Amore e limite. Teiji Furuhashi a New York

MoMA, New York – fino al 16 aprile 2017. A oltre vent’anni di distanza dalla scomparsa di Furuhashi, il museo newyorkese ospita nuovamente l’installazione immersiva dell’artista nipponico. Regalandole nuove sfumature di significato.

Teiji Furuhashi, Lovers, 1994. Installation view at MoMA, New York 2016. Photo Jonathan Muzikar
Teiji Furuhashi, Lovers, 1994. Installation view at MoMA, New York 2016. Photo Jonathan Muzikar

Due sottili linee verticali scorrono intorno a noi solcando l’intero perimetro verticale delle pareti: al vertice della prima la parola fear, alla base della seconda limit.  Accade all’interno dell’installazione immersiva dell’artista giapponese Teiji Furuhashi (1960-1995). Presentata per la prima al MoMA nel 1995, un mese prima della scomparsa di Furuhashi colpito dall’AIDS, la riproposizione di quest’opera è il risultato del lavoro dei conservatori del museo.
Lovers, nelle intenzioni di Furuhashi, è una rappresentazione “dell’amore contemporaneo in un modalità ultra-romantica”. All’interno di una stanza buia appaiono, nudi e a grandezza naturale, eponimi dello stesso artista e di altri colleghi del suo gruppo Type Dumb. Sono proiettati da una torre collocata al centro dello spazio dove agiscono video e proiettori di diapositive controllati da un computer. Le figure si muovono camminando o correndo intorno al perimetro della stanza e variano la loro sequenza grazie a un sensore attivato dal movimento dei visitatori. Confinati nelle loro singole proiezioni, gli “amanti”, durante il loro moto senza fine lungo le pareti, possono sovrapporsi senza mai entrare in contatto o restare immobili, mimando il gesto dell’abbraccio senza però raggiungere altro che lo spazio vuoto dinnanzi a loro.

Teiji Furuhashi, Lovers, 1994. MoMA, New York (c) 2016 Dumb Type
Teiji Furuhashi, Lovers, 1994. MoMA, New York (c) 2016 Dumb Type

UN’INSTALLAZIONE SUGGESTIVA

Tetji Furuhashi ha iniziato a studiare la pittura tradizionale Nihonga a sei anni per volere del padre. Lovers è un’opera tecnicamente molto avanzata per il periodo in cui è stata concepita e rappresenta la summa di un lungo processo di ricerca sul rapporto tra arte e tecnologia.
Anche fuori dalla cerchia dei cultori di quest’arte l’installazione continua a essere in sé estremamente suggestiva. Ed è normale chiedersi perché. Furuashi l’ha concepita come riflessione sulla terribile malattia che lo ha distrutto: i vocaboli fear e limit non lasciano dubbi. Ma noi contemporanei, spinti dagli accadimenti che stiamo vivendo, non possiamo non attribuirle un senso ancora più ampio, che va oltre il limite personale. La tragedia rappresentata da Furuhashi abbraccia vaste masse di individui. Anche questi corpi in movimento: in fuga da un Paese all’altro, da un continente all’altro.

Aldo Premoli

New York // fino al 16 aprile 2017
Teiji Furuhashi: Lovers
MOMA
11 West 53 Street
www.moma.org

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. In questo periodo ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualemnte è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiuesta”, direttore della piattaforma super local SudStyle.it. Senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide. A Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Nel 2021 ha fondato La Cernobbina Artstudio. Svolge la sua attività di visiting professor per Accademie del nord come del Sud della penisola.