La recita della vita. Jonas Burgert a Bologna

MAMbo, Bologna – fino al 17 aprile 2017. Inaugurata durante le giornate di Arte Fiera, la prima personale italiana dell’artista tedesco fa discutere. Ritraendo l’esistenza per mezzo di una pittura capace di lasciar emergere paure ataviche e di sublimarle.

La mostra Scandagliodipendenza di Jonas Burgert (Berlino, 1969) si apre con una distesa titanica di china su carta, una placenta primordiale dove galleggiano motivi nastriformi, erbacei, sezioni anatomiche, pesci, forme reticolate e romboidali. Forse sono i germi primordiali destinati a evolversi nelle figure che, ammucchiate o in singole inquadrature, ci si appresta a vedere nella grande sala centrale del museo.
Nel salone principale, opere gigantesche (Luft nach Schlag, ad esempio, misura quattro metri per quasi sette) imperano tremende sull’osservatore in prima fila, sovrastandolo con lo sguardo attento e penetrante di misteriosi celebranti; olii enormi, affollati di scimmie, zebre, scheletri, androidi e bambini mascherati impegnati in rappresentazioni insolite e riti arcani.
Jonas Burgert dipinge l’inesauribile aggrovigliarsi dell’esistenza umana distribuendo personaggi fantastici e inquietanti in surreali scene teatrali. Avvicinarsi al nocciolo dell’esistenza è l’ossessione che bracca con lo scandaglio dei fondali della realtà e delle cerimonie umane. Durante l’esplorazione del profondo, tra emozioni e sentimenti, si ha l’impressione di soffermarsi in foschi anfratti del presente, ritrovandosi talvolta in angoli sconosciuti di fronte a demoni che rivelano una natura altera e impetrabile.

Jonas Burgert, Falle, 2010. Collection Thuault-Lemogne. Photo © Lepkowski Studios

Jonas Burgert, Falle, 2010. Collection Thuault-Lemogne. Photo © Lepkowski Studios

PALUDI SUBLIMI

Laura Carlini Fanfogna, curatrice della mostra realizzata con la collaborazione a dir poco decisiva della galleria BlainSouthern e direttrice uscente del museo, scrive: “Le sue opere non mostrano la violenza o il sangue, però ne fanno trasparire l’immanenza. I dipinti di Burgert hanno il potere di portare in superficie le nostre paure ancestrali e di assorbirle per liberarcene”. Si cammina tra cumuli di figure e colate di colori squillanti che hanno la consistenza d’umori organici, di sangue. Si viaggia in zone paludose dell’esistenza, in un percorso dantesco tra timori inconsci sapientemente riportati in superficie tramite il concetto di rappresentazione. Burgert fa coincidere racconto e raffigurazione in un’evocazione sublime di smarrimento e paura, nella loro forma primordiale e istintuale. Superate le opere enormi, s’accede ai formati più piccoli, a una serie di ritratti e poi a una serie di figure femminili, dame al di fuori di ogni tempo che posano con vesti legate a una classicità imponente. Scandagliodipendenza, la prima personale in Italia dell’artista tedesco, è una mostra da vedere perché riesce a presentare la ricerca di Burgert nella sua totalità, rendendo palpabile la materia simbolica e analitica dei suoi lavori.

Domenico Russo

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Domenico Russo

Domenico Russo

Domenico Russo è laureato in Beni Artistici, Teatrali, Cinematografici e dei Nuovi Media presso l’Università di Parma. Ha collaborato con il Teatro Lenz e con la Fondazione Magnani Rocca. È impegnato come curatore in una ricerca che lo spinge alla…

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