Vietato dire Costantinopoli. Rimossa a Istanbul l’opera dell’artista curdo turco Ahmet Gunestekin

L’artista, che nel 2017 sarà protagonista di una importante mostra alla Malborough Gallery di New York, aveva già esposto l’installazione a Venezia nel 2015, nell’ambito della Biennale. Ma i turchi non hanno gradito e le proteste degli estremisti hanno portato alla rimozione.

Ahmet Gunestekin, Kostantiniyye, Istanbul
Ahmet Gunestekin, Kostantiniyye, Istanbul

Mentre Istanbul si prepara ad accogliere la Biennale firmata da Elmgreen & Dragset, con il tema politico-non politico dei rapporti di buon vicinato, ma in un clima tutt’altro che rassicurante, come le ultime cronache internazionali continuano a dimostrare, un preoccupante caso di censura interessa una delle città più affascinanti e, oggi, più sofferenti del mondo. Proprio in questi giorni, infatti, è stata contestata, censurata e infine rimossa l’opera Kostantiniyye (Costantinopoli) realizzata dal noto artista curdo-turco Ahmet Gunestekin, (nel 2017 lo vedremo in una personale alla Malborough Gallery di New York), collocata da poco di fronte ad un centro commerciale nel quartiere di Atakoy. L’installazione non è alla sua premiere: fu infatti già esposta a Venezia nel 2015, nell’ambito degli eventi collaterali della Biennale, riportando a caratteri cubitali l’antico nome della città turca usato dal XV secolo fino all’epoca di Ataturk (XX secolo). La struttura in metallo comprende specchi e immagini con sagome di luoghi di culto, monumenti scomparsi e simboli religiosi, sovrapponendo vicissitudini e culture che da sempre hanno costituito, convivendo, l’anima del paese.

LE PROTESTE E LA RIMOZIONE

In un clima come quello odierno, dove il tema della convivenza pacifica, civile, interculturale purtroppo sta diventando sempre di più impopolare, un lavoro del genere ha suscitato una reazione spropositata: fin dalla sua posa in opera l’installazione infatti è stata accerchiata da gruppi di protesta incoraggiati nel dissenso e seguiti dai media locali. Tra i più sfegatati oppositori Alper Tan, direttore di Channel A, che ha twittato: “che senso ha scrivere a grandi lettere il nome antico di Istanbul in un momento storico così sensibile?“, senza dubbio riferendosi al turbinoso passato della città. Non sono mancati, stando alle cronache della città, insulti e minacce all’artista, che non ha ricevuto – almeno in Turchia – nessun gesto di solidarietà da parte del pubblico, ma nemmeno da parte degli addetti ai lavori. Fino a quando la Municipalità Metropolitana non ha deciso di coprire l’opera con plastiche nere, rimuovendola lo scorso 24 dicembre per motivi di pubblica sicurezza. “È tragicomico che la gente mi accusi di non rispettare la storia non avendo idea di quanto sia stata ricca la nostra storia”, ha dichiarato Gunestekin, nato nel 1966 in Turchia e da sempre impegnato in una narrazione che trae ispirazione da miti e leggende di Anatolia, Grecia e Mesopotamia. Kostantiniyye riassume in 13 lettere tutti i passaggi della storia della città, dalla potenza dell’impero ai giorni nostri e racconta con grande semplicità tutti i nomi che essa assunto e, insieme ad essi, le identità: Byzantion, Byzantium, Nuova Roma, Costantinopoli, Constantinopolis, Dersaadet, Islambol, Asitane, Dar-ul-Hilafet.

Santa Nastro

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.