Guida culturale alla Ravenna d’inverno: nuovo museo Classis e altri tesori

Con un investimento di oltre 22 milioni di euro ha inaugurato a Classis un grande museo archeologico dedicato alla millenaria storia del territorio. Tra scavi, ricerche e allestimenti tecnologici, ecco gli itinerari da non perdere nel ravennate.

Il nuovo Museo Classis
Il nuovo Museo Classis

Classis, il museo tecnologicamente all’avanguardia, nato dalle ceneri di uno zuccherificio in disuso e inaugurato pochi chilometri a Sud di Ravenna, già si pone come luogo di passaggio obbligato per chi voglia addentrarsi nella storia antica e nella contemporaneità di un territorio straordinariamente ricco d’arte e di cultura come il Ravennate. Dislocato nel Parco Archeologico, non lontano da splendide pinete (fra cui Ortazzo e Ortazzino), accanto alla bizantina Basilica di Sant’Apollinare in Classe, celeberrima per i preziosi mosaici, il museo offre infatti gli strumenti adeguati per afferrare il significato e l’importanza dell’eredità storica della città: prima centro etrusco; poi importante porto dell’Impero Romano sotto Augusto (a pochi chilometri dal museo in primavera-estate è visitabile l’Antico Porto che rappresentò l’affaccio di Roma sull’Adriatico); poi ancora capitale dell’Impero Romano d’Occidente; in seguito, sotto il Goti, residenza di Teodorico; successivamente, in epoca Bizantina, capitale dell’Esarcato per volere dell’imperatore Giustiniano; infine, terra di conquista longobarda, e preda, in ultima battuta, del Papato. Ecco alcuni possibili itinerari da seguire.

GLI ITINERARI CLASSICI

Basterebbe questo passato così intenso e segnato da continui mutamenti politici (almeno fino allo schiudersi del secondo Millennio), per intuire la ricchezza culturale del territorio che vanta ben otto siti riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Innanzitutto va segnalato lo straordinario susseguirsi nel centro di Ravenna di monumenti paleocristiani di altissimo valore artistico, nella maggior parte dei casi adorni di splendidi mosaici: dal Battistero dei Neoniani (V secolo d.C.) a quello degli Ariani (VI secolo d.C.), dal Mausoleo di Galla Placidia (V secolo d.C.) a quello di Teodorico
(VI secolo d.C.), fino alle splendide Basiliche di San Vitale e di Sant’Apollinare Nuovo, quest’ultima posta nei pressi del Palazzo di Teodorico (VI secolo d.C.). Fra gli altri edifici religiosi da visitare, la Cappella di Sant’Andrea – oratorio con volte mosaicate, oggi parte dell’attiguo Museo Arcivescovile -, la Basilica di San Francesco (V secolo d.C.), dove nel 1321 furono celebrati i funerali di Dante Alighieri, morto di malaria a Ravenna – dopo aver qui composto, ospite della famiglia da Polenta, parte di Purgatorio e Paradiso (a fianco della chiesa, la settecentesca Tomba di Dante) -, e la Basilica di San Giovanni Evangelista, con affreschi giotteschi.

Basilica di San Vitale, Ravenna. I mosaici
Basilica di San Vitale, Ravenna. I mosaici

ALTRE METE

Il percorso in esterni trova il suo incipit nella Piazza del Popolo, dove due colonne in pietra poggiano su basamenti scolpiti, di cui pregevole è in particolare quello della colonna di destra, opera di Pietro Lombardo, a tema zodiacale. Punti di passaggio obbligato i tanti palazzi della potente famiglia Rasponi, sparsi in varie parti della città, fra cui quello oggi sede della Provincia, ricostruito negli anni Venti, dopo un incendio, su progetto di Giulio Ulisse Arata e ancora ricco della Cripta Rasponi dalle antiche decorazioni musive. Infine, luoghi immancabili, entrambi gestiti dalla Fondazione Ravennantica., la Domus dei Tappeti di Pietra, a pochi passi da San Vitale, e il Tamo (Tutta l’Avventura del Mosaico), allestito nell’ex-chiesa di San Nicolò. Il primo include importanti mosaici emersi casualmente alla luce negli anni ’90. Appartenuti a un’antica casa patrizia bizantina e situati oggi a tre metri sotto il livello stradale, tali pavimentazioni, con decorazioni figurative, geometriche e floreali, rappresentano una straordinaria testimonianza d’arte musiva “privata” del V-VI secolo d.C. Pregevoli, in particolare, i mosaici Danza dei Geni delle Stagioni e Il Buon Pastore. La seconda meta, Tamo, è un innovativo museo-laboratorio, dotato di sistemi interattivi e multimediali, che presenta un percorso storico sull’arte musiva: da esemplari tardo-antichi a quelli a tema dantesco firmati da maestri del ‘900: Cantatore, Fiume, Gentilini, Purificato, Sassu…

LE MOSTRE

Fra i musei “maggiori” della città, il Museo Nazionale di Ravenna, nell’ex-monastero benedettino di San Vitale, ricco di reperti archeologici e medievali, e il Museo d’Arte della Città di Ravenna (MAR), che ospita collezioni d’arte antica e moderna: da Taddeo di Bartolo a Schifano e Boetti. Tra la seconda metà del ‘900 e il contemporaneo, varie le opere musive. Ora è sede della mostra “War is over” (fino al 13 gennaio 2019), dedicata all’anniversario della fine della Grande Guerra e a tutti i conflitti che affliggono oggi il mondo (con opere di artisti internazionali e video-installazioni site-specific di Studio Azzurro), a cura di Angela Tecce e Maurizio Tarantino. Dal 21 dicembre sono proiettati l’opera Guernica di Picasso sulla facciata del Museo, e un video-mapping della Basilica di San Vitale sulle pareti esterne della Basilica stessa. Nel 2019 si aprirà anche il Museo Byron, allestito nel Palazzo Guiccioli (la cui storia si intreccia a quella di Ugo Foscolo), andando ad aggiungersi a un altro museo di rilevanza letteraria, il Museo Dantesco, aperto negli spazi del Centro Dantesco dei Frati Minori, a fianco della Tomba del poeta. Inoltre, la città tutta è in fermento in vista del Settimo Centenario della morte di Dante che cadrà nel 2021, e sarà celebrato con importanti iniziative espositive.

LA RAVENNA CONTEMPORANEA E DEI FESTIVAL

DAL MAR WAR IS OVER William Kentridge _Execution of Partisan, 2015. A Ravenna. Courtesy Galleria Lia Rumma
DAL MAR WAR IS OVER William Kentridge _Execution of Partisan, 2015. A Ravenna. Courtesy Galleria Lia Rumma

C’è ad esempio Indastria, il tempio romagnolo (e non solo) della Street Art (www.indastria.zone). Si tratta di un’associazione culturale che dal 2014 organizza ogni anno a settembre il festival di Subsidenze. Lo scopo: valorizzare e recuperare zone della città grazie a interventi di arte urbana, di cui una ventina già realizzati. Fra gli artisti invitati, Dissenso-Cognitivo, Millo, Zed1, Tellas, Gola, Jim Avignon e Pixel Pancho, Camilla Falsini.
Con fulcro invece nello storico Teatro Dante Alighieri, via Angelo Mariani 2, si tiene ogni anno, da maggio a luglio e a novembre-dicembre, il Ravenna Festival. Sotto la direzione di Cristina Mazzavillani Muti, moglie del maestro Riccardo Muti, le “maratone” liriche del Festival coinvolgono interpreti sempre prestigiosissimi, attirando un folto pubblico internazionale.
Artificeria Almagià, in via dell’Almagià 50, è un ottocentesco ex-magazzino di zolfo vicino alla Darsena, il water front cittadino, è stato riportato a nuova vita nel 1996, diventando luogo di produzione teatrale e musicale contemporanea.

DAI TESORI D’ARTE ALLA CUCINA

Celebre il territorio ravennate per le tradizioni culinarie e i forti connubi tra entroterra e mare, tra presente e passato, come la sua storia impone. Ai cibi giocati sui sapori di maiale e manzo si sommano infatti le ricchezze del pescato: sarde, acciughe, rombi, triglie e canocchie. Da Alexander, ristorante allestito in un suggestivo ex-cinema, i cappelletti, piatto forte delle mense romagnole in versione ragù, si possono gustare anche alla marinara, con sugo di canocchia. L’accostamento di tagliatelle fatte a mano, annaffiate di Sangiovese Romagna, con le specialità di pesce, condite di Albana (il vino già amato da Galla Placidia), è uno dei vanti dell’Osteria del Tempo Perso. Mentre nella centralissima Osteria dei Battibecchi la sempre attuale piada (con salumi e squacquerone), il più noto fra gli street food italiani, dialoga con i sabadoni, antichi dolci caserecci con ripieno di castagne cotte nel mosto. Per vivere da vicino i mosaici di Sant’ Apollinare Nuovo è d’obbligo una sosta nell’attiguo Palazzo Galletti Abbiosi, trasformato da convento in hotel. Per rievocare luoghi e aromi è utile qualche bottiglia dell’enoteca Ca’de Vèn, scelta e gustata sotto le volte del quattrocentesco palazzo che la ospita.

A Ravenna:

Alexander, via Bassa del Pignataro 8, 0544 212967; Osteria del Tempo Perso, via Gamba 12, 0544 215393; Osteria dei Battibecchi, via della Tesoreria Vecchia 16, 0544 219536; Palazzo Galletti Abbiosi, via di Roma 140, 0544 31313; Ca’ de Vèn, via Corrado Ricci 24, 0544 30163

Alessandra Quattordio

Dati correlati
Spazi espositiviCLASSIS RAVENNA - MUSEO DELLA CITTA' E DEL TERRITORIO, ARTIFICERIE ALMAGIA', BASILICA DI SANT'APOLLINARE IN CLASSE
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Alessandra Quattordio
Alessandra Quattordio, storica dell’arte e giornalista indipendente, ha esordito a fine Anni Settanta come curatrice dei cataloghi d’arte e fotografia editi dalla Galleria del Levante a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, inizia a collaborare a riviste - fra cui D’Ars, Flash Art, Arte, Arte In, Meridiani - e a pubblicazioni del settore. Cura la presentazione di artisti e mostre, attività ancora oggi svolta. Ha insegnato Storia del Gioiello all’Istituto Europeo di Design, all’Istituto Superiore di Architettura e Design (ISAD) e al Politecnico di Milano. È stata a lungo caposervizio presso le Edizioni Condè Nast. In particolare, dal 1999 al 2015 presso AD Architectural Digest, occupandosi di arte, fotografia, design, interior e design del gioiello.

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