Le immagini delle scoperte sui fondali dell’Isola d’Elba: relitti e reperti
Un dolium riconducibile alle rotte commerciali del vino e un possibile relitto, ancora tutto da studiare: ecco le nuove scoperte che raccontano la lunga storia sommersa del Tirreno
Sotto la superficie del mare, tra le rotte che da secoli attraversano il Tirreno, continuano a emergere tracce di una storia di commerci, navigazioni e naufragi. È proprio durante una campagna di monitoraggio avviata nel maggio 2026 che la Soprintendenza ABAP per le province di Pisa e Livorno (insieme al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze e al Nucleo Carabinieri Subacquei di Genova), ha individuato due nuove evidenze archeologiche nei fondali dell’Isola d’Elba: un grande dolium di età romana e i resti di quello che potrebbe essere un antico relitto.
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Le rotte del vino nel Tirreno in età romanica
Il primo ritrovamento è un dolium, nome con cui si identificava un grande contenitore in terracotta destinato alla conservazione e al trasporto di derrate alimentari, dal vino all’olio fino ai cereali. Le caratteristiche del reperto suggeriscono un collegamento con le cosiddette navi a dolia, imbarcazioni mercantili utilizzate soprattutto tra il I Secolo a.C. e il I Secolo d.C. per trasportare vino sfuso lungo le principali rotte commerciali del Mediterraneo occidentale. Non solo un oggetto, ma la traccia di una rete economica molto più ampia, che aveva nel Tirreno uno dei propri scenari privilegiati.

Il relitto che giaceva sui fondali dell’Isola d’Elba
Più enigmatico è il secondo rinvenimento. Si tratta di un presumibile relitto lungo circa cinque metri e largo due, oggi quasi completamente ricoperto dalla mucillagine, elemento che rende particolarmente difficile la lettura.
Le ricognizioni hanno tuttavia permesso di riconoscere porzioni del fasciame (elementi strutturali in legno e numerosi chiodi in bronzo), indizi sufficienti a confermare l’interesse archeologico del sito, ma non ancora a stabilirne con certezza la cronologia: che attualmente potrebbe risalire a un periodo compreso tra la tarda antichità e il Medioevo.

Le scoperte dell’Isola d’Elba: dalla valorizzazione alla tutela
Il programma di monitoraggio non si limita alla ricerca di nuovi reperti, ma punta a verificare lo stato di conservazione dei siti già censiti, controllare la posizione dei reperti, aggiornare la documentazione cartografica e verificare le nuove segnalazioni. Un lavoro che coinvolge anche i centri diving, chiamati a collaborare alla conoscenza e alla tutela di un patrimonio particolarmente fragile e difficile da sorvegliare. In autunno è prevista una seconda campagna di indaginisubacquee, con saggi archeologici esplorativi sul possibile relitto, mentre la Soprintendenza punta a coinvolgere anche la Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo per sopralluoghi dedicati ai relitti situati a media e alta profondità.
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