Dall’isola di Gozo al jet set internazionale. Intervista a Francis Sultana

Interior designer, appassionato d’arte, ma soprattutto inguaribile dandy amante della bellezza. È Francis Sultana, giunto a Londra dalla piccola isola di Gozo, alla ricerca del successo. Che non si è fatto attendere.

Olafur Eliasson, Introvert Sun, 2010
Olafur Eliasson, Introvert Sun, 2010

Francis Sultana (Gozo, 1974) insieme al suo compagno, il gallerista David Gill, ha da poco acquistato e restaurato un palazzo nel cuore de La Valletta, a Malta. È qui che artisti di fama – del calibro di Daniel Buren, solo per fare un nome – si recano per realizzare opere site specific che rendono quel luogo speciale, unico. Ed è qui che lo abbiamo incontrato in compagnia dei due curatori del Padiglione di Malta della Biennale di Venezia (Raphael Vella e Bettina Hutschek) di nuovo in Laguna dopo diciotto anni di assenza

Quando e dove è nata la passione per l’arte?
All’inizio è stata per il design e per l’architettura, poi per l’arte. Ho cominciato ad apprezzare l’arte fin da piccolo, sfogliando libri di case. Sono stato fortunato ad avere degli edifici a Malta che mi hanno molto influenzato, come la Cattedrale di San Giovanni che è un capolavoro di architettura e arte Barocca.

Quando hai cominciato a collezionare e qual è stato il tuo primo pezzo?
Una foto di Bruce Weber della serie Bear Pond. Una fotografia in bianco e nero del 1990 che era molto in voga.

Alla parete, Richard Prince, Untitled Woman (with eyelashes), 1982-84 - Coffee table Garouste & Bonetti - Poltrona Emilio Terry. Photo Michael Paul
Alla parete, Richard Prince, Untitled Woman (with eyelashes), 1982-84 – Coffee table Garouste & Bonetti – Poltrona Emilio Terry. Photo Michael Paul

Collezioni principalmente arte contemporanea e pezzi di design in edizione limitata.
Sì. Per me e David [Gill, gallerista di stanza a Londra, N. d. R.] l’arte ha avuto un ruolo molto importante nelle nostre vite. David segue di più, ma a entrambi piace commissionare.

Hai conosciuto David, che è poi diventato il tuo compagno, all’inizio degli Anni ’90 a Londra quando hai visitato la sua galleria su Fulham Road. Chi influenza chi quando si tratta di acquistare arte?
David è stato il mio più grande mentore per l’arte. Mi ha provocato anni fa con un Bunny Gets Snookered di Sarah Lucas. Da allora sono entrato nel vivo. Lui è sempre alla guida, ma ci sono giorni in cui prendiamo decisioni insieme su nuove acquisizioni.

Avete di recente acquistato e restaurato un Palazzo nel cuore de La Valletta a Malta, dove la maggior parte delle opere sono state create appositamente. Chiedete quasi sempre agli artisti di creare opere site specific da installare nelle vostre case. Come selezionate l’artista?
Lo scegliamo seguendo ciò che già amiamo. Lavoriamo con le gallerie, portiamo qui gli artisti per farsi ispirare da Malta e dalla casa. Abbiamo, ad esempio, un’opera incredibile di Olof Eriksson nel corridoio.

Matt Connors, A Bit Like Je T'aime
Matt Connors, A Bit Like Je T’aime

Richard Prince, Franz West, Daniel Buren, Christopher Wool, Paul McCarthy, Olafur Eliasson, solo per fare qualche nome, sono tra gli artisti di cui collezionate le opere. Chi è il prossimo nella vostra lista dei desideri?
Al momento, tra i nostri preferiti ci sono Joe Barclay e Matt Connors.

Devi avere molti aneddoti sugli artisti. Ci piacerebbe conoscerne qualcuno.
Se solo li ricordassi, a volte le notti sono piuttosto lunghe… Una delle citazioni preferite è della mia cara amica Zaha [Hadid, N. d. R.]: “Non dovrebbe mai esservi fine alla sperimentazione”.

Sei un designer riconosciuto internazionalmente. Il tuo lavoro ha mai influenzato le tue scelte artistiche?
No, ma quando creo combino sempre l’arte con la decorazione. Amo progettare le case di collezionisti d’arte. Sono sempre molto creativi, e io per loro sono come un “editor”. Molti hanno difficoltà a mettere insieme opere d’arte contemporanea con l’arredamento delle loro case e mi sono sempre divertito a bilanciare le due cose. Nessuno vuol vivere in una galleria d’arte, ma allo stesso tempo, se collezioni lavori importanti d’arte e design, vuoi mostrarli. Credo che le abitudini stiano cambiando. Ricordo un pezzo controverso di Harlanda Miller su cui stavo lavorando per un cliente. All’inizio sembrava piuttosto scioccante, poi però è stato collocato nella sala d’ingresso. Penso che a volte i collezionisti amino provocare i loro ospiti fin dal loro arrivo. È una sfida molto divertente.

Francis Sultana. Photo Billal Taright
Francis Sultana. Photo Billal Taright

Sei un collezionista e, come dicevi, spesso lavori come interior designer per altri collezionisti.
Penso che essere un collezionista significhi aver imparato dalle mie stesse case e poter tradurre questo per altri collezionisti… ad esempio il modo di collocare e appendere le opere.

Alla Biennale di Venezia terrai un cocktail in onore del Padiglione di Malta, che torna in Laguna dopo diciotto anni.
Il cocktail, che organizzo con la mia cara amica Nori Starck [seconda moglie di Philippe Starck, N. d. R.], è un modo per celebrare l’eccitante ritorno di Malta alla Biennale di Venezia. Credo che i curatori del Padiglione abbiano catturato appieno lo spirito e l’identità dell’isola. È grandioso che Malta sia tornata. Penso sia il momento giusto per me per tornare a casa, a Malta. Ho fatto un lungo viaggio creativo.

Pensi che Malta possa diventare uno spot per l’arte contemporanea in futuro?
Sì, succederà molto presto. Il 2018 sarà l’anno della svolta per Malta. Siamo tutti incredibilmente eccitati per il futuro.

Daniele Perra

http://www.francissultana.com
http://www.davidgillgallery.com
https://www.facebook.com/HMelitensis/?fref=ts

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Collabora con "ICON DESIGN", “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano” e ha collaborato con Artribune come editorialista e consulente.