La mostra appena inaugurata alla Tate Modern offre l’opportunità di incontrare il lavoro dell’artista tedesco dal 2002 a oggi, attraverso fotografie e installazioni sonore e video. Un’opera inarrestabile sullo stato delle cose, a cavallo tra rivoluzioni tecnologiche e avvenimenti storici, nonché sulle infinite e imprevedibili modalità d’incontro tra personale e politico.

È stato il primo fotografo a vincere il Turner Prize, nel 2000, nonché il primo artista non britannico a essere insignito del prestigioso titolo, dedicato ai migliori artisti contemporanei attivi in Gran Bretagna. Tedesco di natali, di base nel Regno Unito negli ultimi vent’anni, ora di stanza a Berlino, Wolfgang Tillmans (Remscheid, 1968) è uno degli artisti contemporanei che con maggior intensità hanno esplorato il potenziale della fotografia, criticamente, rispetto alla fenomenologia della rappresentazione, oltre che in relazione alla storia stessa del medium.
È una mostra “sul presente; ma anche una mostra del passato nel presente, e sugli avvenimenti che hanno caratterizzato gli ultimi anni, a partire dalla Guerra del Golfo”, ha affermato Frances Morris, direttrice della Tate Modern. “Un esempio meraviglioso del perché abbiamo bisogno degli artisti per rompere le regole, per farci vedere ciò che non riusciamo a vedere”.

ISTANTANEE DELLA MENZOGNA

Gli highlight dell’evento sono soprattutto alcune serie, come Neue Welt, prodotta a cavallo tra il 2009, quando l’artista approccia, dopo la fotografia analogica, quella digitale, e il 2012. Numerosi spunti d’indagine sono inoltre offerti da Truth Study Center, serie sviluppata dal 2005 a oggi. Installazione archivistica di studi accademici, stampe pubblicitarie, articoli di giornale su politica, cronaca, astronomia, studi di psicologia. Tutto ordinatamente disposto su tavoli, a illustrare, quasi fossero corpi di un reato, notizie false, scoperte scientifiche e scandali politici degli ultimi decenni. Fatti alternativi in un’era post-verità, annunciata, forse volutamente non riconosciuta.

Wolfgang Tillmans, Juan Pablo & Karl, Chingaza, 2012. © Wolfgang Tillmans. Courtesy Tate, Londra
Wolfgang Tillmans, Juan Pablo & Karl, Chingaza, 2012. © Wolfgang Tillmans. Courtesy Tate, Londra

ISTANTANEE DELL’ESTASI

Tillmans è senz’altro uno degli artisti contemporanei ad aver ritratto, con maggior incisività, uno spirito europeo sempre più senza frontiere, fortemente segnato dalla caduta del muro di Berlino. Molte delle sue fotografie sono ritratti di una generazione, la rave generation, che ha sperimentato, tra gli Anni Ottanta e Novanta, un’emancipazione fatta di spazi e libertà del tutto nuovi. L’artista ritrae ebbrezza e tragedia con l’occhio lirico del poeta, usando spesso il primo piano. Omaggi al compagno in fin di vita, Jochen Klein, morto per una complicanza legata all’Aids (Für immer Burgen (Forever Young), 1997), si alternano a ritratti di amici d’infanzia, comodamente adagiati sui rami di un albero (Lutz & Alex sitting in the trees, 1992). Seguono baci appassionati, abbracci, dettagli di corpi come nature morte, in bilico tra astrazione e figurazione.

POLITICA VIVA

La mostra offre la possibilità di osservare in prospettiva l’opera dell’artista sotto diversi punti di vista: ultima non ultima, la carica politica di molte delle sue immagini. Tillmans è stato uno dei nomi del mondo dell’arte, in Inghilterra, ad aver investito più tempo ed energia nel referendum dello scorso 23 giugno. I suoi mezzi di propaganda, a favore del remain, sono stati poster, petizioni, immagini di personalità pubbliche, tra cui Daniel Craig e Vivienne Westwood, in posa con le magliette della campagna. “No Man is an Island, No Country by Itself”, uno dei motti più ricorrenti, parafrasava una poesia di John Donne, unito a immagini di coste paradisiache, o aspramente frastagliate, prima o dopo la tempesta. I poster sono ordinatamente esposti accanto a svariate pubblicazioni di moda, lifestyle e zine indipendenti, che l’artista ha usato negli anni, tra attivismo e collaborazioni interdisciplinari.

Wolfgang Tillmans, paper drop Prinzessinnenstrasse, 2014. © Wolfgang Tillmans. Courtesy Tate, Londra
Wolfgang Tillmans, paper drop Prinzessinnenstrasse, 2014. © Wolfgang Tillmans. Courtesy Tate, Londra

ISTANTANEE DELLA MALINCONIA

“Tillmans è un uomo del Rinascimento nel nostro tempo”, ha affermato il curatore Chris Dercon; attento all’umano e all’empatia. Al pari dell’incisione Melencolia I di Albrecht Dürer – interpretata dallo storico dell’arte Erwin Panofsky come “la proposizione oggettiva di una filosofia generale, e una confessione soggettiva di un unico uomo”, alcune fotografie di Tillmans non possono non ricordare uno stato emotivo di sconforto, specie se pensate in relazione agli avvenimenti politici e alle cronache più recenti, in Europa e altrove. Come le sue immagini di frontiere, sia antropiche che naturali, una fotografia dell’Oceano Atlantico (The State We’re In, A, 2015) ritrae uno spazio neutro, ma allo stesso tempo potenzialmente letale. Fra lo stato depressivo e quello estatico, Tillmans ne tocca un terzo, quello contemplativo, lasciandoci la possibilità di provare meraviglia e incontrare l’incanto, qui e ora.

Elio Ticca

Londra // fino all’11 giugno 2017
Wolfgang Tillmans: 2017
TATE MODERN
www.tate.org.uk

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AutoreWolfgang Tillmans
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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.