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia 2017, Padiglione Taiwan, Tehching Hsieh, One Year Performance, 1980 81, New York. © Tehching Hsieh. Courtesy of the artist & Sean Kelly Gallery

UN RICONOSCIMENTO TARDIVO

Il riconoscimento dell’artista è avvenuto a posteriori, per fortuna non postumo, ma il rischio è stato che la sua arte fosse dimenticata, rimossa, ignorata, perché una radicalità assoluta come quella di Hsieh faceva fatica a rientrare anche nelle occasioni, nei luoghi, nelle categorie della performing art. Roselee Goldberg, la curatrice di The Kitchen, la fondatrice di Performa, in varie edizioni della sua pubblicazione più nota, Performance Art: From Futurism to the Present, non ha considerato Tehching Hsieh. In effetti qualcuno lo conosceva. Una delle One Year Performance, Hsieh l’ha messa in atto con Linda Montano, l’unica in cui non è stato da solo. Per moltissimo tempo la conoscenza di Sam (alias Tehching Hsieh) è rimasta confinata a una nicchia specifica della comunità artistica newyorkese.
Tehching Hsieh ha tenuto duro a lungo, lo ha fatto dalla principale postazione dell’arte mondiale, New York, ha impostato il suo lavoro in modo coerente, provvedendo anche a un sistema di verifiche e certificazioni. Per esempio, con l’apporto di un notaio, ha fatto sempre a meno di una committenza, fino a che il sistema dell’arte non si è mosso, riconoscendolo, ammettendo la sua rottura degli schemi.

– Giulio Ciavoliello

Evento correlato
Nome eventoTaiwan Pavilion - Doing Time
Vernissage11/05/2017 ore 18 su invito
Duratadal 11/05/2017 al 26/11/2017
AutoreTheching Hsieh
CuratoreAdrian Heathfield
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoPALAZZO DELLE PRIGIONI
IndirizzoCastello 4209 - Venezia - Veneto
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Giulio Ciavoliello
Giulio Ciavoliello scrive di arte contemporanea e ha curato mostre. Ha fondato e diretto Artshow, guida a mostre e musei (1986­2011), ha fondato e diretto Combo, rivista d'arte contemporanea (2007­2008). Ha pubblicato “Dagli '80 in poi. Il mondo dell'arte contemporanea in Italia” (Artshow edizioni­Juliet editrice, Milano­Trieste 2005). Ha curato “Francesco Bonami, La sabbia e il gorgoglio, Scritti 1993­2002” (Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2003). Insegna Storia dell'arte contemporanea all'Accademia di Brera-Milano.