A Perugia Giotto e i Giotteschi per celebrare gli 800 anni dalla morte di San Francesco

Una delle più grandi mostre mai realizzate su Giotto ripercorre la decorazione della Basilica di San Francesco d’Assisi, accostando le sue opere a quelle dei maestri umbri e senesi che portarono avanti la sua rivoluzione pittorica

Ottocento anni fa, nel cuore della Porziuncola assisiate, moriva Francesco d’Assisi, destinato a diventare santo appena due anni dopo. Un evento epocale, come epocale era stata la sua vita, che aveva saputo instradare un nuovo Ordine che avrebbe fatto la storia. Definito Alter Christus, la misura del carisma del Poverello si intuisce considerando che egli è l’unica figura nella storia della cristianità che gode di una venerazione paragonabile a quella dello stesso Cristo. Per lui, per le sue reliquie, il popolo di fedeli è ancora oggi disposto a recarsi in pellegrinaggio ad Assisi, come farebbe per l’ostensione della Sacra Sindone. Una figura di spessore – religioso, ma anche e soprattutto culturale – che non passa inosservata e che ha qualcosa da comunicare a credenti e non. In suo onore, per celebrare questa ricorrenza così importante per il mondo intero, l’Umbria, sua terra natale, gli dedica un grande progetto espositivo. La mostra Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento, curata da Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi, è prima di tutto la dimostrazione di un grande atto di coraggio: il coraggio di un uomo come Francesco, che lo dimostrò nella sua scelta di abbandonare tutta la sua precedente vita di borghese benestante per abbracciare una nuova esistenza di povertà a servizio degli ultimi. Ma anche il coraggio di un artista come Giotto, con il suo uscire dalla “maniera greca” di dipingere verso una ricerca fino ad allora inedita, affamata di indagare a fondo la realtà. In ultimo, è coraggio anche quello che la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia ha dimostrato nel suo tentativo – decisamente riuscito – di riunire in un’unica occasione prestiti internazionali così importanti, con l’obiettivo di riunire Giotto e Giotteschi umbri e senesi per un dialogo mai tentato prima d’ora.

Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell'Umbria del Trecento, installation view at GNU, Perugia, 2026
Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento, installation view at GNU, Perugia, 2026

Giotto e il cantiere di San Francesco a fine 1200

Cominciamo dal contesto di partenza di questa mostra: il cantiere di affreschi per la maestosa Basilica di San Francesco d’Assisi. La chiesa espressamente voluta dal Papato per conservare degnamente il corpo-reliquia del Poverello, anche a costo di andare contro la sua espressa volontà di essere seppellito nella Porziuncola ai piedi del borgo umbro. Costruita a tempo record, la Basilica viene inaugurata nel 1230, ma passa qualche decennio prima di potervi vedere l’inizio della decorazione pittorica, a causa di accesi dibattiti sul suo destino. Siamo nel 1288, quando papa Niccolò IV avvia finalmente il cantiere degli affreschi, chiamando i maggiori maestri romani in circolazione. Non potrebbe mancare Cimabue, artista ben noto negli ambienti religiosi dell’Italia Centrale, al seguito del quale la storia vuole che sia giunto anche un giovanissimo Giotto di Bondone. Lasciando da parte il mito e le leggende attorno alla sua formazione, quel che è piuttosto sicuro è che intorno al 1290 egli compare sulla scena di Assisi, dedicandosi alla prima sua opera in Basilica: le Storie di Isacco, in cui si individuano le prime sperimentazioni della sua mano innovativa. Seppur ancora acerbo, emerge il coraggio di un pittore che vuole spingersi oltre la strada maestra tracciata dal maestro Cimabue, avvicinandosi alla natura più di quanto sia stato fatto negli ultimi secoli. Affamato di realismo, guarda piuttosto all’antico, cercando di restituire con più fedeltà possibile la natura che l’occhio umano vede. Da questo tentativo ne derivano immagini sempre più straordinarie per l’epoca, che si concretizzano nel capolavoro del ciclo delle Storie di San Francesco della Basilica Superiore.

L’attività di Giotto ad Assisi però non si ferma qui: il pittore rimarrà a lavorare nel cantiere – seppur in modo discontinuo e dirigendo principalmente la sua numerosa bottega – anche nei primi decenni del secolo successivo, supervisionando il prosieguo della decorazione nel livello inferiore della chiesa. Sarà proprio in questo arco di tempo esteso successivo che la sua maniera “latina” di dipingere troverà nuovi seguaci pronti a farla propria in modo più o meno efficace, contribuendo alla sua diffusione e sviluppo ulteriore.

Giotto in mostra alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia

La mostra, nel suo riunire un ampio ventaglio di maestri del Giottismo umbro, si snoda a partire da alcuni capolavori di Giotto giunti a Perugia da musei e collezioni internazionali. Tra le prime opere figurano la Madonna di San Giorgio alla Costa – dipinto giovanile, in cui però si nota già il taglio realistico tipico dei suoi sguardi e la dolcezza della carne ammorbidita dal chiaroscuro – e il Polittico di Badia. Quest’ultimo è innovativo non solo nella fattura ma anche nel genere: è uno dei primi polittici a scomparti gotici, che stabilisce i cardini del sistema. Accanto a questi, una ricca rassegna di crocifissi e immagini devozionali che profumano di semplice e verace fede appenninica, propria delle comunità disseminate tra i colli umbri, marchigiani e toscani. Il Maestro di Cesi, il Maestro della Croce di Gubbio… nomi “di comodo” assegnati a personaggi ancora ignoti ma alla cui mano si riconducono diverse opere. Tra i propositi di questa mostra c’è proprio il tentativo di approfondirne la ricerca, per ricucire i fili delle loro storie. E già qualche risultato è venuto alla luce: Palmerino di Guidi, ad esempio, è stato riconosciuto nelle vesti del Maestro di Santa Chiara.

Il gotico ad Assisi nella mostra a Perugia

Dopo aver conosciuto i seguaci di Giotto alla destra e alla sinistra del Tevere – due aree geografiche identitariamente distinte, come notava decenni fa Giovanni Previtali – si passa ad approfondire la svolta gotica in Basilica. Sono gli anni in cui giungono ad Assisi maestri senesi, provenienti da un contesto in cui la committenza e la cultura cittadina prediligono un gusto più ricco di ornamenti, raffinato, vicino ai lussi delle corti europee. Una linea “ornata”, personaggi cavallereschi e cortesi, ambientazioni regali, cariche di tessuti preziosi e oggetti d’uso dell’epoca. Sono questi gli artifici che impreziosiscono le nuove scene dipinte da Simone Martini – grande protagonista del Gotico senese di inizio ‘300 – nella Basilica Inferiore, dove si snodano le Storie di San Martino. Egli prende spunto dalla realtà giottesca, ma si pone al polo opposto per indole e spirito del protagonista: da un lato le Storie del Poverello, dall’altra il santo nobile e cavaliere. Un riflesso del suo stile raffinato si vede in mostra, dove la sua Madonna con Bambino realizzata per Orvieto affascina nella preziosità degli ornamenti gemmati del profilo dell’abito e del velo, in cui si esibisce in luccicanti ricami a pastiglia, granitura e punzonatura. 

Secondo grande nome del periodo Gotico è Pietro Lorenzetti, di mano più plastica e umana, anche lui presente con una Madonna con Bambino meno ricca e in rapporto stretto alla morbidezza chiaroscurale delle carni di Giotto.

A Perugia Giotto e i Giotteschi per celebrare gli 800 anni dalla morte di San Francesco
Giotto e San Francesco una rivoluzione nell’Umbria del Trecento, installation view at GNU, Perugia, 2026

La decorazione della Basilica Inferiore: i protagonisti in mostra a Perugia

L’ultima fase di decorazione della Basilica assisiate – nonché della mostra – è incentrata sul livello inferiore, quello più mistico e vicino al cuore sacro del complesso: le reliquie del Santo. Il progetto prende avvio tra primo e secondo decennio del Trecento, durante i quali Giotto, con ampio utilizzo della bottega, è attivo a realizzare le Storie dell’Infanzia di Cristo e i suoi Miracoli, per poi procedere con il Gloriosus Franciscus e le Allegorie Francescane. Preziosissimo il frammento esposto della Testa femminile: unica sua rimanenza del periodo parte della Gloria Celeste che un tempo decorava l’abside. Questo raffinato volto è posto in dialogo con una parete di vetrate, altra testimonianza dei lavori per la grande Basilica, per le quali lavora – tra gli altri – il misterioso Maestro di Figline, che oggi ha finalmente nome. Altri due protagonisti da citare Palmerino di Guido, che si ritrova ad Assisi anche nella Cappella della Maddalena, e la dolcezza infinita della mano di Puccio Capanna, il cui frammento di affresco è così pregno di novità rielaborata da Giotto da essersi meritato il posto di immagine di copertina della mostra.  Finito il giro in Galleria, il prosieguo naturale è una visita ad Assisi: consigliatissima per vedere in stretto e concreto dialogo i maestri di cui qui si è approfondita la storia.

Emma Sedini

Perugia // fino al 14 giugno 2026
Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento
GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA – Corso Vannucci, 19
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Emma Sedini

Emma Sedini

Etrusca e milanese d'origine in parti uguali, vive e lavora tra Milano e Perugia. Dopo la Laurea Magistrale in Economica and Management for Arts, Culture, Media and Communication all'università Luigi Bocconi di Milano e un corso professionale in Digital Marketing…

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