Torre Pallavicina, Cortenuova, Calcio, Morengo, Romano di Lombardia, Cologno al Serio. Sono sei i comuni che ospitano “Chronos”, una mostra allestita in più sedi. Un progetto espositivo che mette a diretto confronto l’arte contemporanea con le vestigia di edifici storici, perfettamente restaurati. Un coro a più voci, per 46 artisti, che risuonano sulla distanza, modulando la stessa sinfonia.

Chronos riunisce i lavori di 46 artisti ed è la prima mostra di un programma espositivo annuale dal titolo Le Stanze del Contemporaneo. A distanza di qualche chilometro gli uni dagli altri, sei comuni della provincia di Bergamo (Torre Pallavicina, Cortenuova, Calcio, Morengo, Romano di Lombardia e Cologno al Serio) aprono coralmente le loro sedi a videoproiezioni, fotografie, disegni, installazioni, dipinti e sculture che innescano una nuova lettura del tempo, cortocircuitato fra sale e stanze dai muri spessi. Chronos si insedia per sole quattro settimane all’interno dei palazzi più antichi –edifici dalle svariate destinazioni d’uso –, quasi sempre inseriti in centri storici perfettamente restaurati e preservati, talvolta landmark di accompagnamento di parchi naturalistici dei fiumi Serio e Oglio.
Chronos ha come cuore pulsante il comune di Torre Pallavicina, che mette a disposizione della mostra tre sedi: Palazzo Barbò (dove Ermanno Olmi girò Il mestiere delle armi), la Torre (detta di Tristano) situata nel giardino di Palazzo Barbò e Palazzo Botti. Come conferma la curatrice, Angela Madesani: “Gli spazi sono fortemente connotati e non si poteva pensare di esporvi opere che non fossero in sintonia con essi. Non ho però invitato gli artisti a presentare un lavoro site specific. Li ho chiamati perché ho scelto insieme a loro dei lavori sul tema del tempo/chronos”.

Andrea Valsecchi, Tower #11, 2016. Morengo, Palazzo Giovannelli
Andrea Valsecchi, Tower #11, 2016. Morengo, Palazzo Giovannelli

LE SEDI

Sebbene Palazzo Barò possa essere considerata la sede centrale, con un più esteso quantitativo di artisti, molti lavori di Palazzo Botti, come la grande L’Origine dell’Anima (2016) di Filippo Armellin e le stratigrafie, a parete e spaziali, di Daniele D’Acquisto riportano alla vista, con estrema precisione, la materia del passaggio del tempo; anche attraverso due lavori di Maurizio Donzelli, in cui vengono utilizzate lenti prismatiche per modificare la percezione del disegno retrostante (Mirror, 2017).
Nelle sale del palazzo, se non fosse per l’impercettibile idea che qualcosa, come un leggero ritardo delle lancette, abbia fermato lo scorrere della storia, i lavori, perfettamente installati, mettono in luce la loro durata, attraverso materiali più o meno effimeri come la lana di Sheila Hicks oppure il piombo di Vittorio Messina, le viti rosate di Ariel Schlesinger o ancora i segni della conformazione rocciosa della terra di Gianni Pettena con About non conscious architecture (1972). Tra Cortenuova e Palazzo Colleoni, tra Calcio e Palazzo Vezzoli, tra Morengo e il Palazzo Comunale, tra Romano di Lombardia e Palazzo della Ragione, si consiglia di prestare particolare attenzione alla poderosa Rocca, nella Sala del Cavallo. Questa sede è dedicata principalmente all’immagine fotografica – statica e in movimento –, con gli still life di Silvia Gazzola e Alberto Messina; con i filamenti umbratili dell’architettura di Paolo Parma e con il video di Hiroyuki Masuyama, all’interno del quale il tempo si presenta sotto forma di cambiamento del paesaggio durante le stagioni dell’anno.

Ginevra Bria