Una grande mostra al Rijksmuseum di Amsterdam celebrerà il ritratto rinascimentale

Aprirà i battenti il 1° ottobre 2021 Remember me, grande antologica sul ritratto, ospitata dal prestigioso museo olandese, che vanta importanti prestiti da tutto il mondo. Sono cento i capolavori esposti dei grandi artisti del XV e XVI secolo, fra cui Holbein, Dürer, Memling e il Veronese, fino a Sofonisba Anguissola

Hans Holbein II, Double Portrait of the Basel Mayor Jacob Meyer zum Hasen and his Wife Dorothea Kannengiesser, 1516. Kunstmuseum Basel
Hans Holbein II, Double Portrait of the Basel Mayor Jacob Meyer zum Hasen and his Wife Dorothea Kannengiesser, 1516. Kunstmuseum Basel

Una delle regioni nord-europee che più hanno influenzato l’arte moderna, dopo il Rinascimento italiano, ospita una grande mostra di studio sul genere del ritratto che scava nell’universale tendenza dell’umanità a immortalare se stessa, ad autocelebrarsi per rango, ricchezze, meriti politici o scientifico-letterari. Tra i capolavori esposti in Remember me, vi sono il Ritratto di fanciulla (circa 1470) di Petrus Christus, in prestito dalla Gemäldegalerie di Berlino, l’autoritratto di Maarten van Heemskerck, in prestito da Cambridge, e il suggestivo Ritratto d’uomo (1476) di Antonello da Messina, proveniente dal Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama di Torino. Altre importanti presenze arrivano poi dal Kunstmuseum di Basilea, dalla National Gallery di Londra, dal Museo del Prado di Madrid e dalla National Gallery of Art di Washington.

LA STORIA DEL RITRATTO IN EUROPA

La pittura di ritratto europea conobbe una prima fioritura alla metà del Quattrocento, quando nella società rinascimentale si affermarono le figure di grandi e munifici sovrani, così come, grazie alla ripresa della cultura, di letterati e scienziati. Nell’ottica della cultura umanistica, il ritratto serviva a sottolineare la centralità dell’individuo e la sua dignità di essere umano, ragion per cui i personaggi erano raffigurati con un realismo che si potrebbe definire “epidermico”, in modo da celebrare il loro ruolo sociale, posando sempre con signorile compostezza. Se in Italia, agli albori del ritratto si preferiva la posa di profilo, la pittura fiamminga introdusse quella di tre quarti, che permetteva una più attenta analisi fisica e psicologica del personaggio.

LA LEZIONE FIAMMINGA IN ITALIA

La lezione fiamminga giunse anche in Italia, rivoluzionando questo genere pittorico, che da allora in avanti si concentrò sui tratti somatici e peculiari del soggetto, ma anche indugiando su sulla rappresentazione di abiti e acconciature, elementi utili a raccontare la storia del personaggio, le mode e le usanze dell’epoca. Anche le donne catturarono l’interesse dei pittori, che le immortalavano nello splendore di un particolare momento della vita, spesso quello del matrimonio, di cui si celebrava l’importanza sociale. Come si evince dalla mostra, il Nord Europa ebbe in Dürer e Holbein i principali esponenti della ritrattistica, caratterizzati da una forte capacità di indagine e da una minuziosità quasi ossessiva. In Italia, invece, brillarono Antonello da Messina e Sofonisba Anguissola.

Niccolò Lucarelli

www.rijksmuseum.nl

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.