A Vienna una mostra riscopre il legame padre-figlio di due artisti italiani
La mostra del Belvedere dedicata Giovanni Battista Lampi il Vecchio e suo figlio Giovanni Battista Lampi il Giovani è visibile fino all’11 ottobre 2026. Il confronto tra i due pittori attivi nel XVIII e XIX secolo apre anche una riflessione sulle “manomissioni” subite dalle opere d’arte
Nell’epoca del massimo splendore dell’Impero Asburgico, Vienna fu una capitale aperta all’Europa, e stretti erano i suoi rapporti con l’Italia, anche dal punto di vista artistico. Giovanni Battista Lampi il Vecchio (Romeno, 1751 – Vienna, 1830) e Giovanni Battista Lampi il Giovane (Trento, 1775 – Vienna, 1837) furono due degli artisti italiani attivi a Vienna fra il XVIII e il XIX Secolo, e la retrospettiva del Belvedere riscopre appunto la loro carriera. Ma è anche occasione per esporre alcune opere restaurate e raccontare al pubblico come, in passato, non ci si ponessero troppi scrupoli nell’alterare le opere d’arte: fu anche il caso di un ritratto di famiglia neoclassico del pittore Giovanni Battista Lampi il Vecchio e una Venere in stile Biedermeier realizzata dal figlio.
Una storia di famiglia in mostra al Belvedere di Vienna
Originario di Romeno (piccolo comune nella provincia di Trento, all’epoca sottoposto all’Impero Austro-Ungarico), Giovanni Battista Lampi il Vecchio si trasferì nel 1783 a Vienna, dove si costruì una carriera di tutto rispetto, affermandosi come uno dei pittori più ricercati dell’epoca neoclassica, e nel 1786 fu persino nominato professore di pittura storica all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Nel settembre del 1788 si trasferì a Varsavia, dove rimase fino al marzo dell’anno successivo, e frequentò gli ambienti più elevati della società polacca, anche grazie a una lettera di presentazione fornitagli dal pittore storico Francesco Casanova, fratello del famoso avventuriero e scrittore Giacomo, che a Varsavia era di casa. Anche Giovanni Battista Lampi il Giovane si trasferì a Vienna con il padre nel 1783, e divenne membro dell’Accademia di Belle Arti nel 1813.

Giovanni Battista Lampi il Vecchio, Giovanni Battista Lampi il Giovane e le opere “manomesse”
La storia di un’opera d’arte può essere complessa anche per quanto riguarda l’esecuzione, e successive modifiche di altri autori possono modificarne il soggetto e il significato dell’opera, riscrivendone la storia. Appunto, la mostra viennese è l’occasione per osservare come un ritratto di famiglia che esprimeva l’amore di una madre per i suoi figli sia stato alterato in un monumento commemorativo, mentre una Venere idealizzata si è trasformata nel ritratto di una celebre cortigiana di Salisburgo. Il primo caso riguarda il ritratto dei fratelli Caroline e Viktor von Tomatis, eseguito da Lampi il Vecchio a Varsavia: mentre i volti dei bambini sono resi con delicatezza attraversopennellate fini, riconducibili appunto al suo stile, il busto, gli abiti, le braccia dei bambini e lo sfondo sono caratterizzati da una pennellata larga, molto poco aggraziata, e da un’atmosfera che ricorda un monumento commemorativo, elementi non riconducibili a Lampi: poiché l’artista rimase a Varsavia solo fino al 1789 e non vi fece più ritorno, si presume che quanto aggiunto sulla tela dopo i volti, sia opera di un altro pittore, non abbastanza abile da caratterizzare i soggetti. Nel caso della Venere di Giovanni Battista Lampi il Giovane, visibile adesso per la prima volta dopo il restauro, una mano di vernice nera aveva celato per oltre 180 anni la figura di Cupido che adesso è, invece, visibile sullo sfondo, e pertanto la figura femminile è riconoscibile come Venere.

Le differenze stilistiche tra padre e figlio
Mentre Lampi il Vecchio ritraeva principalmente membri della nobiltà e delle corti imperiali, il figlio ebbe una vasta clientela all’interno del ceto borghese che sempre più andava affermandosi, e non casualmente la sua carriera coincise con l’inizio del periodo Biedermeier. I nudi di grandi dimensioni di Lampi il Giovane, raffiguranti dee classiche – opere dai colori freddi e vivaci, non realizzate su commissione – si distinguono nettamente dallo stile del padre. Tra questi spicca la sua opera principale, Venere dormiente con Cupido davanti a uno specchio. Indagini tecniche e ricerche storico-artistiche hanno rivelato nel 2022 che la figura di Cupido era stata ricoperta da un drappeggio nel XIX Secolo. Di conseguenza, il contenuto mitologico dell’opera era diventato meno evidente, portando a interpretazioni errate. Per la prima volta da quando Cupido è stato ritrovato nel 2024, il dipinto viene ora presentato nuovamente al pubblico con il suo titolo originale.

Il confronto tra due epoche nella pittura dei Lampi
La storia dell’arte è evoluta anche in parallelo ai cambiamenti sociali: se Lampi il Vecchio, pittore di corte dell’imperatrice Caterina II per cinque anni, può essere considerato un artista dell’Ancien Régime in cui la nobiltà era il “centro del mondo”, il figlio fu a pieno titolo un pittore della borghesia, nell’epoca in cui il nuovo ceto si affermava con decisione e il libero mercato dell’arte acquisì un’importanza inimmaginabile pochi decenni prima.Giovanni Battista Lampi il giovane, infatti, mostrò sempre una certa noncuranza nei confronti del concetto di opera d’arte, nella consapevolezza che l’arte, come qualsiasi prodotto di lusso, alla fine deve essere venduta. Questa idea di arte si addice particolarmente ai suoi dipinti a contenuto erotico o religioso, che fin dall’inizio non furono creati per un committente specifico, ma per il mercato.In questo senso, Lampi il Giovane apparteneva a un mondo diverso da quello del padre, il quale, pur di umili origini, si era perfettamente adattato allo stile di vita e alla morale della nobiltà fino a raggiungere egli stesso il rango di nobile. I valori di Lampi il Giovane, invece, corrispondevano a quelli della borghesia, la classe emergente del periodo Vormärz, la cui mentalità diede origine allo stile Biedermeier: un gusto che si manifesta in molte delle sue opere successive.
Una mostra per (ri)scoprire due italiani a Vienna
Si può, quindi, affermare che i due artisti abbiano rappresentato, a Vienna, la congiunzione fra due epoche: il padre ha guidato lo sviluppo della ritrattistica dalla compostezza del tardo barocco all’eleganza neoclassica, mentre il figlio maggiore ha ampliato il repertorio della pittura di genere, abbandonando gradualmente lo sfarzo della generazione precedente per approdare a una nuova sensibilità meno eroica e più realistica, quella del periodo Biedermeier, in sintonia con i gusti della borghesia. A differenza del padre, Lampi il Giovane è ancora un pittore poco conosciuto persino tra gli storici dell’arte, nonostante numerose sue opere siano esposte a Vienna e in altre città austriache. E, appunto, la mostra del Belvedere contribuisce a diffondere tra il grande pubblico la conoscenza di questa interessante figura d’artista.
Niccolò Lucarelli
Vienna // fino all’11 ottobre 2026
Giovanni Battista Lampi il Vecchio e il Giovane. Overpainted and undercovered
UPPER BELVEDERE – Prinz-Eugen-Straße, 27
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