Una giovane stella argentina sul tetto del Metropolitan di Nyc. Il folle teatro di Villar Rojas

Una mega installazione sul tetto di un grande museo newyorchese. Un posto da cui sono passate varie star dell’arte contemporanea. E che oggi ospita il progetto site specific di un 37enne, un lavoro lungo e certosino.

Adrian Villar Rojas, Theater of Disappearance, Roof Garden at The Metropolitan Museum, New York, 2017
Adrian Villar Rojas, Theater of Disappearance, Roof Garden at The Metropolitan Museum, New York, 2017

Sono solo cinque piani, ma la vista è mozzafiato. E la sensazione è di essere su una delle terrazze più cool di New York. E in effetti è così. Si tratta del tetto del Metropolitan Museum of Art, lungo la Fifth Avenue. Per tutti il Roof Garden del Met, ufficialmente The Iris and B. Gerald Cantor Roof Garden. Inaugurato il 1 agosto del 1987, venne sostenuto dalla famiglia Cantor, fondatrice della società di brokeraggio finanziario Cantor Fitzgerald, tra le più importanti di Wall Street, decimata dalla tragedia dell’11 settembre: 658 dei suoi quasi 1000 uomini morirono quel maledetto giorno.
Il tetto del Met, che porta il nome degli sfortunati mecenati, è un luogo di sosta, di relax, ma anche di grande arte internazionale. Si viene qui per gustarsi un aperitivo, per fare due chiacchiere dinanzi allo skyline newyorchese e per godersi installazioni sempre nove, progettate ad hoc. Vi hanno esposto, tra gli altri, Ellsworth Kelly (1998), Joel Shapiro (2001), Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen (2002), Roy Lichtenstein (2003), Sol LeWitt (2005), Cai Guo-Qiang (2006), Frank Stella (2007), Jeff Koons (2008), Doug and Mike Starn (2010).

Adrian Villar Rojas, Theater of Disappearance, Roof Garden at The Metropolitan Museum, New York, 2017
Adrian Villar Rojas, Theater of Disappearance, Roof Garden at The Metropolitan Museum, New York, 2017

UN TEATRO SUL TETTO PER IL GIOVANE ARGENTINO

L’artista più giovane, tra quelli invitati a progettare un lavoro per la terrazza, è l’argentino Adrián Villar Rojas (Rosario, 1980). Trentasettenne talentuoso, visionario, in Italia apparso in grande stile nel 2015, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, con una strepitosa mostra intitolata al fascino delle nature morte e degli objet trouvé. E la cifra immaginifica, poetica, monumentale, c’è tutta, anche in questo caso. Villar Rojas non si è risparmiato. L’opera è una celebrazione del museo, che dal museo parte e a cui ritorna: la sua storia, le sue immense collezioni, i suoi spazi, la sua gente. Una trasposizione plastica e narrativa di quanto visto e respirato nei giorni d’incubazione del progetto, quando le immagini venivano, tra un’esplorazione e una scoperta, tra una parentesi di contemplazione e una conversazione con un curatore, un conservatore, un ricercatore.

Adrian Villar Rojas, Theater of Disappearance, Roof Garden at The Metropolitan Museum, New York, 2017
Adrian Villar Rojas, Theater of Disappearance, Roof Garden at The Metropolitan Museum, New York, 2017


Sotto il cielo di New York, dal 14 aprile al 29 ottobre 2017, 16 gruppi scultorei trasformano il roof in un pianeta parallelo, surreale, romantico, un po’ distopico e un po’ malinconico: uomini, donne, amanti e defunti, tavole imbandite, macchinari, oggetti strani, membra volanti e sagome dormienti… Tutto bianco o tutto nero. The Theater of Disappearance è un luogo dell’invisibilità, in cui si materializzano spettri sospesi tra il senso e il suo collasso. Il tempo si congela, lo spazio si dilata, la logica va in cortocircuito. Le cose consuete svaniscono e poi tornano, esplose.
Cento opere della collezione del Met vengono riprodotte con tecniche di stampa 3D, tra pezzi di design, maschere egizie, sculture orientali, statue classiche, armi, teste africane… Il tutto ricombinato, montato, reinterpretato attraverso piccoli set lungo il terrazzo. La vita del museo, incarnata in quella moltitudine di reperti, viene ripensata oltre le tipiche griglie cronologiche, didattiche, espositive: una narrazione folle, una mise en scene umanissima, spettacolare. Che è anche una storia del mondo riletta attraverso manufatti e icone, rubati ai millenni e intrecciati in un tempio dell’immaginazione.
E a proposito del luogo, anche quello è stato modificato: l’artista ha chiesto di rifare il pavimento, con mattonelle nere, bianche e grigie, di estendere il pergolato, di inserire altre piante e pezzi d’arredo. Tutto al servizio del suo teatro della sparizione.

– Helga Marsala

Adrián Villar Rojas, The Theater of Disappearance
fino al 29 ottobre 2017
The Cantor Roof Garden
The Met Fifth Avenue
1000 Fifth Avenue, New York, NY 10028
Phone: 212-535-7710
www.metmuseum.org

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.