Esordio in controtendenza, tra gli Anni Ottanta e i Novanta, giacché produce pittura astratta. Evolve poi verso una figurazione che lo pone in risalto per il suo spirito critico e politicamente s-corretto. E oggi tre musei europei si passano di mano una sua antologica. Al 21er Haus di Vienna resta fino al 5 giugno.

Ancora oggi, come agli inizi della carriera, disegna cover per band punk rock; ora lo fa per l’etichetta discografica Buback, marchio di sua proprietà in Amburgo, la città dove si è formato artisticamente. Daniel Richter (1962) ha mostrato da subito una particolare abilità manuale, incline a una pittura dai contrasti netti, istintiva solo all’apparenza, coloratissima sì, espressiva anche, ma ponderata, per poi transitare gradualmente, con la medesima verve, in direzione di un contesto più figurale. Un approdo che permette all’artista di filtrare e restituire pittoricamente l’etica del proprio tempo, fatta di miti e fenomeni pop, di piccole catastrofi e di supereroi, erotici, eretici e coatti, oppure di fantasmatiche figure nomadi, proiettando sulle tele gli stati umorali di un vissuto ormai privo di ideali o di utopie.

Daniel Richter, Lonely Old Slogan, 2006. Deichtorhallen Hamburg - Falckenberg Collection, © Bildrecht, Wien, 2017
Daniel Richter, Lonely Old Slogan, 2006. Deichtorhallen Hamburg – Falckenberg Collection, © Bildrecht, Wien, 2017

DAL POP ALLA POLITICA

Capace di molteplici cambi di registro, attinge pure da narrazioni popolari o da episodi di storia dell’arte. L’esito è comunque una figurazione rapida, non priva di una vena ironica di critica sociale che sotterraneamente lo riallaccia ad artisti tedeschi del primo Novecento come Max Beckmann e Otto Dix, pur mantenendo fermo un temperamento e una dimensione Street Art. Un lavoro, quindi, che assume valenza politica e mediatica, incisiva quel tanto da non richiedere particolari decodifiche. Al tempo stesso, colleziona riconoscimenti e premi, anche importanti, che lo qualificano tra i migliori artefici dell’immagine pittorica tra le ultime generazioni.

Daniel Richter, Tuanus, 2000. Deichtorhallen Hamburg - Falckenberg Collection, © Bildrecht, Wien, 2017
Daniel Richter, Tuanus, 2000. Deichtorhallen Hamburg – Falckenberg Collection, © Bildrecht, Wien, 2017

UNA MOSTRA MID-CAREER

Approda dunque al museo 21er Haus di Vienna una sua antologica mid-career di cinquantadue opere di grandi dimensioni, ritagliata dal suo percorso evolutivo. Vi giunge dopo un primo impatto con il pubblico al Louisiana Museum of Modern Art di Humlebaek, in Danimarca, ed è destinata a spostarsi anche oltremanica, verso il Camden Center di Londra. L’artista stesso si colloca su tre differenti dimensioni metropolitane, come tre punti d’osservazione del quotidiano nel mezzo dell’Europa: è docente a Vienna presso l’Accademia delle Arti Visive, però vive e lavora spartendosi tra Berlino e Amburgo, cioè in bilico tra due città-simbolo dell’ambigua realtà tedesca. Un solco tra le due: la prima – la celebratissima Berlino, luogo di culto della contemporaneità – che sempre promette; la seconda – l’industriosa, anglosassone, bellissima Amburgo – che sempre mantiene.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 5 giugno 2017
Daniel Richter – Lonely Old Slogans
a cura di Axel Köhne
21ER HAUS
Arsenalstrasse 1
www.21erhaus.at

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.